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Contatti tra arrestati e i vertici di Fiera Milano

Alcuni degli arrestati per l’inchiesta Giotto non hanno avuto rapporti solo con i vertici della controllata di Fiera Nolostand. Le carte dell’inchiesta chiamano in causa anche i vertici di Fiera Milano. A partire dal nuovo amministratore delegato, Corrado Arturo Paraboni, che a luglio 2015 incontra Liborio Pace e Giuseppe Nastasi, le due figure attorno a cui ruota l’inchiesta.

Il 29 luglio 2015 – scrivono i magistrati nel decreto di commissariamento della Nolostand – Nastasi e Pace interrompono la vacanza estiva per rientrare a Milano e incontrare l’appena nominato amministratore delegato di Fiera Corrado Arturo Peraboni. Lo incontrano per ottenere rassicurazioni sul prolungamento del contratto di collaborazione tra il consorzio Dominus e Fiera. “L’incontro viene organizzato grazie all’intercessione del commercialista Pietro Pilello”, e secondo quanto riferisce Nastasi in una conversazione telefonica intercettata, ha l’esito sperato: “sicuramente ci proroga fino al 2022, sono contentissimo, siamo stati lì un paio di ore”, dice Nastasi. Il giorno dopo Nastasi e Pace commentano nuovamente di “aver fatto bingo” e la sera del 30 luglio rientrano in Sicilia.

Perché l’ad di Fiera ha incontrato due personaggi che non avevano alcun incarico ufficiale nel consorzio Dominus? Giuseppe Nastasi è figlio dell’amministratore delegato di Dominus, Calogero; Liborio Pace è un collaboratore di Nastasi, legato alle cosche di Enna. Il codice etico di Fiera Milano all’art. 6.2 prevede che esponenti aziendali di Fiera abbiano rapporti con i legali rappresentanti delle società fornitrici, e non con soggetti che ne sono semplici dipendenti o, peggio ancora, senza alcun incarico ufficiale. I due, insomma, non avevano alcun titolo per incontrare e trattare con Paraboni.

“Non avevano ragione d’essere i continui colloqui tra esponenti di Fiera e il duo Nastasi-Pace”, scrivono ancora i magistrati. “Tale inspiegabile sottovalutazione – proseguono – ha di fatto facilitato l’inserimento di soggetti indagati per gravi reati in una società a partecipazione pubblica”.

C’è un numero che impressiona in questo contesto: 127. E’ il numero di volte in cui, tra il 2014 e il 2015, il cellulare di Liborio Pace si è messo in contatto con il management di Fiera Milano. Se consideriamo i contatti con la controllata Nolostand il numero sale a 1.446. Di questi ben 966 con il direttore tecnico di Nolostand Enrico Mantica. E’ lui che a marzo 2016 riceve una lettera anonima che definisce Giuseppe Nastasi “mafioso”, ma invece di consegnare la lettera in Procura per permettere ai magistrati di verificarne l’attendibilità, chiama Nastasi e lo avvisa e lo incontra. “E’ arrivata una lettera che poi quando passa gliela faccio vedere…”.  Mantica, si legge nell’inchiesta, appare restio nel proseguire telefonicamente l’argomento: “No… ci sono altre cose che poi meglio che ne parliamo dai… Quando può… Meglio evitare di parlarne al telefono dai!”.

“Per nulla scalfiti dal contenuto della lettera, i rapporti tra Nastasi ed i vertici operativi di Fiera Milano – Nolostand divengono sempre più fitti con il passare dei giorni, al fine di ottenere la proroga del contratto di servizi con Nolostand per il biennio 2016-2018″. Proroga che poi arriverà.

