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Denunciò gli sprechi di Ferrovie Nord

Denunciare non paga. Il whistleblower – la “gola profonda” – che ha fatto partire l’indagine che ha portato alle dimissioni del presidente di Ferrovie Nord Norberto Achille e del presidente del collegio sindacale Carlo Alberto Belloni è stato trasferito, demansionato, isolato. Una ritorsione per aver portato a galla lo sperpero di denaro pubblico da parte dei vertici aziendali – denuncia il suo legale Franco Scarpelli. E le discriminazioni continuano anche ora che a capo di Ferrovie Nord c’è un nuovo presidente, il leghista Andrea Gibelli.

Andrea Franzoso, specializzato in anticorruzione e a capo di un’unità del servizio di Responsabilità sociale aziendale di FNM, aveva scoperto che i conti non quadravano. Nel luglio 2014 aveva segnalato al Comitato di controllo e rischi dell’azienda le spese fuori controllo del presidente Norberto Achille e chiesto una verifica. L’esito di quei controlli fu sconvolgente: a febbraio 2015 l’organismo di vigilanza venne informato che Achille aveva usato 600 mila euro dell’azienda partecipata per spese telefoniche e auto blu per i suoi familiari, ristoranti di lusso e vestiti firmati, scommesse on line, oltre che per saldare 124mila euro di multe prese dal figlio con una Bmw aziendale.

Il presidente del collegio sindacale Belloni corse ai ripari: il sistema di controllo interno aveva funzionato fin troppo bene. Franzoso e un suo collega responsabile dell’Unità di audit e valutazione dei rischi vennero intimiditi e invitati a edulcorare il rapporto, ad insabbiare la vicenda.

Franzoso non ci sta: il giorno dopo le intimidazioni va dai Carabinieri e denuncia tutto. E’ il 10 febbraio 2015. Parte l’inchiesta. Il 4 marzo ci sono le perquisizioni nella sede di Piazzale Cadorna. Il 18 maggio Norberto Achille, il manager di Forza Italia vicino alla Lega a capo di Ferrovie Nord da 17 anni, riceve un avviso di garanzia con l’accusa di peculato e truffa aggravata. Il giorno dopo Achille e Belloni si dimettono.

Ma hanno avuto il tempo di punire il funzionario troppo zelante e dare un segnale chiaro ai dipendenti: denunciare le irregolarità è pericoloso. Poche settimane dopo le perquisizioni il Consiglio di amministrazione esternalizzava l’organismo di controllo interno, affidandolo in consulenza a KPMG. Fu assunto un manager “temporaneo” per il ruolo di responsabile dell’Audit interno.

Pochi giorni prima di essere indagato per favoreggiamento Belloni fu chiaro con Franzoso: “Sono uscite cose che non andavano scritte – gli disse dopo averlo convocato – quell’ufficio sarà smantellato. Gibelli secondo te cosa fa? Si tiene questo audit? Questo organismo di vigilanza? Gibelli lo cambia, è il minimo che deve fare. Se ti mandiamo a Como? Ci hai pensato? Bastava dire le cose man mano che venivano avanti e stare più prudenti, non farvi prendere dalla foga di capire…”.

Quindi la profezia: “Pensate davvero che Gibelli venga qua e non faccia un repulisti? Non vi occuperete più di audit in vita vostra. Purtroppo nella vita o si punta sui cavalli giusti o su quelli sbagliati”.

Il cavallo giusto per Roberto Maroni è proprio Andrea Gibelli. Deputato della Lega per diverse legislature, poi vicepresidente del consiglio regionale con Formigoni, quindi segretario della presidenza di Regione Lombardia con Maroni, viene nominato presidente di Ferrovie Nord dopo lo scandalo. Norberto Achille lo definisce un amico.

Tutto va come previsto da Belloni. Il sistema di controllo interno viene svuotato e smette di fatto di operare, il funzionario onesto si ritrova isolato e privato del suo ruolo. A metà ottobre viene trasferito ad un nuovo incarico: una funzione costruita ad hoc all’interno del Servizio risorse umane.

L’azienda sostiene che non c’è stata alcuna discriminazione, ma un rinnovo e una riorganizzazione radicale che ha coinvolto tutti i settori. Peccato che soltanto Franzoso e il collega, i due dipendenti all’origine dell’indagine interna, siano stati trasferiti ad un altro servizio, dal quale evidentemente secondo i vertici non possono più nuocere.

  • Autore articolo
    Chiara Ronzani
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    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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