Approfondimenti

Obama: “non soccombere a paura e demagogia”

I capelli più grigi. La retorica dello “Ys We Can” meno infiammata. Se si confrontano le immagini di questo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione di Barack Obama con quelle del 2009, all’inizio della sua presidenza, si contano gli anni passati e le battaglie politiche trascorse. Nel suo ultimo appello a camere riunite, Obama non è però parso meno risoluto rispetto a sette anni fa. Ha rilanciato l’immagine dell’America come “Paese più potente al mondo”. Ha messo in guardia contro coloro che “predicano paura e demagogia”.

[youtube id=”wuI0fP4kc64″]

E’ stato un discorso più breve rispetto a quelli passati, ma più ironico, rilassato, in certi momenti apertamente caustico. Senza un’agenda di provvedimenti da far approvare nell’anno che gli rimane alla Casa Bianca, Obama ha preferito dipingere una visione d’insieme. Il presidente ha certo fatto riferimento ad alcune delle politiche che vuole seguire nei prossimi mesi, in particolare la chiusura di Guantanamo e le azioni esecutive su armi e immigrazione. E, a un certo punto, come promemoria per il futuro, ha anche elencato quattro grandi questioni, quattro domande cui dare risposta: “Come dare a ognuno sicurezza e pari opportunità nella nuova economia? Come far funzionare la tecnologia per noi, e non contro di noi? Come mantenere l’America sicura, in grado di guidare il mondo, senza farla diventare il poliziotto del mondo? Come fare in modo che le nostre politiche rappresentino il meglio, e non il peggio di noi?”

Detto questo, gran parte del discorso è stato dedicato al richiamo ai principi fondativi degli Stati Uniti. Il presidente ha anzitutto chiesto di rigettare la paura, il senso di frustrazione e insicurezza che generano pregiudizio e razzismo. Non è sfuggito a nessuno il riferimento al dibattito politico corrente, e alla figura di Donald Trump, quando Obama ha detto che “mentre cresce la frustrazione, ci saranno voci che ci chiedono di tornare a divisioni tribali, a prendere come capri espiatori dei nostri concittadini, che non appaiono come noi, che non pregano come noi, che non votano come noi, o che non condividono la nostra stessa educazione”. Sarebbe un errore, ha continuato Obama, “perché non renderebbe più forte la nostra economia, né ci renderebbe più sicuri. Soprattutto, questa posizione contraddice tutto ciò per cui il mondo ci invidia”.

L’insulto ai musulmani, ha detto Obama, “non ci rende più sicuri. Non è dire le cose come sono. Semplicemente, è qualcosa di sbagliato”. Richiamare i pericoli del razzismo gli è servito per riaffermare la validità della politica seguita nei confronti dell’ISIS in questi mesi. “Non dobbiamo cedere alla loro propaganda. Non dobbiamo scatenarci per dimostrare che siamo seri, né allontanare degli alleati vitali accettando la menzogna dell’ISIS – ha spiegato -, e cioè che esso sia rappresentativo di una della maggiori religioni al mondo. Dobbiamo invece chiamarli con il loro vero nome: assassini e fanatici”. Mentre, di fronte a lui, in sala, il senatore repubblicano John McCain scuoteva visibilmente il capo, contrariato, Obama ha risposto alle critiche di chi in questi mesi lo ha accusato di aver sottostimato il “problema ISIS”: “Nel momento in cui puntiamo a distruggere l’ISIS, proclami esagerati sul fatto che questa è la terza Guerra mondiale fanno il gioco di quella gente. Masse di militanti sul retro dei camion e anime contorte che complottano in appartamenti e garage rappresentano un pericolo enorme per i civili e devono essere fermati. Ma essi non sono una minaccia alla nostra stessa esistenza”.

