Adesso in diretta

Ultimo giornale Radio

  • PlayStop

    GR di sab 14/12 delle ore 10:30

    GR di sab 14/12 delle ore 10:30

    Giornale Radio - 14/12/2019

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di sab 14/12

    La rassegna stampa di Radio Popolare

    Rassegna Stampa - 14/12/2019

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di ven 13/12 delle 19:50

    Metroregione di ven 13/12 delle 19:50

    Rassegna Stampa - 14/12/2019

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Mash-Up di ven 13/12

    Mash-Up di ven 13/12

    Mash-Up - 14/12/2019

  • PlayStop

    Doppia Acca di ven 13/12

    Doppia Acca di ven 13/12

    Doppia Acca - 14/12/2019

  • PlayStop

    Musiche dal mondo di ven 13/12

    Musiche dal mondo di ven 13/12

    Musiche dal mondo - 14/12/2019

  • PlayStop

    Esteri di ven 13/12

    1- Brexit ora a un passo dopo la grande vittoria di Boris Johnson. Ma la Gran Bretagna rischia di ..Ulster…

    Esteri - 14/12/2019

  • PlayStop

    Note dell'autore di ven 13/12

    Note dell'autore di ven 13/12

    Note dell’autore - 14/12/2019

  • PlayStop

    Il demone del tardi - copertina di ven 13/12

    Il demone del tardi - copertina di ven 13/12

    Il demone del tardi - 14/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di ven 13/12 (terza parte)

    Fino alle otto di ven 13/12 (terza parte)

    Fino alle otto - 14/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di ven 13/12 (seconda parte)

    Fino alle otto di ven 13/12 (seconda parte)

    Fino alle otto - 14/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di ven 13/12 (prima parte)

    Fino alle otto di ven 13/12 (prima parte)

    Fino alle otto - 14/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di ven 13/12

    Fino alle otto di ven 13/12

    Fino alle otto - 14/12/2019

  • PlayStop

    Cult di gio 12/12 (seconda parte)

    Cult di gio 12/12 (seconda parte)

    Cult - 12/12/2019

  • PlayStop

    Tazebao di gio 12/12

    Tazebao di gio 12/12

    Tazebao - 12/12/2019

  • PlayStop

    Memos di gio 12/12

    Piazza Fontana, la strage di stato. 50 anni fa la bomba alla Banca nazionale dell’agricoltura. Diciasette le vittime. Tre giorni…

    Memos - 12/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di gio 12/12

    Fino alle otto di gio 12/12

    Fino alle otto - 12/12/2019

  • PlayStop

    Radio Session di gio 12/12

    Radio Session di gio 12/12

    Radio Session - 12/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di gio 12/12 (prima parte)

    il risveglio di Popolare Network, l'edicola, la rubrica accadde oggi (prima parte)

    Fino alle otto - 12/12/2019

  • PlayStop

    Malos di gio 12/12

    Malos di gio 12/12

    MALOS - 12/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di gio 12/12 (seconda parte)

    l'edicola di Popolare Network, il brano del giorno (seconda parte)

    Fino alle otto - 12/12/2019

  • PlayStop

    Malos di gio 12/12 (prima parte)

    Malos di gio 12/12 (prima parte)

    MALOS - 12/12/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di gio 12/12 (terza parte)

    Paolo Silva, vice presidente associazione familiari delle vittime della strage di Piazza Fontana (terza parte)

    Fino alle otto - 12/12/2019

Adesso in diretta

Approfondimenti

50 anni in difesa delle proprie terre

Notre Dame des Landes è un piccolo villaggio di campagna a pochi chilometri da Nantes, città sulla Loira nel nord ovest della Francia. Ha solo duemila abitanti ma è famoso in tutto il Paese. Perché Notre Dame des Landes è, da 50 anni a questa parte, il simbolo della lotta ai grandi progetti inutili francesi.

Siamo all’inizio degli anni sessanta quando si comincia a immaginare un nuovo aeroporto del Grande Ovest. Dieci anni dopo, nel ‘74, lo Stato crea una Zona di pianificazione differita intorno al villaggio (Zone d’aménagement différé, ZAD, in francese) che ingloba 1.650 ettari di campi coltivati e zone umide da destinare al progetto.

Il nuovo aeroporto dovrebbe sorgere a solo 30 chilometri da quello di Nantes. Per i contadini della zona, che hanno resistito all’arrivo delle monoculture e vivono in fattorie familiari coltivando piccoli appezzamenti divisi da siepi e arbusti, c’è una sola opzione: battersi. Riuniti in un’associazione, occupano le terre espropriate o vendute allo Stato facendo in modo che la ZAD resti viva e coltivata. La resistenza locale e la crisi petrolifera convincono i vari governi a rimandare il progetto fino all’inizio degli anni 2000.

