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Da Putin a Vance. Quando gli interventi alla conferenza di Monaco possono cambiare il corso della storia

Vance Monaco Ucraina ANSA

Per le forze progressiste della Germania la conferenza di Monaco è capitata nel momento peggiore. Tra dieci giorni si vota e l’AFD ha avuto oggi uno sponsor importante, il vicepresidente degli Stati Uniti che ha fatto sapere al mondo intero che condivide gli stessi valori dell’estrema destra tedesca.

J.D. Vance era stato invitato per parlare degli “Stati Uniti nel mondo”. Doveva parlare della politica di sicurezza – la ragione di essere della Conferenza – e dei temi che angosciano il mondo: le guerre, il riscaldamento globale, i dazi, l’intelligenza artificiale nel bene e nel male, la corsa alle armi. Ha invece usato il tempo a disposizione per scagliarsi contro l’Unione Europea e la sua democrazia. In poche parole non ha rispettato lo spirito di questo importante appuntamento. Perché come si legge sul sito della conferenza “Monaco di Baviera era, è e rimarrà un luogo d’incontro indipendente dove politici ed esperti possono scambiarsi idee in modo aperto e costruttivo sui più importanti temi attuali e futuri della politica di sicurezza internazionale”.

Il discorso di Vance segnerà una svolta epocale nelle relazioni tra Stati Uniti e Unione Europea? Per il momento è impossibile fare previsioni. Ma per la sua violenza ricorda quello storico di Putin del 2007 sempre a Monaco. In meno di mezz’ora Putin aveva allora elencato i punti significativi della futura politica estera della Russia. Il leader del Cremlino criticò quello che ha definito il dominio monopolistico degli Stati Uniti nelle relazioni globali e il suo “uso eccessivo e quasi incontrollato della forza nelle relazioni internazionali”.

Nel mirino di Putin c’era l’espansione della Nato verso est, che Mosca percepiva come una minaccia. “Penso che sia ovvio che l’espansione della NATO non ha alcuna relazione con la garanzia della sicurezza in Europa. Al contrario, rappresenta una grave provocazione che riduce il livello di fiducia reciproca. E abbiamo il diritto di chiederci: contro chi è destinata questa espansione?”.

Un anno dopo iniziò a mettere in applicazione le sue minacce: guerra alla Georgia nel 2008, annessione della Crimea nel 2014 e tre anni fa l’invasione dell’Ucraina. Tra qualche mese la Nato non dovrebbe più essere una minaccia per Mosca perché stando alle dichiarazioni di Trump il ruolo e il peso del Patto Atlantico tra Stati Uniti e Europa saranno ridimensionati. La conferenza do Monaco durerà fino a domenica, sarà interessante ascoltare le risposte dei leader europee al disimpegno americano e soprattutto come pensa di garantire la propria sicurezza.

  • Autore articolo
    Chawki Senouci
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    Pubblica di mercoledì 14/01/2026

    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

    Pubblica - 14-01-2026

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    Europa: basta partnership con Israele

    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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