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La crisi degli elettori Pd

Solo un ingenuo potrebbe davvero pensare, come auspicano i dirigenti renziani del Pd, che il caso Boschi Etruria sia finito qui.

Al contrario, sarà uno degli inevitabili motivi di scontro politico nella campagna elettorale che di fatto è già cominciata. Lega, Forza Italia, Movimento 5 Stelle non si lasceranno sfuggire l’occasione.

Sperare che non se ne parli più è wishful thinking, è pensiero magico.

L’intera vicenda è stata un disastro sul piano comunicativo per il Partito Democratico.

La commissione banche, è stato già scritto, avrebbe voluto essere l’arma fine-di-mondo di Renzi e invece si è trasformata in un calvario per la sottosegretaria e per il giglio magico renziano.

E’ accaduto perché se impugni le armi del tuo nemico rischi che il tuo nemico sia più bravo di te a usarle.

I dirigenti del partito che si è autodefinito argine al populismo, pur di difendere la posizione e il futuro politico di Maria Elena Boschi hanno attaccato la stampa, interpretato a proprio modo le dichiarazioni rese in commissione dai protagonisti della vicenda, negato il conflitto di interessi.

Ma forse la domanda più interessante da porsi non riguarda i dirigenti. La domanda più interessante è: cosa sta accadendo tra gli elettori del Pd? Nelle discussioni pubbliche e private, sui social e nei bar, i sostenitori di Renzi hanno reagito col riflesso della difesa della casamatta accerchiata.

Mutazione antropologica è espressione che attiene a scenari più drammatici rispetto alla vicenda della banca aretina ma attenzione a non sottovalutare i segnali. Prendersela coi giornalisti, derubricare a normale attività istituzionale comportamenti che politicamente sono inopportuni è stato, negli ultimi 25 anni, il tipico approccio alla cosa pubblica dell’elettorato berlusconiano.

“Non ci sono state pressioni” è diventato il mantra con cui si sono riempite le pagine dei social network per difende Boschi, Renzi e Carrai.

Con un atteggiamento meno da tifoseria, più consono alla militanza nel partito “argine al populismo”, il militante renziano avrebbe potuto rivendicare i risultati degli anni di governo e al tempo stesso consigliare alla sottosegretaria più miti atteggiamenti, magari un passo indietro, sulla base del principio che, anche in assenza di reati o delle famigerate “pressioni”, se sei la figlia del vicepresidente di un istituto di credito ti astieni nella maniera più netta dal fare domande ai vertici del sistema bancario italiano.

L’aspetto che emerge è la mancanza di piani comuni. La difficoltà nello stabilire quali atteggiamenti sia lecito che un politico assuma e quali no. Quali affari sia legittimo che tuteli e quali no. E quale sia la differenza tra il bene comune e l’interesse privato, individuale, familiare. Al di là delle appartenenze.

Renzi ha scelto la sfida frontale, ancora una volta, annunciando la ricandidatura di Boschi e affermando che “saranno gli elettori a decidere”. Sul referendum costituzionale la strategia della polarizzazione dello scontro è stata perdente. Oggi la ripropone.

Gli elettori di più stretta fede renziana, se le affermazioni pubbliche hanno valore, hanno già deciso di seguire il segretario. Gli altri, non lo sappiamo

  • Autore articolo
    Luigi Ambrosio
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    Il disco di debutto dei The Sophs è previsto per il prossimo 13 marzo ma la giovane formazione di Los Angeles sta già catturando l’attenzione di molti. Poco prima di partire per un tour che lì vedrà suonare in molti dei più grandi festival del 2026, due dei sei componenti della band sono passati ai microfoni di Volume per presentare l’album in uscita e suonare alcuni brani. Dalla nascita del progetto fino all’esperienza con la storica etichetta Rough Trade - “un sogno che si avvera”, spiega la band - abbiamo chiesto ai The Sophs anche il loro punto di vista, da statunitensi, sulla difficile situazione che il loro paese sta attraversando in questi giorni. “Ci vergogniamo del nostro governo, le persone in carica oggi non rappresentano in alcun modo i cittadini americani - spiega Ethan Ramon, prima di ricordare l’importanza del voto per supportare la propria comunità - “siamo tutti figli di immigrati, la cultura della diversità è la vera spina dorsale del nostro paese”. L'intervista di Elisa Graci e Dario Grande e il MiniLive dei The Sophs.

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    Michelangelo Canzi e Federica Cottini sono giovani e non hanno conosciuto la guerra sanguinosa che si è consumata nei Balcani, ma hanno condotto approfondite ricerche e fatto sopralluoghi per saperne di più. Ne è nato un testo, firmato da Federica Cottini che ne ha curato anche la regia e interpretato da Michelangelo Canzi, che si cala nei panni di una guida turistica che accompagna gli italiani nei luoghi della guerra in Bosnia. Un personaggio complesso, che restituisce i ricordi della sua gioventù trascorsa fra i combattimenti e i massacri con un lessico di grande attualità. Lo spettacolo è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano e i due giovani artisti sono stati ospiti a Radio Popolare, di Il Suggeritore Night Live e di Cult, dialogando con Ira Rubini.

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    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

    Pubblica - 14-01-2026

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    Europa: basta partnership con Israele

    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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