E’ stato invece sui temi economici che Barack Obama ha riconosciuto la realtà della frustrazione di molti americani. “In questa economia totalmente nuova, lavoratori e piccoli imprenditori faticano a far sentire la loro voce. Le regole non lavorano a loro favore”. Promettendo di usare il suo ultimo anno alla Casa Bianca per migliorare le condizioni di queste fasce di popolazione, e della classe media in generale, il presidente è sembrato riecheggiare toni che in questa campagna presidenziale sono stati usati soprattutto dal candidato della sinistra, Bernie Sanders. “Chi dipende dai buoni pasto non ha causato la crisi finanziaria; è stata l’imprudenza di Wall Street a causarla”. Gli immigrati non sono la ragione perché i nostri salari non sono cresciuti a sufficienza; quelle decisioni sono prese nelle sale dei consigli di amministrazione che troppo spesso privilegiano guadagni di breve periodo”.

Pur riconoscendo la realtà della frustrazione e delle difficoltà, Obama ha difeso l’azione della sua amministrazione in campo economico, ricordato la creazione di nuovi posti di lavoro e dipinto un futuro di stabilità per gli Stati Uniti. “Chiunque proclami che l’economia americana è in declino vende pura finzione”, ha detto, con un accenno piuttosto esplicito ai rivali repubblicani, che stanno facendo campagna elettorale in questi mesi attaccando le politiche del presidente e rappresentando un’America fiaccata dalla crisi, dall’insicurezza e dallo sconforto per il futuro. Contro questa visione a tinte fosche, il presidente ha rilanciato un’immagine di ottimismo e di speranza: “L’America è il Paese più potente al mondo. Punto”, ha detto, in uno dei passaggi più applauditi dai democratici (mentre i repubblicani sono rimasti ostinatamente seduti, in silenzio, per tutta la durata del discorso).

In un solo passaggio del discorso Obama ha espresso un “rimpianto” per il suo periodo alla Casa Bianca. E’ stato quando ha ammesso di non essere riuscito a cambiare i termini del di battito politico di Washington, di non essere stato in grado di riconciliare l’America. “Il rancore e il sospetto tra i partiti sono aumentati… Forse presidenti come Lincoln o Roosevelt sarebbero riusciti dove io ho fallito”. Si è trattato però soltanto di un passaggio, forse di un espediente retorico per colpire ancora una volta la Washington politica, che non l’ha mai amato e che lui non ha mai amato.

Per il resto, Obama ha pensato soprattutto a rilanciare il messaggio di fiducia che nelle sue intenzioni resta il vero lascito della sua presidenza. In un passaggio finale, con il riferimento alla figura che più lo ha segnato, quella di Martin Luther King, è anche parso risentire gli accenni della campagna elettorale del 2008, quello dell’hope and change:  “Non sarà cosa facile. Il nostro tipo di democrazia è complesso. Ma vi posso promettere che tra un anno, quando non sarò più presidente, sarò con voi, come cittadino – ispirato dalle voci di giustizia e visione, di gentilezza e positività che hanno aiutato il viaggio dell’America sinora. Voci che non ci fanno considerare in primo luogo come bianchi o neri, asiatici o latini, gay o etero, migranti o nativi, democratici o repubblicani. Ma che ci fanno pensare a noi stessi anzitutto come americani, legati d aun credo comune. Voci che il dottor King credeva avrebbero alla fine avuto il sopravvento – voci di verità disarmata e amore incondizionato”.

  • Autore articolo
    Roberto Festa
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Adesso in diretta

  • Ascolta la diretta

Ultimo giornale Radio

  • PlayStop

    Giornale Radio sabato 10/01 19:30

    Le notizie. I protagonisti. Le opinioni. Le analisi. Tutto questo nelle tre edizioni principali del notiziario di Radio Popolare, al mattino, a metà giornata e alla sera.

    Giornale Radio - 10-01-2026

Ultimo giornale Radio in breve

  • PlayStop

    Gr in breve sabato 10/01 17:30

    Edizione breve del notiziario di Radio Popolare. Le notizie. I protagonisti. Le opinioni. Le analisi.

    Giornale Radio in breve - 10-01-2026

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di sabato 10/01/2026

    La rassegna stampa di Popolare Network non si limita ad una carrellata sulle prime pagine dei principali quotidiani italiani: entra in profondità, scova notizie curiose, evidenzia punti di vista differenti e scopre strane analogie tra giornali che dovrebbero pensarla diversamente.

