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Pam & Tommy, la più grande storia d’amore mai venduta

Pam & Tommy

È la metà degli anni 90, internet è ancora più che agli albori, Baywatch è una delle serie più viste al mondo e la giovane attrice e modella di “Playboy” Pamela Anderson è la sua indiscutibile star. Il matrimonio con il batterista dei Mötley Crüe Tommy Lee, celebrato solo quattro giorni dopo che i due si sono conosciuti, è al centro della curiosità di tutti i tabloid: la coppia ha la fama di essere spregiudicata e incontenibile, lui stereotipo della rockstar senza freni, lei quello della bionda bomba sexy. Poi succede qualcosa: qualcuno comincia a vendere online – quando ancora online non si vendeva quasi nulla – una videocassetta che ritrae incontri sessuali tra Anderson e Lee: non è un film hard realizzato appositamente dalla coppia, ma una filmato privato, intimo, che qualcuno ha rubato. A metà anni 90 pare che molti non siano in grado di cogliere la differenza, o più probabilmente la differenza non interessa a nessuno.

Comincia il 2 febbraio nella sezione Star di Disney+ la miniserie Pam & Tommy, che in otto episodi si propone di raccontare la vera storia di quello che è stato definito “il primo sex tape virale”: dietro la macchina da presa delle prime tre puntate c’è il regista Craig Gillespie, che qualche anno fa con il film Tonya, interpretato da Margot Robbie, aveva provato a rivelare il dietro le quinte di un’altra vera vicenda che negli anni 90 aveva fatto impazzire i media, quella della pattinatrice Tonya Harding che, si diceva, aveva fatto spezzare le ginocchia a un’avversaria. Anche Pam & Tommy, dopo i primi due episodi dedicati ai protagonisti maschili (il batterista Tommy Lee e il carpentiere Rand Gauthier, ovvero colui che, rocambolescamente, venne in possesso della cassetta), si schiera dalla parte di Pamela Anderson, la figura che maggiormente subì le conseguenze di tutta la faccenda, messa più o meno esplicitamente alla gogna dall’opinione pubblica, dai media, dai commentatori tv, dai comici, etc.: dopotutto era una modella di “Playboy”, posare nuda era il suo lavoro, così come farsi riprendere in pose provocanti dalle camere di Baywatch, cos’aveva da lamentarsi, come poteva pretendere privacy o rispetto? In fondo – il sottotesto risuona squillante – “se l’era andata a cercare”, giusto? La maggior parte di coloro che si ricordano del sex tape di Pamela Anderson e Tommy Lee probabilmente sono convinti che i due l’abbiano realizzato e venduto apposta, una sorta di mossa pubblicitaria andata male, ma l’attore e sceneggiatore Seth Rogen (che nella serie si ritaglia il ruolo di Rand Gauthier) ha avuto l’idea di realizzare la miniserie dopo aver letto qualche anno fa un’inchiesta di “Rolling Stone” che ricostruiva come Lee e Anderson fossero stati praticamente ricattati perché cedessero ufficialmente i diritti di sfruttamento del video solo dopo che era ormai stato reso pubblico, in un disperato (e inutile: come sappiamo oggi, una volta che qualcosa finisce online non sparirà mai) tentativo di controllarlo (perché solo rendendolo un “oggetto commerciale” potevano avanzare pretese: anche questo fatto è rivelatore).

La miniserie non ha paura di costeggiare territori estremi e anche caricaturali, per ricostruire un’efficace atmosfera anni 90 indubbiamente anche innaffiata di nostalgia, ma sa come sterzare nuovamente su un tono serio ed emotivamente intenso quando è necessario, merito soprattutto della spettacolare performance di Lily James, attrice inglese irriconoscibile sotto un trucco che la rende pressoché identica a Pamela Anderson, un effetto potenziato dalla sua interpretazione mimetica. Tra immagini ipersature, situazioni paradossali, musica trascinante, la serie Pam & Tommy ci chiede di riconsiderare quel che pensiamo di sapere, su Pamela Anderson, su quel periodo del nostro passato recente, sul modo in cui l’opinione pubblica trattava (e tratta ancora) le donne che hanno l’ardire di esibire la propria sessualità. Come le migliori serie true crime, i veri oggetti dell’indagine siamo, ancora una volta, noi spettatori.

  • Autore articolo
    Alice Cucchetti
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    Michelangelo Canzi e Federica Cottini sono giovani e non hanno conosciuto la guerra sanguinosa che si è consumata nei Balcani, ma hanno condotto approfondite ricerche e fatto sopralluoghi per saperne di più. Ne è nato un testo, firmato da Federica Cottini che ne ha curato anche la regia e interpretato da Michelangelo Canzi, che si cala nei panni di una guida turistica che accompagna gli italiani nei luoghi della guerra in Bosnia. Un personaggio complesso, che restituisce i ricordi della sua gioventù trascorsa fra i combattimenti e i massacri con un lessico di grande attualità. Lo spettacolo è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano e i due giovani artisti sono stati ospiti a Radio Popolare, di Il Suggeritore Night Live e di Cult, dialogando con Ira Rubini.

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    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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    PAT CARRA (curatrice) - LA TENDA DI SAFAA - presentato da Ira Rubini

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