Avrete molte volte sentito pronunciare, in inglese, queste tre lettere: HBO. Sono l’abbreviazione di Home Box Office, un network televisivo via cavo nato originariamente, come rivela il nome, per proporsi come una sorta di cinema domestico, offrendo ai suoi abbonati la visione di film in anteprima e senza interruzioni pubblicitarie, ma il motivo per cui è conosciuto in tutto il mondo non c’entra col cinema ma con le serie tv.
HBO è infatti il canale che, tra fine anni 90 e inizio 2.000, con serie come Oz, Sex and the City, I Soprano, Band of Brothers e The Wire rivoluzionò completamente la serialità narrativa: mentre sui canali free si compivano gli esperimenti di Twin Peaks, X Files, Buffy e E.R., HBO poteva aggiungere anche la libertà dalla censura, un budget più elevato (anche perché le stagioni erano da meno episodi), una modalità di produzione più vicina al cinema (ogni stagione si girava cioè tutta insieme, prima della messa in onda, invece che parallelamente alla trasmissione) e la disponibilità a ospitare una scrittura più adulta e complessa.
Le ragazze di Sex and the City parlavano liberamente di sesso “come i maschi” (si diceva allora), ma anche e soprattutto come mai era accaduto prima sul piccolo schermo, e Tony Soprano era per la prima volta un personaggio esplicitamente negativo – ma in terapia psicoanalitica! – assunto come antieroico protagonista. Parliamo delle origini di HBO perché da domani, 13 febbraio, debutta anche in Italia la piattaforma HBO Max, cioè il servizio streaming di HBO, e si meriterebbe un’occhiata e qualche mese di abbonamento anche solo per l’esplorazione del suo ricchissimo catalogo: oltre ai titoli citati, sono targati HBO anche Six Feet Under e Angels in America, True Blood e Il trono di spade, Girls e Succession, Mildred Pierce e Olive Kitteridge, The Newsroom e Euphoria, Westworld e Watchmen, True Detective e The Last of Us, e l’elenco potrebbe continuare a lungo, anche con produzioni meno note ma non meno intelligenti, interessanti, appassionanti.
Al momento l’interezza del catalogo non è ancora stata resa nota, e sicuramente andrà a rimpinguarsi nei prossimi mesi, ma molte di queste serie saranno disponibili già al lancio, insieme ad altre ancora inedite in Italia, per esempio Industry, show di culto oltreoceano e ambientato nel mondo spietato dell’alta finanza londinese, che è giunto già alla quarta stagione ma che qui non s’era ancora visto: le serie HBO infatti arrivavano finora in Italia grazie a un accordo con Sky, che però non comprendeva tutti i titoli, ma solo una selezione, sparpagliando i rimanenti su altre piattaforme oppure, come appunto il caso Industry, rimanendo invisibili. Su HBO Max in contemporanea con gli Stati Uniti, inoltre, arriverà proprio in questi mesi, con un episodio a settimana, la seconda stagione di The Pitt, il medical drama iper realistico ambientato in un pronto soccorso di Pittsburgh spesso definito “erede di E.R.”, perché ha come protagonista Noah Wyle, come autore R. Scott Gemmill e come produttore John Wells, rispettivamente attore, sceneggiatore e produttore di E.R., appunto.
The Pitt, che già aveva sbaragliato a sorpresa la concorrenza ai premi Emmy lo scorso settembre, ieri sera ha ripetuto l’exploit ai Golden Globe, portando a casa sia la statuetta per miglior serie drammatica, sia quella per miglior attore protagonista drama per Noah Wyle. È HBO Max anche Hacks, che per il terzo anno di fila ha incoronato come miglior protagonista in una comedy Jean Smart e di cui in Italia aspettiamo ancora di vedere la terza e la quarta stagione.
In generale, quella di ieri sera ai Globe è stata un’ottima nottata per Warner Bros., che possiede appunto HBO Max, e che ha visto trionfare anche i suoi film Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson (quattro premi tra cui miglior film commedia, miglior regia e miglior sceneggiatura) e I peccatori di Ryan Coogler (vincitore della nuova statuetta al “Best Cinematic and Box Office Achievement”), proprio in questi mesi in cui tanto si discute della possibile acquisizione dello storico studio da parte di Netflix. L’invito è a recuperare le serie HBO e i film Warner, sperando di vederne ancora molti altri in futuro.