 

  • Autore articolo
    Roberto Maggioni
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    «Milano è un contesto mafioso, né più né meno di come può esserlo la Calabria». Sono le parole della procuratrice aggiunta di Milano, Alessandra Cerreti, pronunciate durante la requisitoria al processo Hydra. Ieri c'è stata la prima sentenza per una settantina di imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Tra i condannati (Mariano Rosi, Filippo Crea, Giuseppe Fidanzati e altri), stando all’inchiesta della Procura di Milano ci sono figure di primo piano del crimine organizzato in Lombardia. L’inchiesta Hydra - che ha portato al processo - ha messo in luce “un sistema mafioso lombardo”, un’alleanza tra esponenti di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra. Un sistema per compiere dalle rapine alle truffe, dal riciclaggio di denaro alle intestazioni fittizie di beni, fino alle false fatturazioni, alle estorsioni. Tra i reati contestati c'è anche il traffico di droga e di armi. Pubblica ha ospitato lo storico Enzo Ciconte e il ricercatore dell’università Statale di Milano, Andrea Carnì, autore di un importante libro per la conoscenza del fenomeno mafioso in Lombardia uscito in questi ultimi mesi dal titolo «Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia» (Futura 2025).

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    Il sindaco di Isernia Piero Castrataro dorme dal 26 dicembre scorso in tenda, accampato davanti all’ospedale cittadino Ferdinando Veneziale. La protesta serve a chiedere risorse e iniziative alla regione Molise per rilanciare la struttura, visto che la desertificazione sanitaria avanza senza ostacoli. Secondo la pianta organica, al pronto soccorso dovrebbero esserci tredici medici. Invece ce ne sono solo quattro. In radiologia tre su dodici. L'ortopedia è al lumicino, altri reparti vanno a singhiozzo. Per mancanza di monitor funzionanti, solo cinque letti di cardiologia su dieci sono attivi. In queste condizioni, il ricorso ai gettonisti è quasi obbligatorio. Castracaro insiste e dice che finché non avrà risposte chiare non mollerà. La situazione in regione è peggiorata nel corso degli anni. La rete ospedaliera nel 2009 aveva quasi 1.800 posti letto e ora sono mille. Il peso della sanità privata invece si è moltiplicato: nel 2009 le imprese avevano il 10% dei posti letto, oggi circa il 40%. Mentre i cittadini vedevano sparire i reparti pubblici la sanità accreditata remunerata con soldi statali ha prosperato. Un piccolo (grande) esempio di come il servizio sanitario nazionale, introdotto in Italia nel 1978 dall’allora ministra della salute Tina Anselmi, si stia progressivamente sgretolando, a nord così come a sud. L'intervista di Cinzia Poli e Alessandro Braga al sindaco Piero Castrataro.

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    Lombardia: ‘Ndrangheta, Mafia e Camorra alleate per gli affari. 62 persone condannate

    Sono arrivate 62 condanne nel processo sull’alleanza mafiosa lombarda Hydra. Il gup di Milano Emanuele Mancini ha condannato con rito abbreviato 62 imputati dei 78 rinviati a giudizio a pene fino a 16 anni di reclusione, quasi cinque secoli totali di carcere. 24 le condanne per 416 bis, associazione mafiosa. Accolta la tesi dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane: in Lombardia c’è stata un'alleanza tra ‘ndrangheta, mafia e camorra in nome degli affari. Le tre organizzazioni criminali, come emerso dalle indagini, avevano capito che in Lombardia senza farsi la guerra c’è spazio per tutti. Il giudice, che ha letto la sentenza nell'aula bunker del carcere di Opera, ha riconosciuto la contestazione principale della Procura diretta da Marcello Viola, ovvero l'associazione mafiosa "costituita da appartenenti alle tre diverse organizzazioni" criminali. In Lombardia le tre mafie avevano deciso di mettersi insieme, ciascuna con la propria specificità, per fare business, “autorizzate dalle case madri a spendere il brand criminale di Cosa Nostra, della Camorra o della ‘Ndrangheta” ha detto la pm Cerreti durante la requisitoria. “So che può dare fastidio a qualcuno, ma Milano è un contesto mafioso né più né meno di come può esserlo la Calabria. Fin quando non avremo consapevolezza, non faremo passi avanti”. Dell’importanza di questa inchiesta, Hydra, Roberto Maggioni ne ha parlato con Andrea Carni, ricercatore, che insieme a Nando dalla Chiesa ha scritto il libro “Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia”.

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