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Sicurezza: un nuovo decreto con un’ulteriore stretta repressiva sul diritto al dissenso

Il Governo sta preparando il nuovo decreto sicurezza, di cui stanno circolando le prime bozze. Insieme ad un inasprimento generale di sanzioni, che vanno dall’allargamento delle zone rosse e del Daspo urbano, alla stretta sull’immigrazione, allo scudo penale per la polizia, c’è un pacchetto di misure che riguarda le manifestazioni di piazza, e che va nella direzione di un duro giro di vite contro il diritto al dissenso. Dal Daspo per i cortei, alle perquisizioni sul posto, il nuovo pacchetto sicurezza arriva a proporre il fermo preventivo per 12 ore dei soggetti ritenuti a rischio, e pesanti multe per chi non rispetta i divieti. Dopo le misure contro i blocchi ed i picchetti contenuti nel precedente pacchetto sicurezza, il nuovo decreto sceglie una linea ancora più dura contro le manifestazioni di piazza, con un durissimo giro di vite. Un primo articolo allarga il divieto d’accesso a centri urbani e strutture pubbliche anche a chi è stato solo denunciato per presunti reati compiuti in una manifestazione. E il divieto di partecipare alle manifestazioni per chi compie “taluni delitti” anche senza una sentenza definitiva. Si introduce l’arresto in flagranza differita. Arriva la possibilità di perquisizioni sul posto, in occasione di manifestazioni, a discrezione della polizia, anche preventivamente. Ancora più grave, se possibile, il cosiddetto “fermo di prevenzione”. In sostanza, un manifestante sospettato di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione potrà essere fermato, privato della libertà e trattenuto fino a 12 ore negli uffici di polizia. Infine, per le manifestazioni non autorizzate, arriva la depenalizzazione delle sanzioni. Ma non ha un intento garantista: l’obbiettivo, messo nero su bianco, è accelerare il processo sanzionatorio e di inasprimento delle sanzioni pecuniarie irrogabili, che possono arrivare fino a 20mila euro. In caso di mancato pagamento, si arriva al penale. “Si usano le sanzioni amministrative perché più difficilmente impugnabili e perché spesso in fase processuale ci si riusciva a tutelare” spiegano i legali che seguono le manifestazioni. Un impianto repressivo, che dovrà passare dal parlamento e che sa di “incostituzionalità”, con cui la destra vuol restringere ulteriormente gli spazi di dissenso e contestazione, scegliendo l’autoritarismo cieco.

  • Autore articolo
    Massimo Alberti
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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

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    FABRIZIO BOZZETTI - MARGHERITA DEI RIBELLI - presentato da Ira Rubini

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    IN UNA “ZONA 30” SI STA PEGGIO O MEGLIO?

    Anche il centro storico di Roma diventa una grande “zona 30”. Come sempre, polemiche sull’utilità della manovra e sui controlli necessari per far rispettare i limiti. Ma la riduzione dei morti e feriti da investimenti e scontri è inoppugnabile. E la qualità della viota, in una zona 30, migliora o peggiora? Ospiti: Francesca Chiodi, Movimento dei Diritti Dei Pedoni, Roma; Andrea Colombo, Esperto legale di mobilità sostenibile, ex assessore a Bologna. Condotta da Massimo Bacchetta, in redazione Luisa Nannipieri.

    Tutto scorre - 15-01-2026

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    Strage di Lampedusa: identificata la vittima 186

    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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    Presto Presto - Interviste e Analisi di giovedì 15/01/2026

    Giuseppe Acconcia, Docente di Storia Delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano analizza la ripercussione della violentissima repressione sulle manifestazioni iraniane e prova a delineare quale potrebbe essere la via d'uscita del regime e la tenuta delle proteste. Riccardo Noury, portavoce Amnesty Italia, presenta l’iniziativa di venerdì con Women Life Freedom for Peace and Justice sulla scalinata del Campidoglio per esprimere solidarietà alla popolazione iraniana. Il Ministro degli Interni ieri in Parlamento ha definito Hannoun, il presidente dell'Associazione di solidarietà con la Palestina in carcere con l'accusa di aver finanziato Hamas, capo di una cellula di Hamas in Italia, ma cosa dicono le carte della Procura di Genova? Ce lo spiega  Mario Di Vito, giornalista de il manifesto, che racconta come le accuse contro Hannoun arrivino da un'agenzia dell'intelligence israeliana senza possibilità di verifica e soprattutto senza prove (come dice la stessa agenzia). Tareke Brhan presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 in cui 368 persone persero la vita, ci racconta l'identificazione della vittima 186 del maxi naufragio,  un uomo, originario dell'Eritrea, sepolto al cimitero di Bompensiere nel Nisseno, che grazie all'equipe di Labanof dell'Università di Milano ha finalmente un nome.

    Presto Presto – Interviste e analisi - 15-01-2026

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