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I dubbi sulla morte di Oussama Benrebha, Valery Gerasimov è il nuovo capo delle forze russe in Ucraina e le altre notizie della giornata

Il racconto della giornata di mercoledì 11 gennaio 2023 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Oussama Benrebha è stato trovato senza vita nel fiume Brenta. Secondo la polizia sarebbe annegato scappando da un controllo; secondo una sua amica sarebbe stato picchiato e gettato nel fiume dagli agenti. Il ministero della difesa russo ha comunicato un altro cambio all’interno delle leadership militare. Il Partito Democratico va verso un’intesa sulle regole per le primarie. Questa mattina Giorgia Meloni ha rivendicato la scelta di aumentare le accise. È morto l’editore Marco Tropea.

Le accuse di un’amica di Oussama Benrebha ai poliziotti

(di Mattia Guastafierro)

È una storia ancora tutta da decifrare quella accaduta nei dintorni di Padova ieri pomeriggio. Quattro ragazzi stranieri si trovano sulla sponda del fiume Brenta, all’altezza di Pontevigodarzere, una zona nota di spaccio. Passeggiano lungo la strada, quando una Volante li nota e li ferma per un controllo. Alla vista della polizia, due fuggono, gli altri vengono bloccati. Tra questi c’è Oussama Benrebha, 23 anni, tunisino, padre di un bambino piccolo. Secondo i giornali locali, era in Italia da circa un anno e lavorava in nero come bracciante. In base a quanto afferma la questura, Benrebha reagisce al controllo, c’è una colluttazione, ferisce uno degli agenti, prima di gettarsi nel fiume. Il suo corpo verrà ritrovato questa mattina dai sommozzatori a 8 metri di profondità. La sua storia è simile a quella di un altro ragazzo, Khadim Khole, anche lui morto annegato nello stesso punto del Brenta meno di due anni fa, mentre scappava dalla polizia dopo un furto. Simile, se non per un particolare. Un’amica di Benrebha lancia oggi una pesante accusa gli agenti.

 

Questa la testimonianza alle tv locali dell’amica di Benrebha, secondo cui gli agenti avrebbero anche usato uno spray contro i due fermati. La Questura ha smentito la sua versione, contestandone le incongruenze e annunciando una denuncia. Spetterà ora alla procura di Padova fare luce su una vicenda che dal singolo caso, ripropone con forza il tema degli equilibri precari tra la città di Padova e la comunità straniera che la abita. Per ora non è stato aperto alcun fascicolo, ma non è escluso che i magistrati possano muoversi a breve.

L’ennesimo cambio nella leadership militare russa

I combattimenti a Soledar continuano. L’ha detto il presidente ucraino Zelensky, specificando che il fronte Donetsk sta tenendo. La precisazione ucraina arriva dopo che il capo della Wagner aveva detto che la città era caduta. Il consigliere della presidenza Ucraina, Podolyak ha detto che la battaglia di Soledar e Bakhmut è la “più sanguinosa” dall’inizio dell’invasione.
Intanto il ministero della difesa russo ha comunicato un altro cambio all’interno delle leadership militare. Il capo di stato maggiore russo Valery Gerasimov è stato nominato capo del raggruppamento congiunto delle forze impegnate nell’operazione militare speciale in Ucraina, spiegando che la decisione è dovuta all’”espansione delle dimensioni dei compiti” e alla necessità di una “maggiore efficienza”.
Abbiamo chiesto come leggere questo ennesimo cambio a Francesco Strazzari, professore di relazioni internazionali alla scuola superiore S.Anna di Pisa.

Il Pd si divide sulle regole per le primarie

(di Anna Bredice)

Evitare di contarsi e spaccare il partito anche sulle regole per fare le primarie. A questo è servito il lungo rinvio della direzione che sta iniziando in questi minuti e che deve decidere in maniera definitiva se consentire il voto on line alle primarie, che pare sicuro avverranno il 26 febbraio. Un accordo sembra che si sia trovato e in sostanza prevede il via libera al voto da remoto solamente per alcuni casi specifici, come ad esempio studenti fuori sede, anziani, persone con disabilità, chi abita in paesi di montagna dove diventa difficile organizzare un gazebo per il voto. