Approfondimenti

Dal boss Sandokan alla cucina della legalità

“Col nostro ristorante, nella villa confiscata a un killer dei Casalesi, combattiamo la cultura criminale della camorra”. La “Nuova Cucina Organizzata” (NCO) ha festeggiato, nel 2017, dieci anni di attività.

Aveva aperto i battenti nel 2007, a Casal di Principe. E’ la storia di un Italia che resiste, combatte per la legalità, contro la camorra, per un’economia pulita, in una terra difficile. Tutto iniziò con un nome: NCO.

“Nel nome del ristorante è contenuta una provocazione e una sfida non solo ai clan, ma soprattutto al territorio: negli anni ’80 in Campania l’acronimo NCO “Nuova Camorra Organizzata” del boss Raffaele Cutolo è stato sinonimo di una realtà che si è organizzata per distruggere e impoverire i territori. Oggi NCO sta per “Nuova Cucina Organizzata” ed è sinonimo di una realtà che si organizza per restituire diritti, dignità e reddito a partire dagli ultimi”.

Sono stati dieci anni importanti, ma anche difficili, tra ostacoli burocratici, minacce e violenze della camorra, tra cui quattro colpi di pistola contro il portone del ristorante.

Ma i ragazzi della cooperativa hanno superato tutte queste difficoltà con ostinazione e l’aiuto dello Stato. E oggi Nuova Cucina Organizzata si configura come una vera e propria attività imprenditoriale innovativa, un laboratorio che permanentemente ricerca e sviluppa modalità di trasformazione e di vendita sia di prodotti locali sia di quelli provenienti dai terreni confiscati alla criminalità organizzata, nonché di servizio di pizzeria, ristorante e catering, con il valore aggiunto dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Nuova Cucina Organizzata è parte del comitato “don Peppe Diana”, il prete ucciso in chiesa dalla Camorra*, e di Libera, che insieme a tante associazioni, cooperative, movimenti, promuovono azioni concrete di liberazione del territorio, tra cui il “Pacco alla Camorra”. Giulio Cavalli parlò così di Nuova Cucina Organizzata: “C’era tutta la bellezza di fare antimafia attraverso il lavoro e il riscatto sociale di un ristorante portato avanti cucinando insieme affetti, legalità e imprenditoria”.

Dalla pagina facebook di Nuova Cucina Organizzata
Dalla pagina facebook di Nuova Cucina Organizzata

 

Il fondatore della Nuova Cucina Organizzata è Peppe Pagano.

Pagano, il vostro ristorante-pizzeria è nella villa confiscata al camorrista Mario Caterino, del clan dei Casalesi. Chi è Caterino?

“Caterino, detto ‘A botta è stato arrestato nel 2011 e condannato all’ergastolo per omicidio. Era il killer al soldo di Francesco Schiavone, detto Sandokan, il boss di Casal di Principe”.

Intanto sono passati dieci anni dal momento in cui avete preso possesso della villa di Caterino, trasformandola nel ristorante Nuova Cucina Organizzata. Perché avete fatto questa scelta?

“In quegli anni ci accorgemmo che per combattere la cultura camorrista, dovevamo affrontare di petto il contesto in cui vivono le persone, fare anche una forte battaglia culturale, creare attività legali. Capimmo che dovevamo contrastare una mentalità molto individualista a Casal di Principe, e in tutta la zona, frutto di anni e anni di controllo criminale della Camorra sul territorio”.

E cosi è nato il ristorante-pizzeria sociale “ Nuova Cucina Organizzata”. Perché questo nome?

“Il nome Nuova Cucina Organizzata fu dato dai giovani della cooperativa. Una scelta efficace che riprende, con ironia e sfida, la sigla NCO, acronimo della Nuova Camorra Organizzata, operante negli anni ’80 in Campania”.

In questi anni avete subito minacce, intimidazioni, ma non vi siete arresi.

“Sì, non ci siamo arresi, portiamo avanti con determinazione la nostra iniziativa, sin dal giorno dell’inaugurazione con la presidente Boldrini”.

NCO BOLDRINI

Che tipo di intimidazioni avete subito?