Nel 2008, il futuro aeroporto di Notre Dame des Landes viene dichiarato sito di pubblica utilità e lo Stato emette un bando per la costruzione che si aggiudicherà la multinazionale Vinci. Una parte degli abitanti storici della ZAD, che teme di non riuscire a resistere, chiede aiuto: chi può, venga a occupare. In poco tempo affluiscono nuove forze di ogni tipo: ecologisti più o meno radicali, gruppi anticapitalisti, giovani contadini…

La ZAD di Notre Dame des Landes viene ribattezzata Zona da Difendere (Zone à défendre) e gli occupanti si auto organizzano creando nuovi luoghi di vita e di sperimentazione. Negli anni successivi si moltiplicano le azioni di lotta sui cantieri degli studi preliminari, seguiti dalla repressione giudiziaria e gli interventi della polizia.

Nel 2012, anno di elezioni presidenziali, una manifestazione di diecimila persone in primavera e un lungo sciopero della fame spingono il governo di Sarkozy a concedere una tregua agli “Zaadisti”, termine un po’ dispregiativo con cui viene definito chi si oppone al progetto dell’aeroporto.

È sotto la presidenza Hollande, con Manuel Valls ministro dell’Interno e Jean-Marc Ayrault, l’ex sindaco di Nantes, primo ministro, che lo Stato lancia una dura offensiva. Più di duemila poliziotti vengono dispiegati sulla ZAD per quasi due mesi. La risposta degli occupanti e il sostegno della regione prima e della Francia poi sorprendono tutti. Soprattutto la polizia, che si trova davanti 40mila manifestanti molto determinati. L’operazione si conclude con un fallimento. Non solo la ZAD rimane occupata, ma le costruzioni distrutte dai poliziotti vengono rimpiazzate, ne nascono di nuove e il numero degli zaadisti aumenta esponenzialmente. A partire dal 2013, la ZAD accoglie sempre più iniziative pubbliche, laboratori, feste, pic-nic, catene umane, progetti agricoli… La nuova generazione di militanti ha preso il controllo degli accessi stradali, anche con barricate, trasformando l’area in una “zona senza leggi”, in cui le istituzioni francesi sono completamente assenti da ormai cinque anni.

Oggi, circa 300 persone di ogni età vivono in più di 70 luoghi sparpagliati su un territorio di circa 10km². Alcuni lavorano fuori dalla ZAD, altri sono studenti, altri vivono e lavorano sul posto, in parziale autarchia. Sulla ZAD infatti si coltivano i campi, si allevano api e bestiame, c’è persino un mulino che rifornisce di farina due panetterie. Come molti dei prodotti locali, secondo una logica che cerca di emanciparsi da un sistema economico capitalista e favorisce lo scambio, il pane è venduto a prezzo libero. Ci sono anche un birrificio, una biblioteca che accoglie spesso incontri con autori più o meno famosi, uno studio di musica rap e hip-hop, un’area concerti, uno spazio dedicato ai bambini e alle famiglie, delle sale riunioni o un muro da arrampicata. Il tutto è dominato da un faro-vedetta costruito al posto della torre di controllo del futuro aeroporto.

I militanti si sono organizzati in collettivi, uno che si occupa di raccogliere e far scoprire le piante medicinali, uno delle relazioni con la stampa, uno della biblioteca… Le decisioni si prendono in assemblea. L’assemblea degli abitanti si occupa di alcuni aspetti pratici di vita quotidiana. Quella degli utenti permette a tutti coloro che partecipano alle attività della ZAD, molti dei quali non vivono sul posto, di organizzare l’uso collettivo delle infrastrutture. Infine, l’assemblea di lotta coordina le azioni di protesta e organizza la resistenza.

Perché, nonostante la relativa tranquillità, il progetto dell’aeroporto è sempre d’attualità. I ricorsi ambientali sono stati respinti, i tribunali hanno validato le espulsioni e un referendum provinciale del 2016 ha visto vincere il sì al nuovo aeroporto con il 55,17% dei voti. Anche se nei comuni direttamente coinvolti dal progetto ha vinto il no. La palla è ora nel campo di Macron, che ha scelto come ministro dell’ambiente Nicolas Hulot, da sempre contrario all’aeroporto, e ha richiesto un nuovo studio di fattibilità che per la prima volta considera la possibilità di ampliare l’aeroporto di Nantes già esistente.

Il primo ministro Edouard Philippe ha indetto nuovi incontri con gli amministratori locali e ha richiesto uno studio giuridico per studiare la possibile rottura di contratto con Vinci, cosa che salverebbe il governo dalle penali mirabolanti in caso di abbandono del progetto. La decisione definitiva su un dossier vecchio di 50 anni dovrebbe arrivare a fine mese.

In ogni caso, le cose cambieranno per gli abitanti della ZAD. Se anche alla fine l’aeroporto non si dovesse fare, lo Stato dovrà intervenire per ristabilire la legalità. Se lo farà con la forza, come prevede il ministro dell’Interno Gérard Collomb, o con la diplomazia, per esempio concedendo la gestione di un progetto territoriale ai militanti riuniti in una qualche forma di associazione legale, come sperano alcuni politici, è tutto da vedere.
Gli zaadisti, loro, sono pronti. E danno già appuntamento sulla ZAD di Notre Dame des Landes il 10 febbraio per una grande manifestazione che segni l’inizio di una nuova fase di lotta.

  • Autore articolo
    Luisa Nannipieri
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni