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Dieci arresti per appalti Anas

Un ex sottosegretario, cinque dirigenti dell’Anas, tre imprenditori e un avvocato. Sono le persone arrestate stamattina per un’inchiesta della procura di Roma. Si parla di corruzione sugli appalti per opere pubbliche, ma anche di voto di scambio. Al centro delle indagini c’è Antonella Accroglianò, manager dell’Anas, l’azienda pubblica che gestisce la rete stradale italiana. In conferenza stampa il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone ha parlato di “quotidianità deprimente della corruzione”.

La conferenza stampa del procuratore Pignatone

L’operazione è stata chiamata “Dama Nera”, con riferimento proprio alla dirigente dell’Anas. Circa 300 militari della finanza hanno fatto scattare un centinaio di perquisizioni in undici regioni diverse. Gli indagati in tutto sono 41. Il politico coinvolto e messo ai domiciliari è Luigi Meduri, sottosegretario alle infrastrutture nel secondo governo Prodi, tra il 2006 e il 2008. Proveniente dalla Dc, è passato dalla Margherita e poi nel Pd.

“Luigi Meduri è un vecchio democristiano che è riuscito a riciclarsi nel Pd – racconta a Radio Popolare Claudio Cordova direttore de Il Dispaccio, quotidiano reggino -. Nelle ultime primarie ha sostenuto prima prima Cuperlo e poi Bersani. Frequenta palazzi della politica da molti lustri: prima comunali e poi regionali”. Nel 1999 per un anno è stato presidente non eletto del Consiglio regionale, in sella a seguito di un ribaltone che  cambiò la maggioranza. Legato al sindaco di Reggio Calabria Piero Battaglia, primo cittadino all’epoca dei Moti di Reggio del 1970-71, passati alla storia per il motto “Boia chi molla”. “Una persona ancora presente nello scacchiere politico – continua Cordova – tanto che con il suo appoggio l’area di Cuperlo ottenne un exploit inatteso alle primarie Pd in Calabria. Un segnale indicativo di quanto sia ancora in grado di spostare voti”.

Aggiornato alle 13.00

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    Fabio Giomi fa da 15 anni il cassiere di un supermercato Pam a Siena e, suo malgrado, è diventato protagonista della storia di fine anno che abbiamo scelto. Licenziato in tronco dall'azienda dopo che nel cosiddetto "test del carrello" non aveva identificato dei prodotti nascosti in altri prodotti da parte di un ispettore mentre passava la spesa (un controllo a sorpresa che aveva già subito qualche tempo fa) ha deciso di non piegare la testa e si è rivolto al suo sindacato, la Filcams Cgil, e ha fatto causa. Nonostante le proposte di riconciliazione dell'azienda, lui è andato in giudizio e alla prima udienza ha vinto: reintegro, danni e spese processuali pagati da Pam Panorama. Perché la dignità non deve essere mai mercificata né sottomessa. E lottare per i diritti paga sempre. Ricordiamolo. Intervista di Claudio Jampaglia

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