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L’operazione Vivendi vista dalla politica

Tutti i partiti, ad eccezione dei Cinque stelle, si sono schierati in difesa di Mediaset e contro una scalata che già ieri il governo definiva ostile e inappropriata.

Se nelle prime ore era stata solo la voce del ministro dello Sviluppo economico Calenda a levarsi contro l’operazione di Vivendi, poi tutti si sono schierati, anche nelle opposizioni. Più prevedibile la difesa di Mediaset da parte della Lega, a causa dell’alleanza politica con Berlusconi, meno scontata la difesa da parte di esponenti come Fassina: “Il nostro Paese – sostiene il deputato di Sinistra italiana – non può continuare a essere il supermarket per le imprese straniere, è necessario porre un argine alla colonizzazione finanziaria”.

Sulle misure per vigilare si vedrà nei prossimi giorni, già l’Agcom ha rilevato il rischio di una concentrazione anomala nelle mani di Vivendi per il controllo di Mediaset e Telecom, ma il governo più in generale teme il contagio anche su altro: “Non è in gioco solo l’azienda di Berlusconi, la partita è molto più grossa – avrebbe detto Gentiloni – non possiamo stare a guardare”.

Il pericolo starebbe nel passaggio tra i due governi e nella percezione tra gli investitori stranieri di un Paese ancora più fragile e quindi con maggiore possibilità di assalti finanziari da parte del mercato internazionale.

Per questo la necessità di dare un messaggio di un Paese forte, a difesa di un’impresa che da sempre i politici hanno considerato “patrimonio del Paese”. Che poi il leader di questa azienda, Berlusconi, sia stato per vent’anni e lo sia ancora al centro della politica rafforza per molti questa posizione.

E’ per esempio l’atteggiamento e la posizione dei Cinque stelle che vedono la difesa di Mediaset da parte del governo solo come scambio di favori tra partiti, ma non tutti tra i Cinque stelle sono della stessa opinione. Danilo Toninelli, che negli anni, con discrezione, ha tessuto i contatti e le proposte di riforme e di legge elettorale del Movimento, la pensa in un altro modo: “il governo deve intervenire e bloccare, ha detto, non sono questi gli affari che possono favorire la nostra economia”.

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    Anna Bredice
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    Neil Young e l'appello ai giovani americani: "Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente a milioni."

    Neil Young torna a prendere apertamente posizione contro Donald Trump. L’artista utilizza i suoi social e siti per commentare le recenti tensioni politiche e riaffermare la sua storica contrarietà nei confronti del presidente degli Stati Uniti. Young lancia un appello diretto al pubblico, invitandolo a prendere coscienza della situazione attuale. Secondo il musicista, il Paese starebbe attraversando una fase di profondo declino politico e sociale, che attribuisce alla leadership e all’influenza di Trump. Il grande cantautore canadese naturalizzato statunitense afferma che Trump sta causando danni progressivi al Paese e sta accentuando fratture interne sempre più profonde. “Rendiamo l’America di nuovo grande”, ha scritto Young. “Non sarà facile finché cercherà di trasformare le nostre città in campi di battaglia per poter annullare le nostre elezioni con la legge marziale e sottrarsi a ogni responsabilità”. Nel suo intervento, il cantautore richiama anche alla responsabilità collettiva, invitando la popolazione a non restare in silenzio e a rispondere attraverso forme di mobilitazione pacifica. “Qualcosa deve cambiare”, ha continuato Young. “Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente a milioni. Troppe persone innocenti stanno morendo”. Infine Young prende di mira l’ICE, utilizzando un’immagine simbolica per descrivere la situazione attuale del Paese: “Fa un freddo glaciale qui in America”. “Ogni sua mossa mira a creare instabilità per poter rimanere al potere”. In conclusione, Young invita i lettori a reagire guidati dall’empatia e non dal timore, richiamando valori come “l’amore per la vita” e “l’amore reciproco”.

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    a cura di Davide Facchini. Per le playlist: https://www.facebook.com/groups/406723886036915

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    La Filarmonica della Scala apre al pubblico la sua prova per la Fondazione Giulia Cecchettin

    Il prossimo 18 gennaio la Filarmonica del Teatro alla Scala terrà una Prova Aperta straordinaria il cui ricavato andrà alla Fondazione "Giulia Cecchettin" per i progetti di educazione all’affettività realizzati dalla Fondazione, in risposta all’emergenza della violenza di genere. Sul podio ci sarà il maestro Riccardo Chailly, al pianoforte Alexandre Kantorow, con un programma che comprenderà opere di Sergei Prokof'ev e di Petr Il'ic Čajkovskij. Le Prove Aperte della Filarmonica della Scala sono ormai una vera stagione musicale che ogni anno permette al pubblico di assistere alla messa a punto di grandi concerti a prezzi contenuti, contribuendo allo stesso tempo a importanti progetti nel campo del sociale. In 14 edizioni ne sono state realizzate 74, con la partecipazione di quasi 138.000 spettatori che hanno permesso di raccogliere oltre 1 milione e 700 mila euro. Dal 2010 l’iniziativa ha sostenuto 58 associazioni. Quattro appuntamenti in abbonamento, dal 22 febbraio al 25 ottobre 2026, che anticipano i rispettivi concerti della stagione dell’orchestra Filarmonica della Scala e raccolgono fondi per altrettanti progetti di associazioni non profit milanesi. Il ciclo di quest’anno è dedicato a enti del Terzo Settore che a Milano realizzano progetti finalizzati al contrasto alla povertà educativa, oltre alla già citata Prova Aperta inaugurale dedicata appunto alla Fondazione "Giulia Cecchettin". Ira Rubini ha intervistato Daria Fallido sulle attività della Fondazione Giulia Cecchettin.

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