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Conferenza sul clima: l’ultima chance

I discorsi del Segretario Generale dell’Onu Ban Ki Moon e del presidente francese Francois Hollande hanno aperto la Conferenza Mondiale sul Clima di Parigi.  Si tratta dell’ultima chance per il pianeta Terra, dicono gli analisti. Se non verrà trovata un’intesa sulla riduzione dei gas serra,  ci sarà un aumento del riscaldamento globale; le temperature saliranno con le conseguenti catastrofi ambientali.

Se i governi mondiali non invertiranno la rotta a Parigi, il futuro ci riserverà gli scenari più cupi: scioglimenti dei ghiacci dei Poli, innalzamento del livello dei mari, scomparsa di intere zone costiere, sommerse dall’acqua; desertificazione e cataclismi naturali. Bernardo Gozzini è un climatologo dell’Istituto di Biometeorologia di Firenze. Come ogni scienziato dell’ambiente ha grandi aspettative sulla conferenza di Parigi. Anche per lui, è l’ultima possibilità che (ci) diamo alla Terra.

“Personaggi ben più importanti di me, come Barack Obama,  l’hanno già detto. Il presidente Usa ha spiegato che questa è l’ultima generazione che può fare qualche cosa per il Pianeta. Con la sua inciclica, anche il Papa ha fatto un’affermazione simile”.

E’tutta una n questione di gradi (centigradi)?

“E’una questione complessa, come lo è il sistema climatico. L’accordo dovrà ridurre l’effetto serra e mantenere l’aumento della temperatura dell’aria al di sotto di quei famosi 2 gradi, una soglia che se superata, potrebbe portare a dei cambiamenti climatici irreversibili”.

Andando avanti così, quando verrà superata quella soglia?

Il 2015 sarà l’anno più caldo degli ultimi 135 anni.  La Noaa, l’ente americano per clima, ci ha già detto che il periodo tra gennaio e ottobre è stato il periodo più caldo, con un aumento dello 0.89 gradi centigradi. Sembra poco, ma guardando alla media a livello globale,  scopriamo invece che  in alcune specifiche aree del mondo abbiamo avuto un aumento ancora più sensibile, superiore al grado. Questo 2015 ci sta portando a soglie sempre più alte. Non è possibile dire quando arriveremo ai due gradi, ma sarà presto”.

E quando li avremo raggiunti che cosa accadrà?

“Già adesso vediamo alcuni effetti del riscaldamento globale. Io abito in Toscana. L’agricoltura è cambiata a causa dei cambiamenti climatici. Poi c’è tutto il tema della gestione idrica. Stiamo andando verso un forte variabilità. Anni in cui pioverà molto e anni in cui avremo siccità. Avremo poi fenomeni piovosi molto intensi in poche ore, le famose bombe d’acqua. Faranno disastri e non serviranno all’uomo. La gestione delle risorse idriche diventerà un problema, gravido anche di conseguenze drammatiche, come guerre e rivolte”.

Secondo alcuni esperti, gli accordi che verranno stipulati alla conferenza di Parigi non serviranno a impedire un aumento delle temperatura. Toccheremo i 2.7 gradi centigradi nel giro di qualche decennio…

“Potrebbero non bastare… Se in questa conferenza, i paesi partecipanti riusciranno a trovare un accordo, lo potremo considerare un buon punto di partenza per intese future sul clima.  Il problema sostanziale sarà quello di trasformare le promesse fatte dalla maggior parte dei capi di stato e di governo a Parigi in un’intesa vincolante. Se questo avvenisse, l’aumento di 2.7 gradi non ci sarà. Vedremo…”

Ci sono anche scenari catastrofici che parlano di un aumento di 3.7 gradi entro il 2100. Ci crede?

“Io non voglio essere catastrofista. Previsioni a così lungo termine sono difficili da fare. Certo è che se non invertiamo rotta, noi ci troveremo di fronte alla fine di una buona parte delle risorse del pianeta. Cambierà il sistema climatico e l’uomo sarà sempre meno importante. La Terra troverà un suo nuovo equilibrio, ma gli uomini faranno sempre più fatica a viverci”.

Non dobbiamo fare fantascienza, ma secondo alcuni arriveremo a questi scenari catastrofici. Il livello dei mari si alzerà, alcune zone costiere scompariranno, sommerse dall’acqua…

“Certo. Per ora vediamo il fenomeno soprattutto nell’Oceano Pacifico, il mare più grande. Nel Mediterraneo non abbiamo ancora registrato l’aumento del livello dell’acqua, ma altrove è già una realtà. Accanto a questo,  sulle coste avremo anche fenomeni climatici sempre più estremi. Le città sul mare verranno quindi colpite da questi due fattori: innalzamento del livello del mare e uragani. Uno scenario preoccupante”.

Uno scenario che è già dietro l’angolo.

 

 

 

  • Autore articolo
    Michele Migone
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    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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