A Syrian boy holds a toy gun as he plays soccer with others between destroyed buildings with graffiti that reads "Syria al-Assad," in the old city of Homs, Syria, Friday, Feb. 26, 2016. The U.N. Security Council is expected to vote Friday afternoon on a draft resolution endorsing the "cessation of hostilities" in Syria that is set to start at midnight local time. The draft, obtained by The Associated Press, also urges the U.N. secretary-general to resume Syria peace talks "as soon as possible."(AP Photo/Hassan Ammar)
SIRIA

La tregua tiene, ma fino a quando?

mercoledì 09 marzo 2016 ore 06:56

Tra pochi giorni, a Ginevra, dovrebbero riprendere i colloqui di pace sulla Siria. Il mediatore delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, ha fatto sapere che i negoziati veri e propri dovrebbero cominciare all’inizio della prossima settimana. Ovviamente molto dipenderà dalla situazione sul terreno. Da una decina di giorni è in vigore la tregua sponsorizzata da Russia e Stati Uniti. Una tregua che nonostante parecchie violazioni ha cambiato, almeno in questi giorni, la vita quotidiana di molti siriani.

La gente è tornata in strada. Nelle zone sotto il controllo dell’opposizione ci sono state diverse manifestazioni contro Bashar al-Assad, come all’inizio della rivolta.

Nessuno, però, si fida fino in fondo. Nessuno crede sul serio che la guerra sia destinata a finire con un negoziato politico. Anche perché molti pensano ancora che sia possibile vincere militarmente.

Le principali violazioni sono state nel nord, nelle province di Idlib e Aleppo, nella regione strategicamente più importante, dove già prima del cessate il fuoco si stava combattendo la battaglia decisiva per le sorti della guerra siriana. Ad Aleppo, per esempio, è stato colpito il quartiere curdo della città, probabilmente con un’azione di alcuni gruppi ribelli islamisti. Nella provincia di Idlib, invece, è stato bombardato un mercato, in una zona dove è molto forte la presenza di Al Nusra, il braccio siriano di Al Qaida. In entrambi i casi ci sono state parecchie vittime civili.

I gruppi esclusi dal cessate il fuoco perché considerati gruppi terroristici, proprio come Al Nusra, sono un elemento chiave di tutta questa vicenda. Una fonte di Radio Popolare nella provincia di Idlib ci ha detto che i miliziani di Al Nusra hanno lasciato i centri abitati e si sono spostati sulle montagne. Ma in realtà “alcuni miliziani – ci informa un attivista – si sarebbero trasferiti ad Aleppo, nei quartieri civili controllati dall’opposizione”. Una presenza che diversi abitanti non hanno gradito, perché mette ulteriormente a rischio la loro vita. Al Nusra, infatti, è obiettivo costante dell’aviazione russa e di quella siriana.

Ieri tre missili provenienti dal nord della Siria, probabilmente dalla zona controllata dallo Stato Islamico, sono caduti anche dall’altra parte del confine, sulla cittadina turca di Killis, a pochi chilometri dalla frontiera. Mentre la scorsa settimana c’erano state violazioni alla periferia di Damasco, nella Ghouta Orientale, dove l’esercito è riuscito ad avanzare nelle zone controllate dai ribelli.

Nonostante tutto questo i combattimenti e i raid aerei si sono ridotti drasticamente.

La situazione è quindi migliorata? Dipende dai punti di vista. In questo inizio 2016 le Nazioni Unite e la Croce Rossa hanno consegnato aiuti ad almeno il 30 per cento dei centri rimasti sotto assedio. L’anno scorso i convogli con gli aiuti umanitari non erano mai riusciti a muoversi.

Ma quelle zone rimangono sempre sotto assedio. Lo confermano diverse fonti di Radio Popolare da Madaya, la città tra Damasco e il confine libanese circondata dagli Hezbollah libanesi, tra i principali alleati di Assad. “Non ci sono più combattimenti – ci racconta un attivista – ma i miliziani di Hezbollah hanno mantenuto le loro posizioni e tra gli aiuti alimentari arrivati con le Nazioni Unite non c’è carne e nemmeno pollo. Niente proteine. Molti bambini, circa duecento, continuano ad avere gravi problemi di salute”.

Le dinamiche quindi sono le solite della guerra. “UROMZ, una ong auto-finanziata dai cittadini di Madaya – ci spiega un cittadino – ha distribuito cento dollari a tutte le famiglie, in modo che possano comprare carne in scatola sul mercato nero. E una parte di quei soldi finisce ai soldati di Hezbollah che controllano i check-point intorno a Madaya”.

A questo punto molto dipenderà da quello che decideranno di fare gli attori esterni di questa guerra, che in questi anni hanno alimentato il conflitto siriano. “I gruppi armati sono scettici – ci dice una nostra fonte da Huritan, uno dei pochi centri tra Aleppo e il confine turco ancora in mano all’opposizione. Pensano che il regime e la Russia vogliano sono guadagnare tempo”. C’è ancora molta cautela, esattamente come all’inizio della tregua. A un certo punto, soprattutto se riprenderanno i colloqui di pace a Ginevra, i tanti attori della guerra siriana dovranno iniziare a scoprire le carte.

Aggiornato giovedì 10 marzo 2016 ore 19:10
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