    Rassegna stampa - 10-01-2026

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di venerdì 09/01/2026 delle 19:47

    Metroregione è il notiziario regionale di Radio Popolare. Racconta le notizie che arrivano dal territorio della Lombardia, con particolare attenzione ai fatti che riguardano la politica locale, le lotte sindacali e le questioni che riguardano i nuovi cittadini. Da Milano agli altri capoluoghi di provincia lombardi, senza dimenticare i comuni più piccoli, da dove possono arrivare storie esemplificative dei cambiamenti della nostra società.

    Metroregione - 09-01-2026

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Blue Lines di sabato 10/01/2026

    Conduzione musicale a cura di Chawki Senouci

    Blue Lines - 10-01-2026

  • PlayStop

    Il sabato del villaggio di sabato 10/01/2026

    Il sabato del villaggio... una trasmissione totalmente improvvisata ed emozionale. Musica a 360°, viva, legata e slegata dagli accadimenti. Come recita la famosa canzone del fu Giacomo: Questo di sette è il più grandioso giorno, pien di speme e di gioia: di man tristezza e noia recheran l'ore, ed il travaglio usato ciascuno in suo pensier farà ritorno.

    Il sabato del villaggio - 10-01-2026

  • PlayStop

    Senti un po’ di sabato 10/01/2026

    Senti un po’ è un programma della redazione musicale di Radio Popolare, curata e condotta da Niccolò Vecchia, che da vent’anni si occupa di novità musicali su queste frequenze. Ospiti, interviste, minilive, ma anche tanta tanta musica nuova. 50 minuti (circa…) con cui orientarsi tra le ultime uscite italiane e internazionali. Da ascoltare anche in Podcast (e su Spotify con le playlist della settimana). Senti un po’. Una trasmissione di Niccolò Vecchia In onda il sabato dalle 18.30 alle 19.30.

    Senti un po’ - 10-01-2026

  • PlayStop

    Stay human di sabato 10/01/2026

    Ogni sabato, dalle 17.35 alle 18.30, musica, libri e spettacoli che ci aiutano a 'restare umani'. Guida spirituale della trasmissione: Fela.

    Stay human - 10-01-2026

  • PlayStop

    Gli speciali di sabato 10/01/2026 - ore 17:00

    I reportage e le inchieste di Radio Popolare Il lavoro degli inviati, corrispondenti e redattori di Radio Popolare e Popolare Network sulla società, la politica, gli avvenimenti internazionali, la cultura, la musica.

    Gli speciali - 10-01-2026

  • PlayStop

    Ma che storia è questa di sabato 10/01/2026

    Ma che storia è questa? Trasmissione a cura di Barbara Bracco, Danilo De Biasio e Giovanni Scirocco. Sabato alle 16.30 su Radio Popolare. Ogni evento del passato può consegnarci una scia di insegnamenti e riflessioni, ma anche di malintesi e strumentalizzazioni. La trasmissione “Ma che storia è questa?” prova ad analizzare le vicende storiche che ancora oggi hanno molto da dirci, proponendo con linguaggio accessibile dati, punti di vista e connessioni. Gradita la partecipazione di chi ci ascolta: storia@radiopopolare.it sms/whatsapp/telegram 331.6214013 Barbara Bracco - storica Università Milano-Bicocca Danilo De Biasio - direttore Fondazione Diritti Umani Giovanni Scirocco - storico Università degli Studi di Bergamo (Foto di Andy Rocchelli Kirghizistan - 2010 Ragazzino su una barricata. Grazie alla famiglia Signori Rocchelli info@cesura.it)

    Ma che Storia è questa? - 10-01-2026

  • PlayStop

    Psicoradio di sabato 10/01/2026

    Psicoradio, avviata nel 2006 dalla collaborazione tra il Dipartimento di Salute Mentale di Bologna e Arte e Salute Onlus, è una testata radiofonica dedicata alla salute mentale. Include un corso triennale per utenti psichiatrici, guidato dalla prof. Cristina Lasagni, e una programmazione che esplora temi psicologici attraverso vari registri: poetico, informativo, ironico e autobiografico. Psicoradio ha realizzato oltre 220 trasmissioni nazionali, campagne di sensibilizzazione e convegni su temi di salute mentale.

