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La svendita dello stadio di San Siro e il decisionismo che non decide

san_siro - ultras

L’indagine è esplorativa, in pochi giorni la Procura potrebbe anche archiviare tutto senza indagati. Oppure no. Intanto è l’ennesima tegola politico-giudiziaria sulla giunta milanese. A partire dall’iter del procedimento che dovrebbe portare alla vendita dello stadio di San Siro e della aree limitrofe: 280mila metri quadri venduti a 440 euro al metro quadro, un prezzo oggettivamente stracciato per Milano.

Valutazione fatta dall’Agenzia delle Entrate e recepita dalla giunta comunale senza batter ciglio, per la felicità di Inter e Milan che potrebbero pure beneficiare di un maxi sconto di 80 milioni sulla rimozione delle macerie e la bonifica grazie alla legge stadi. Una storia paradossale: il valore dello stadio – 72 milioni secondo l’Agenzia delle Entrate – sarebbe inferiore alla rimozione alla rimozione delle sue macerie: 80 milioni. Un vero affare per i due club, su cui i comitati contrari all’abbattimento avevano espresso forti dubbi. Inascoltati dalla politica cittadina hanno portato tutto in Procura. Il fascicolo è stato aperto dopo un esposto presentato dal Comitato Sì Meazza, che ne depositerà a breve uno anche alla Corte dei Conti.

Nel frattempo cosa succederà al procedimento avviato dalla giunta su San Siro? Subirà ulteriori ritardi? La commissione comunale che avrebbe dovuto occuparsene questa settimana è stata convocata per la prossima, il 2 aprile. I tempi sono stretti perché a ottobre, senza vendita ai privati, scatterà il vincolo della Soprintendenza che impedisce la demolizione del Meazza. E riuscirà la maggioranza di centrosinistra a gestire queste pratiche con la necessaria serenità da qui a fine mandato?

A complicare le cose ci sono una ventina di dirigenti comunali indagati nelle varie inchieste sull’urbanistica, anche loro potrebbero uscire indenni dalle inchieste della magistratura nei prossimi mesi, oppure no, e allora saranno guai perché sono coloro che materialmente portano avanti e firmano le pratiche. Il decisionismo del sindaco Sala non ha facilitato facilitato la buona riuscita di queste operazioni, dall’urbanistica, ai maxi sconti sugli oneri di urbanizzazione, alla costruzione del nuovo stadio di cui si parla da dieci anni. Un decisionismo che non decide e crea più problemi che benefici. Dalla sinistra cittadina aumentano le voci che chiedono a Sala e alla giunta di rallentare e ascoltare anche chi in questi anni ha sollevato dubbi.

  • Autore articolo
    Roberto Maggioni
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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

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