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Quando il partigiano non può festeggiare

Dire che i rapporti tra l’Anpi e Matteo Renzi siano pessimi è dir poco. L’Associazione Nazionale Partigiani è in prima fila per sostenere il No nel referendum sulla riforma costituzionale. Da mesi, tra le due parti, lo scontro politico è molto forte.  E’questo il motivo per cui un rappresentante dell’Anpi di Firenze, per la prima volta da 70 anni, l’11 agosto non è stato invitato a parlare alle cerimonie di festeggiamento per la Liberazione della città ?

La segretaria provinciale dell’associazione ha scritto una lettera aperta al primo cittadino: “Riteniamo incomprensibile e grave tale scelta, in primo luogo verso le partigiane ed i partigiani che hanno combattuto per la città di Firenze – scrive l’Anpi –

Il sindaco Dario Nardella, un fedelissimo di Matteo Renzi, nega che ci siano motivi “politici” alla base della sua decisione. La sua vice, Cristina Giachi, ha fatto sapere che si è trattato di una scelta dettata dal programma: “Quest’anno – ha detto –  il clima geopolitico mondiale e i recenti accadimenti terroristici hanno suggerito al sindaco di affrontare i temi della libertà religiosa e della convivenza civile tra popoli, collegandoli alla Liberazione”.

Vania Bagni, dell’Anpi di Firenze, dice che in altre analoghe situazioni (l’invito ai rappresentanti delle religioni), i partigiani avevano sempre parlato alla commemorazione ufficiale della Liberazione. E che, anzi, Silvano Sarti, presidente onorario dell’associazione a Firenze (nome di battaglia “Pillo”) aveva preso accordi con l’amministrazione comunale per partecipare alle cerimonie.  Ma poi, Sarti non ha parlato.

Vania Bagni non vuole però fare polemiche sul referendum: “Non vogliamo strumentalizzare quello che è successo. Per noi, la nostra posizione sulle riforme non c’entra nulla con l’11 agosto, con il giorno della Liberazione. Spero che sia così anche per il sindaco.”

Un malinteso ? Una gaffe dell’amministrazione ? Una mancanza di sensibilità (mai registrata nei decenni precedenti) ? Il sospetto che ci possa essere dietro una ripicca per la questione del referendum è forte. Ed è alimentato da quello che è successo nello scorso maggio, quando Matteo Renzi ha lanciato la campagna per il Sì al Teatro Niccolini. In prima fila c’era proprio Silvano Sarti, salutato da una standing ovation. I dirigenti del Pd avevano detto che la presenza di Pillo era la prova che i veri partigiani appoggiavano la riforma Renzi-Boschi.

Dopo qualche giorno, Sarti aveva chiarito la sua posizione:  “Voterò ‘no’ al referendum sulla riforma della costituzione, la mia presenza al teatro Niccolini è stata strumentalizzata” – aveva detto  – Non avevo avvertito la pericolosità, spero e farò di tutto perché ciò non accada più, chiedo scusa ai compagni e alle compagne”.

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    Il disco di debutto dei The Sophs è previsto per il prossimo 13 marzo ma la giovane formazione di Los Angeles sta già catturando l’attenzione di molti. Poco prima di partire per un tour che lì vedrà suonare in molti dei più grandi festival del 2026, due dei sei componenti della band sono passati ai microfoni di Volume per presentare l’album in uscita e suonare alcuni brani. Dalla nascita del progetto fino all’esperienza con la storica etichetta Rough Trade - “un sogno che si avvera”, spiega la band - abbiamo chiesto ai The Sophs anche il loro punto di vista, da statunitensi, sulla difficile situazione che il loro paese sta attraversando in questi giorni. “Ci vergogniamo del nostro governo, le persone in carica oggi non rappresentano in alcun modo i cittadini americani - spiega Ethan Ramon, prima di ricordare l’importanza del voto per supportare la propria comunità - “siamo tutti figli di immigrati, la cultura della diversità è la vera spina dorsale del nostro paese”. L'intervista di Elisa Graci e Dario Grande e il MiniLive dei The Sophs.

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