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Referendum: i rischi di una perenne campagna elettorale

L’attesa per il risultato è forte. Non può essere altrimenti. Negli ultimi sei mesi questo referendum ha condizionato la vita del paese. L’esito avrà conseguenze. Probabilmente non quelle drammatiche rilevate dai due schieramenti, o da una parte della stampa nazionale e internazionale,  ma il passaggio sarà indubbiamente importante.

Il dopo, in apparenza, sembra essere un’incognita. In realtà, a seconda del risultato, le soluzioni potrebbero essere molteplici. Vedremo cosa farà Matteo Renzi in caso di vittoria o di sconfitta. Vedremo come Sergio Mattarella gestirà il delicato momento, ma i toni della campagna elettorale non devono ingannare:  gli scenari sono già stati delineati.

Se vincerà il Sì, Matteo Renzi incasserà la “sua” vittoria e deciderà se eventualmente monetizzarla andando a elezioni anticipate (ipotesi che lo stesso presidente del consiglio ha pubblicamente smentito). Se, invece, ci sarà un’affermazione del No, è probabile che Mattarella rimandi Renzi davanti alle Camere.

Sarà comunque lui a decidere cosa fare in caso di sconfitta. Non andrà a casa. Valuterà quale è la strada migliore per prendersi la rivincita (governo guidato da un renziano e poi elezioni oppure, rimanere a Palazzo Chigi e poi, dopo aver fatto una nuova legge elettorale per il Senato, andare alle urne).

In fondo, il rischio maggiore è proprio questo: un paese in ostaggio di una perenne (e brutta, se pensiamo a quest’ultima) campagna elettorale. Dove le priorità vere, ma anche l’attuazione delle politiche scelte, la loro riuscita o il loro fallimento, diventano fattori marginali, occultati da una cortina fumogena di slogan, insulti, bufale mediatiche, e da una personalizzazione estrema della politica, come è avvenuto in queste settimane, che poi sfocia nella delegittimazione dell’avversario.

I protagonisti di questo scontro, primi tra tutti Matteo Renzi e Beppe Grillo (perché la partita è tra questi due) potranno anche beneficiare di questo clima in termini di mobilitazione del loro elettorato e di conquista di consenso, ma in questo calderone dove vanno a finire le priorità (lavoro, ripresa economica, diritti sociali) del paese? Noi le abbiamo viste sparire negli ultimi sei, otto mesi. Quando riemergeranno ?

 

 

 

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    Redazione
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