    Psicoradio - 10-01-2026

  • PlayStop

    Highlights di sabato 10/01/2026

    La Coppa Italia femminile di pallacanestro che si è giocata tra il 4 e il 6 gennaio, a Tortona, è stata un'edizione dal valore importante. Ha dimostrato che società e giocatrici non hanno bisogno dell'evento maschile per suscitare l'interesse degli appassionati. Ospite della puntata Giorgia Bernardini, scrittrice che si occupa di sport femminile.

    Highlights - 10-01-2026

  • PlayStop

    Rotoclassica di sabato 10/01/2026

    Benvenuti a Rotoclassica, programma di attualità e di informazione dedicato alla musica classica, che nasce nel 1983 alla fine di una storia della musica iniziata nel lontano 1976, subito dopo la nascita della Radio. Notizie, personaggi, concerti, anniversari, eventi, dischi, libri, film ed altro ancora che danno vita all’universo musicale classico e contemporaneo, dal centro della galassia sino alle sue estreme periferie, con una rinnovata attenzione anche per il dietro le quinte. Ideata da Claudio Ricordi, impaginata e condotta dallo stesso Ricordi e da Carlo Centemeri, si avvale del prezioso contributo di Carlo Lanfossi, Francesca Mulas, Luca Chierici, Margherita Colombo e Emanuele Ferrari che formano attualmente la redazione di musica classica di Radio Popolare. Della storica redazione hanno fatto parte anche Ettore Napoli, Marco Ravasini, Pierfranco Vitale, Luca Gorla, Giulia Calenda, Sebastiano Cognolato, Vittorio Bianchi, Giovanni Chiodi, Michele Coralli, Roberto Festa, Francesco Rossi, Antonio Polignano. Siamo da sempre felici di accogliere qualsiasi tipo di critica, contributo o suggerimento dagli ascoltatori della radio, incluse segnalazioni di notizie, concerti e iniziative.

    Rotoclassica - 10-01-2026

  • PlayStop

    Chassis di sabato 10/01/2026

    con Matteo Oleotto sul film "Ultimo schiaffo"; Oliver Laxe e Sergei Lopez su "Sirat"; l'attrice Beatrice Arnera sullo spettacolo "Intanto ti calmi". Tra le uscite: La piccola Amelie di Liane-Cho Han Jin Kuang e Mailys Vallade; No other choice di Park Chan-wook; Lo sconosciuto del grande arco di Stephane Demoustier.

    Chassis - 10-01-2026

  • PlayStop

    I girasoli di sabato 10/01/2026

    “I Girasoli” è la trasmissione di Radio Popolare dedicata all'arte e alla fotografia, condotta da Tiziana Ricci. Ogni sabato alle 13.15, il programma esplora eventi culturali, offre interviste ai protagonisti dell'arte, e fornisce approfondimenti sui critici e sui giovani talenti. L’obiettivo è rendere accessibile il significato delle opere e valutare la qualità culturale degli eventi, contrastando il proliferare di iniziative di scarso valore e valutando le polemiche sulla politica culturale.

    I girasoli - 10-01-2026

  • PlayStop

    Il Verziere di Leonardo di sabato 10/01/2026

    Il Verziere di Leonardo è un racconto del cibo a partire dal territorio fino alle situazioni globali, va in onda tutti i sabati dalle 12 alle 13. Parliamo di agricoltura e surriscaldamento della Terra, di coltivazioni di prossimità, e tendenze globali. Raccontiamo il paesaggio rurale con le sue opere idrauliche, l’agricoltura sociale e la cooperazione internazionale. Ci soffermiamo anche sulla storia delle produzioni agroalimentari. A cura di Fabio Fimiani

    Il Verziere di Leonardo - 10-01-2026

Adesso in diretta