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“Breve ondata di caldo, sarà anno record”

Termometro caldo

Marina Baldi dell’Istituto di Biometeorologia del CNR ha commentato a Giorni Migliori l’ondata di caldo che ha travolto l’Italia, precisando che non si tratta però di una delle estate più caldi, soprattutto se paragonata a quella del 2003 o dello scorso anno.

Siamo nell’era del cambiamento climatico e oltre alla variabilità naturale del sistema clima, il peso dell’uomo incide soprattutto con i gas effetto serra. Dobbiamo assumerlo e agire di conseguenza con le politiche e con i comportamenti quotidiani.

L’intervista di Claudio Jampaglia.

Al 2003 resta ancora lo scettro della prima estate più calda in assoluto fino ad adesso. Quest’anno abbiamo questa ondata di calore intensa, abbiamo già visto temperature molto elevate oltre i 30-35 gradi in parecchie città italiane, tanto che c’è l’allerta caldo su alcune città data dal Ministero della Salute e dalla Protezione Civile insieme ai servizi meteorologici ufficiali. In ogni caso questa estate non è stata tra le più calde. Se poi invece andiamo a guardare la media globale delle temperature su tutto il globo terrestre e su tutto l’anno, allora sicuramente a gennaio 2019 vedremo che molto probabilmente questo sarà stato l’anno più caldo di tutti. I discorsi sono leggermente diversi.

Se così fosse, quale sarebbe la valutazione bio-metereologica?

Ci sono delle cause naturali dovute ad un ciclo di variabilità naturale del sistema clima, che è un sistema caotico e quindi non governabile. È anche un sistema molto studiato, ma ancora poco conosciuto. Dal punto di vista delle motivazioni naturali del perchè c’è questo andamento a crescita delle temperature c’è ancora da studiare. L’altro aspetto è quello dovuto al fatto che aumentando la produzione di gas ad effetto serra a causa delle attività tropiche, sicuramente aumenta la temperatura nei bassi strati dell’atmosfera e quindi aumenta la temperatura media globale su tutto il pianeta. Ci sono quindi fattori naturali e non. Quali sono gli effetti sulla salute umana e sugli ecosistemi o sui nostri mari o sulle nostre montagne lo vediamo tutti i giorni. Vediamo i ghiacciai che si ritirano, vediamo popolazione di animali che si spostano più a nord o più in alto in quota, vediamo anche la vegetazione che cambia. Anche in Italia abbiamo zone in cui la vegetazione che avevamo prima, soprattutto quella endemica e quella di un dato luogo, magari non esiste più perchè sono mutate le condizioni climatiche e alcune piante che prima avevamo ora non si vedono più.
Questo cambiamento ha poi degli effetti sulla salute umana. Non c’è dubbio che ondate di calore intense o inverni troppo miti non hanno sicuramente un buon effetto. Un po’ di freddo a noi umani, come per le piante e l’agricoltura, serve.

Il fatto che sentiamo sempre più allarmi è perchè li stiamo studiando sempre di più o c’è qualche correlazione col cambiamento climatico?

Sicuramente li stiamo studiando di più, però c’è anche una correlazione diretta col cambiamento climatico. Se in alcune zone in cui prima vedevamo un certo tipo di alberi ora non li vediamo più è perchè quelle specie lì sono migrate un po’ più a nord o in alta quota, per cui le nostre vallate sono un po’ più secche. Lo vediamo e lo studiamo ogni giorno. Un cambiamento climatico c’è e ondate di calore sempre più intense dovremo aspettarcele sempre di più. Ci sono state nel passato già dagli anni ’50-60, ma ora si vanno intensificando e si vanno allungando, fino ad arrivare ad estremi come quello del 2017 o quello del 2003 che ho menziono prima.

Queste sequenza così corta, 2003-2017, è stata oggetto di uno studio particolare o è ancora troppo presto?

Ci sono stati moltissimi studi soprattutto sul 2003 perchè dal punto di vista della salute ha avuto conseguenze molto gravi, sia in Italia che in altri Paesi come la Francia. O come l’ondata di calore di quest’anno che a noi colpisce marginalmente e per un periodo relativamente breve, sta avendo delle conseguenze importanti sulla salute e sugli ecosistemi in Spagna. Lì stanno avendo temperature di oltre 45 gradi. Sono oggetto di studio e qualcosa di più ne sapremo l’anno prossimo.

Termometro caldo

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    Il prossimo 18 gennaio la Filarmonica del Teatro alla Scala terrà una Prova Aperta straordinaria il cui ricavato andrà alla Fondazione "Giulia Cecchettin" per i progetti di educazione all’affettività realizzati dalla Fondazione, in risposta all’emergenza della violenza di genere. Sul podio ci sarà il maestro Riccardo Chailly, al pianoforte Alexandre Kantorow, con un programma che comprenderà opere di Sergei Prokof'ev e di Petr Il'ic Čajkovskij. Le Prove Aperte della Filarmonica della Scala sono ormai una vera stagione musicale che ogni anno permette al pubblico di assistere alla messa a punto di grandi concerti a prezzi contenuti, contribuendo allo stesso tempo a importanti progetti nel campo del sociale. In 14 edizioni ne sono state realizzate 74, con la partecipazione di quasi 138.000 spettatori che hanno permesso di raccogliere oltre 1 milione e 700 mila euro. Dal 2010 l’iniziativa ha sostenuto 58 associazioni. Quattro appuntamenti in abbonamento, dal 22 febbraio al 25 ottobre 2026, che anticipano i rispettivi concerti della stagione dell’orchestra Filarmonica della Scala e raccolgono fondi per altrettanti progetti di associazioni non profit milanesi. Il ciclo di quest’anno è dedicato a enti del Terzo Settore che a Milano realizzano progetti finalizzati al contrasto alla povertà educativa, oltre alla già citata Prova Aperta inaugurale dedicata appunto alla Fondazione "Giulia Cecchettin". Ira Rubini ha intervistato Daria Fallido sulle attività della Fondazione Giulia Cecchettin.

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