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Julian Assange rischia ancora l’estradizione negli USA: al via il processo d’appello

Assange ANSA

Le condizioni psicologiche di Jiulian Assange sono tali da rendere pericolosa una sua estradizione negli Stati Uniti d’America”. Con queste parole, pronunciate a inizio anno da Vanessa Baraitser, giudice del Tribunale penale di Londra, si era concluso il processo per l’estradizione del fondatore di Wikileaks negli Stati Uniti, dove è accusato di spionaggio.

Gli USA, però, hanno fatto appello alla sentenza, e domani, all’High Court di Londra, inizierà il processo, che durerà due giorni. Da gennaio, però, alcune cose sono cambiate, e si sono aggiunti degli elementi che potrebbero cambiare le carte in tavola, sia da un lato che dall’altro.

Per iniziare, gli Stati Uniti hanno promesso che Assange non sarà detenuto in un carcere di massima sicurezza, ma che potrà scontare la pena nel suo paese natale, l’Australia. Questo rappresenta una grande sfida per la difesa. La decisione di gennaio della giudice, infatti, puntava molto sugli effetti che il carcere statunitense avrebbe avuto su Assange. La giudice Baraitser lo aveva definito a “rischio suicidio”, sottolineando gli effetti che l’isolamento avrebbe avuto sulla sua psiche.

Dall’altro lato, però, la salute dell’attivista rimane una delle principali questioni prese in considerazione dalla difesa. Le ultime dichiarazioni della compagna Stella Moris, che è andata a trovarlo a inizio settimana nel carcere di Belmarsh, nel sud-est di Londra, lasciano intuire che le condizioni di Assange siano peggiorate e che, quindi, le rassicurazioni Usa non sarebbero comunque sufficienti.

La vera svolta, però, potrebbe essere rappresentata dalle rivelazioni del mese scorso del sito d’informazione Yahoo News. Secondo l’inchiesta – poi ripresa da tutti i media internazionali – nel 2017 la CIA avrebbe preparato un piano per l’amministrazione di Donald Trump, per “rapire o uccidere” Julian Assange – queste le parole usate – mentre era rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador di Londra. Secondo la fidanzata Moris quest’inchiesta mostra la vera natura e le vere intenzioni delle azioni Usa nei confronti di Assange. Sicuramente, i suoi legali punteranno molto anche su questo aspetto.

Associazioni per i diritti umani e per la libertà di stampa come Amnesty International e Reporter Sans Frontier hanno evidenziato che la campagna ostile promossa da funzionari USA fino ai più alti livelli “compromette il suo diritto alla presunzione di innocenza e lo espone al rischio di un processo iniquo”.
Qualunque sarà il risultato dell’udienza di domani e giovedì, gli esperti sono convinti che Assange non sarà mai rilasciato finché gli Stati Uniti non avranno tentato ogni strada, compreso appellarsi alla Corte Suprema. Secondo Stella Moris, il processo potrebbe essere molto veloce – e quindi Assange sarebbe estradato entro la prossima estate – o durare anni, e quindi il fondatore di Wikileaks rimarrebbe nel carcere di massima sicurezza inglese. “Entrambe le opzioni mi terrorizzano”, ha concluso Moris.

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    Martina Stefanoni
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