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Covid e scuola: qual è il protocollo di comportamento a Milano?

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Covid e scuola: è il binomio che tiene banco in questi giorni e di certo monopolizzerà l’attenzione nelle prossime settimane, dopo lo scattare del “giorno x”, il 14 settembre.

Oggi sono ripartiti nidi e materne. Anche qualche istituto superiore ha anticipato il primo giorno di scuola di una settimana. Cosa accadrà quando, è statisticamente inevitabile che succeda, saranno rilevati sintomi o positività al coronavirus tra studenti o personale della scuola? La tempestività, sia nell’accertamento effettivo del caso che poi nell’eventuale azione da intraprendere, sarà decisiva.

Nella puntata di oggi di Prisma, Lorenza Ghidini e Roberto Maggioni hanno intervistato Nicola Iannaccone, responsabile scuola per l’ATS di Milano. Eccone un estratto. L’intervista completa è nel podcast della puntata, in cima alla pagina, dal minuto 25’15”.

Appare chiaro che tutta l’azione di contenimento dell’epidemia nelle scuole passi per una procedura caso per caso…

L’approccio è “salutogenico” cioè volto alla promozione della salute, è l’unico modo per poter affrontare questa situazione emergenziale e complessa, che non si può trattare in maniera univoca, con indicazioni uguali per tutti. Certo si parte da regole di comportamento condivise che ben conosciamo, ma occorre modulare la risposta all’interno di ciascuna scuola. Se c’è un problema di natura sanitaria, la risposta deve essere “pedagogica”. La nostra organizzazione prevede un’equipe multidisciplinare, poi ogni scuola ha un insegnante che fa da referente-covid. Inoltre è previsto che ci sia un dirigente di una scuola-polo che interloquisce coi suoi colleghi dirigenti scolastici. In questo modo è possibile declinare tutte le regole di riapertura delle scuole contestualizzandole al territorio.

Se un bambino o una bambina mostrano sintomi, come ci si comporta?

Di fronte a una temperatura più alta di 37,5° o di fronte a sintomi che possono essere correlati col Covid-19, se la rilevazione avviene a casa, i genitori dovranno chiamare il pediatra e col pediatra monitorare la situazione e decidere come procedere. Se procedere quindi con un approfondimento diagnostico oppure invece monitorando la questione osservando qual è l’evoluzione della sintomatologia. Da questo punto di vista poi, se la collaborazione col pediatra non evidenzia nulla di particolare per cui bisognerebbe attivare procedura-covid, si procede con la riammissione a scuola.

E se il il pediatra dice che serve un tampone? Quali sono i tempi della procedura?

I tempi dipendono quanti tamponi ci saranno da analizzare in quel periodo. Dipende da quanti tamponi ci sono da fare e da quante risorse sono state messe a disposizione (che sono molte) e quindi dipende da situazione a situazione.

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    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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