l.bertolé/m.cavallo

“Non chiudete i tribunali per minori”

lunedì 27 febbraio 2017 ore 14:10

I diritti dei minori in Italia sono stati garantiti anche dall’esistenza di un tribunale ad hoc, composto sia da giudici togati che da giudici “onorari” (esperti di psicologia, antropologia, pediatria).

C’è, però, un progetto di legge, in discussione in commissione giustizia al Senato, che smonta l’impianto dei tribunali per i minorenni.

Quel progetto rischia di essere un pesante passo indietro nell’amministrazione della giustizia per adolescenti e bambini in Italia.

«In Italia abbiamo un problema, e cioè che alcune competenze che hanno a che fare con le famiglie e i minori sono frammentate tra il tribunale dei minorenni, i giudici che si occupano di tutela e i tribunali ordinari», racconta a Memos Lamberto Bertolè, presidente del consiglio comunale di Milano, fondatore della cooperativa sociale Arimo che assiste gli adolescenti in difficoltà.

Lamberto Bertolé

Lamberto Bertolé

«Di fronte a questa situazione – prosegue Bertolè – il parlamento, nella legge delega sulla giustizia civile in discussione al Senato, ha introdotto un capitolo sui minori che ci fa fare un grandissimo passo indietro (ndr, emedamento Donatella Ferranti, Pd, gennaio 2016). Vengono soppressi il tribunale per i minorenni e le relative procure per varare delle sezioni specializzate all’interno dei tribunali ordinari. La toppa (la cancellazione tribunale minori) – dice Bertolè – è peggio del buco (la frammentazione). Invece di rispondere al problema, si sta stravolgendo il sistema. Si rischia così di disperdere un capitale di esperienze e specializzazioni che sono il punto di forza del nostro sistema della giustizia minorile».

Ospite di Memos anche Melita Cavallo, per oltre quarant’anni in magistratura, è stata presidente del tribunale per i minorenni di Napoli, Milano e Roma.

Melita Cavallo

Melita Cavallo

«E’ la centralità data al bambino – sostiene Cavallo – che qualifica il lavoro dei tribunali per i minorenni. I casi che arrivano al tribunale sono sempre casi che si sarebbero potuti intercettare prima. Da parte dei servizi sociali, della scuola, del pediatra di base. Nel momento in cui noi ci rendiamo conto della complessità dei casi, della loro delicatezza, e della rapidità con cui dobbiamo rispondere, il tribunale è il più attrezzato a rispondere. Essendo il tribunale per i minorenni un organismo specializzato, riesce ad individuare il percorso opportuno, più giusto, per il bambino ascoltandolo. Il tribunale per i minorenni ha la possibilità di dare ascolto, di accogliere, di comprendere il bisogno e la necessità di un bambino. E ciò può essere fatto solo da un tribunale specializzato. Non lo può fare un tribunale ordinario – conclude Melita Cavallo – che ha fatto sempre altro e che improvvisamente si trova a dover ascoltare un bambino».

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Aggiornato martedì 07 marzo 2017 ore 15:50
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