
Oltre 200 docenti hanno firmato un appello indirizzato al sindaco di Milano Beppe Sala, alla giunta e ai consiglieri comunali milanesi: “Fermate la vendita dello stadio di San Siro e gli altri progetti urbanistici messi sotto inchiesta dalla Procura”. L’appello chiede “una svolta urbanistica a Milano e in Italia”. I firmatari nei mesi scorsi avevano contestato anche la legge cosiddetta “salva Milano”.
L’appello chiede di fermare i grandi e medi progetti in corso a Milano “per imprimere una direzione diversa, trasparente e democratica, alla trasformazione della città in generale”. Tra i progetti da fermare e ridiscutere: la vendita dello stadio Meazza a San Siro, lo sviluppo degli ex scali ferroviari, la Beic-Biblioteca Europea, la Goccia della Bovisa, il centro commerciale in mezzo a piazzale Loreto, l’edificazione di grandi volumi sui binari della stazione Cadorna (progetto Fili).
E ancora, “rivoluzionare il Piano Casa favorendo l’Edilizia Residenziale Pubblica invece dell’Housing Sociale che a Milano si configura come una fascia dell’edilizia di mercato” scrivono i firmatari. Infine “respingere le pressioni per deregolamentare la normativa urbanistica nazionale e il Testo unico dell’Edilizia, con l’approvazione della legge sulla Rigenerazione urbana e il nuovo Testo Unico”.
Tra i primi firmatari ci sono Paolo Maddalena (vicepresidente emerito della Corte costituzionale), Salvatore Settis, Filippo Barbera, Paolo Berdini, Paola Bonora, Roberto Biscardini, Filippo Celata, Vezio De Lucia, Daniele Giglioli, Giorgio Goggi, Elena Granata, Arturo Lanzani, Antonio Longo, Arturo Mazzarella, Clara Mattei, Tomaso Montanari, Francesco Pallante, Rita Paris, Paolo Pileri, Alessandro Portelli, Geminello Preterossi, Isaia Sales, Giovanni Semi, Paolo Urbani, Tiziana Villani, Alessandro Volpi.
Tra le promotrici e coordinatrice dell’appello la studiosa di politiche urbane Lucia Tozzi, intervistata da Roberto Maggioni.
Noi chiediamo, prima di tutto, che vengano sospese le opere più aggressive e più problematiche, anche quelle toccate dalle inchieste, come San Siro, come il progetto Fili e come una serie di di operazioni sugli scali che si sono rivelate poco democratiche e contro l’interesse pubblico. In seconda istanza che bisogna modificare sì, la legge urbanistica esistente, ma non nel senso auspicato da chi in questo in questo periodo è stato estensore di questa rigenerazione urbana molto deregolamentata, ma al contrario per rafforzare il ruolo pubblico delle istituzioni e rafforzare le regole nell’interesse pubblico.
Su Milano il primo test sarà l’operazione su San Siro, la vendita dello stadio. Su questo, in maniera molto esplicita, cosa chiedete?
Assolutamente di bloccare la vendita.