l'intervista

In difesa dei gol fantasma

mercoledì 03 febbraio 2016 ore 17:44

Dopo il libero e la presa sul retropassaggio al portiere, anche il gol fantasma è destinato all’archeologia del pallone.

La Uefa, massimo organismo del calcio continentale, ha detto sì all’uso della goal-line technology, che sarà utilizzata nell’Europeo al via a giugno in Francia e nella prossima Champions League. In Italia il cosidetto occhio di falco è già usato, come dimostrano i recenti casi di Udinese-Roma e Lazio-Juventus.

Mai più gol-non gol dunque. Quelli di una volta, ancor più, finiscono per fare storia.

Quella recente, come nel caso della rete non convalidata al milanista Muntari contro la Juventus che avrebbe potuto cambiare la storia della corsa  scudetto nella stagione 2011/2012. Oppure quella ancora più clamorosa non assegnata all’inglese Frank Lampard contro la Germania ai Mondiali sudafricani.

Ma il gol fantasma più celebre di sempre è stato realizzato, in questo caso sì, da Geoff Hurst. Era il 1966 e quella volta disse bene all’Inghilterra e male ai tedeschi: grazie al gol del 3 a 2 convalidato al centravanti, i padroni di casa vinsero il loro primo e solo titolo planetario.

Quella rete ha fatto discutere per decenni, anche perché a prendere la decisione fu tal Bakhramov, guardalinee azero che non sapeva una parola di inglese e comunicò la validità a gesti. Nelle scorse settimane a SkyUk l’ex Liverpool Jamie Carragher ha provato, grazie alla tecnologia satellitare, che quella palla di 50 anni fa era effettivamente entrata.

Tornando in Italia entrò senza dubbio, il 12 gennaio 1975 durante Ascoli-Bologna, il gol del 4 a 1 di Beppe Savoldi, lanciato da Bulgarelli. Entrò, ma poi uscì , e visto che la goal line technology allora era fantascienza, l’arbitro Barbaresco di Cormans fece proseguire.

Miracolo al Del Duca? No, il raccattapalle Domenico Citeroni buttò fuori il pallone dalla rete e nessuno se ne accorse, o meglio non chi avrebbe dovuto.

Allora aveva 15 anni, si prese una ramanzina e diventò famoso per qualche giorno. Oggi Citeroni ne ha 56, continua a vivere ad Ascoli e a seguire la squadra della sua città. E continua a opporsi alla goal line technology.

Ascolta qui l’intervista con Domenico Citeroni

Domenico Citeroni

Aggiornato giovedì 04 febbraio 2016 ore 10:22
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