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Howe Gelb: è l’ultimo tour per i Giant Sand

Quando ti parla, Howe Gelb, leader dei Giant Sand, può mettere in soggezione con la sua voce. Profonda, un po’ misteriosa, a volte sembra quasi minacciosa. In realtà Gelb è un uomo affabile e gentilissimo, che si diverte un po’ a giocare con il suo timbro scuro e affascinante.

Ma non è stato facile non spaventarsi quando, all’inizio dell’intervista che ci ha concesso in occasione del concerto milanese della sua band (martedì 1 dicembre, al Circolo ARCI BIKO), ha detto che “questa è l’ultima formazione di sempre dei Giant Sand. E questo sarà l’ultimo tour dei Giant Sand. Suoneremo i nostri ultimi concerti la prossima primavera, poi la storia di questa band si fermerà“.

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Howe Gelb, a sinistra, e Gabriel Sullivan durante il minilive a MiniSonica

E’ tutto vero, e argomenta ancora Gelb: “I Giant Sand andranno a dormire nel loro letto dopo trent’anni di carriera. Non posso pensare a un momento migliore per fermarci“.

Ma perché, viene spontaneo chiedere, con un po’ di malcelato scoramento da fan: “I ragazzi con cui sto suonando continuano a diventare sempre più giovani e questo inizia a spaventarmi. Ognuno di loro poi scrive della musica bellissima e hanno certamente bisogno di tempo per potercisi concentrare”.

Due di questi “ragazzi” erano in studio con lui: Gabriel Sullivan e Brian Lopez. Per confermare la sua tesi, nel corso del minilive che i Giant Sand ci hanno regalato, Howe Gelb ha ceduto il microfono ai suoi compagni di band, per permettere loro di cantare una canzone a testa (quanti band-leader conoscete che farebbero una cosa del genere?). I due stanno per pubblicare un disco per l’etichetta Glitterhouse con il nome di XIXA e con l’idea di proporre una musica che definiscono “psychedelic cumbia”.

Sentendo Gelb parlare così bene degli attuali membri della band che guida da trent’anni, sorge spontaneo anche chiedergli se non sia il caso di tenerseli stretti, questi ragazzi, invece che sciogliere il gruppo: “If you love somebody, set them free”, risponde ironico il cantautore di Tucson, citando un vecchio pezzo di Sting.

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Brian Lopez, a sinistra, e Gabriel Sullivan

C’è anche tempo per parlare con Gelb della cantante che apre i suoi concerti di questo tour, per poi aggiungersi ai Giant Sand in alcune delle canzoni del live. Si chiama Indiosa Patsy Jean, ma è anche la figlia di Howe (avuta insieme a Paula Jean Brown, un tempo bassista dei Giant Sand).

“Sono deliziato dalla meraviglia ogni volta che Indiosa è nella stessa stanza in cui sono io. E sono davvero felice che il nostro rapporto sia diventato quello che è oggi: lei è davvero una grande amica per me ed è splendido poter portare un pezzo della propria famiglia in tour. Quando ci separammo da Joey Burns e da John Convertino (che hanno poi formato i Calexico, ndr) scherzavo dicendo che avrei allevato il mio futuro batterista. Invece ho allevato la mia migliore amica“.

E cosa c’è nel futuro di Gelb? Non si sarà mica stufato di fare il musicista, vero? “No, anzi, voglio suonare ancora di più. Però il pianoforte. Il mio prossimo disco sarà suonato con il pianoforte, è un’esigenza che sento arrivare dalle mie dita, sarà una nuova stagione per me, che potrebbe durare anche tre anni, quando durano le stagioni sul pianeta Giove”.

Per ascoltare per intero l’intervista e, soprattutto, il minilive dei Giant Sand a MiniSonica, cliccate qui sotto.

Giant Sand minilive a MiniSonica

  • Autore articolo
    Niccolò Vecchia
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    Neil Young e l'appello ai giovani americani: "Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente a milioni."

    Neil Young torna a prendere apertamente posizione contro Donald Trump. L’artista utilizza i suoi social e siti per commentare le recenti tensioni politiche e riaffermare la sua storica contrarietà nei confronti del presidente degli Stati Uniti. Young lancia un appello diretto al pubblico, invitandolo a prendere coscienza della situazione attuale. Secondo il musicista, il Paese starebbe attraversando una fase di profondo declino politico e sociale, che attribuisce alla leadership e all’influenza di Trump. Il grande cantautore canadese naturalizzato statunitense afferma che Trump sta causando danni progressivi al Paese e sta accentuando fratture interne sempre più profonde. “Rendiamo l’America di nuovo grande”, ha scritto Young. “Non sarà facile finché cercherà di trasformare le nostre città in campi di battaglia per poter annullare le nostre elezioni con la legge marziale e sottrarsi a ogni responsabilità”. Nel suo intervento, il cantautore richiama anche alla responsabilità collettiva, invitando la popolazione a non restare in silenzio e a rispondere attraverso forme di mobilitazione pacifica. “Qualcosa deve cambiare”, ha continuato Young. “Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente a milioni. Troppe persone innocenti stanno morendo”. Infine Young prende di mira l’ICE, utilizzando un’immagine simbolica per descrivere la situazione attuale del Paese: “Fa un freddo glaciale qui in America”. “Ogni sua mossa mira a creare instabilità per poter rimanere al potere”. In conclusione, Young invita i lettori a reagire guidati dall’empatia e non dal timore, richiamando valori come “l’amore per la vita” e “l’amore reciproco”.

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