Donald Trump ha scelto la linea dura. Almeno così si comprende dal suo ultimo messaggio. L’invito ai manifestanti iraniani a continuare a protestare e a prendere il controllo delle istituzioni, la promessa di un prossimo aiuto da parte degli Stati Uniti, sono inequivocabili. Così come l’annuncio della cancellazione dell’incontro con gli emissari del regime degli Ayatollah. Significa che non ci saranno trattative. Fino a quando, specifica, non verrà fermata la sanguinosa repressione. Nel suo complesso, il messaggio però non spiega del tutto quali siano le sue reali intenzioni, ma una cosa è chiara: l’Iran è ora in cima alla sua agenda. Donald Trump non parteciperà alla riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ma sentirà dai suoi consiglieri quali possano essere le opzioni contro la Repubblica Islamica. Si va da una richiesta a Elon Musk di potenziare la rete di Starlink, per permettere un coordinamento tra i manifestanti e interrompere il blackout imposto dalle autorità di Teheran, a un cyber attack che metta in ginocchio la struttura del regime, a un attacco aereo contro le caserme dell’esercito e dei Guardiani della Rivoluzione e gli arsenali missilistici iraniani, al bombardamento dei siti nucleari che sono in via di ricostruzione dopo la guerra del giugno scorso. Secondo fonti vicine alla Casa Bianca una decisione verrà presa presto e l’attacco potrebbe esserci nel giro di qualche giorno. C’è molta incertezza su cosa potrebbe accadere. Secondo esperti, il dispositivo di difesa militare USA nella zona non sarebbe ancora pronto nel caso di una risposta iraniana. L’obiettivo finale dell’intervento americano non è stato esplicitato, ma è evidente che Trump ritiene che un blitz militare possa concorrere alla caduta del regime. Un intervento per altro non richiesto dalle opposizioni democratiche iraniane che temono, invece, possa essere controproducente. Per lui, non si tratta di esportare la democrazia, come il Venezuela ha insegnato. Come nel caso di Caracas, anche qui, alla fine, il tema sembra essere il petrolio e un nuovo disegno degli equilibri di un’area strategica come il Medioriente. Se per la Cina, perdere il petrolio venezuelano è un discreto colpo, perdere quello iraniano sarebbe un colpo molto più duro.