“Ci hanno sparato al portone del ristorante, sono venuti diverse volte a tagliare l’impianto di irrigazione, quasi ogni estate ci incendiano gli uliveti, gli alberi delle pesche”.

Pagano, avete paura?

“La preoccupazione c’è, ma c’è anche una voglia matta di riscatto del territorio e poi non siamo stati lasciati soli dallo Stato. Le forze dell’ordine sono sempre intervenute ogni volta che avevamo bisogno, sia quando i camorristi passavano continuamente davanti al ristorante,sia in altre situazioni… che le dicevo”.

Cosa teme la Camorra e perché è importante la battaglia sui beni confiscati?

“La Camorra teme molto di perdere il consenso sociale sul territorio, quindi dimostrare che nei beni confiscati ci puoi andare e fare un’attività legale, sociale, utile alle persone, per loro è uno smacco perché, in quel momento, non dettano più legge, perdono potere”.

Nella Nuova Cucina Organizzata operano, oltre i disabili, anche ragazzi che hanno percorsi alternativi al carcere?

“Sì, noi abbiamo con il Dipartimento Penitenziario un protocollo per l’inserimento di ragazzi che arrivano da queste problematiche”.

Qual è il piatto forte della Nuova Cucina Organizzata?

“Oltre la Pizza, i broccoletti, “ fior di friarielli”, un sugo pronto che abbiamo nel menù, e devo dire che è qualcosa di straordinario”.

Che messaggio vuol mandare da Casale di Principe?

“Ci farebbe enormemente piacere se si iniziasse a immaginare per i nostri territori qualcosa di innovativo per sviluppare attività di sviluppo socio-economico. come stiamo provando a fare noi. Non basterà arrestare i camorristi, dobbiamo creare molte opportunità di lavoro legale, una nuova classe dirigente, una nuova mentalità. E questo non è solo compito della politica, ma anche e soprattutto dei cittadini che devono reagire, essere attivi, reattivi, partecipare, pensare a un futuro diverso, migliore”.

***

*Don Giuseppe Diana fu ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 nella sua chiesa, mentre si accingeva a celebrare messa. Uno dei suoi testamenti spirituali è il documento contro la camorra “Per Amore del mio popolo”, scritto nel 1991 insieme ai sacerdoti della Forania di Casal di Principe; un messaggio di forte intensità e, purtroppo, di grande attualità. (Comitato don Peppe Diana)

  • Autore articolo
    Piero Bosio
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    Neil Young e l'appello ai giovani americani: "Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente a milioni."

    Neil Young torna a prendere apertamente posizione contro Donald Trump. L’artista utilizza i suoi social e siti per commentare le recenti tensioni politiche e riaffermare la sua storica contrarietà nei confronti del presidente degli Stati Uniti. Young lancia un appello diretto al pubblico, invitandolo a prendere coscienza della situazione attuale. Secondo il musicista, il Paese starebbe attraversando una fase di profondo declino politico e sociale, che attribuisce alla leadership e all’influenza di Trump. Il grande cantautore canadese naturalizzato statunitense afferma che Trump sta causando danni progressivi al Paese e sta accentuando fratture interne sempre più profonde. “Rendiamo l’America di nuovo grande”, ha scritto Young. “Non sarà facile finché cercherà di trasformare le nostre città in campi di battaglia per poter annullare le nostre elezioni con la legge marziale e sottrarsi a ogni responsabilità”. Nel suo intervento, il cantautore richiama anche alla responsabilità collettiva, invitando la popolazione a non restare in silenzio e a rispondere attraverso forme di mobilitazione pacifica. “Qualcosa deve cambiare”, ha continuato Young. “Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente a milioni. Troppe persone innocenti stanno morendo”. Infine Young prende di mira l’ICE, utilizzando un’immagine simbolica per descrivere la situazione attuale del Paese: “Fa un freddo glaciale qui in America”. “Ogni sua mossa mira a creare instabilità per poter rimanere al potere”. In conclusione, Young invita i lettori a reagire guidati dall’empatia e non dal timore, richiamando valori come “l’amore per la vita” e “l’amore reciproco”.

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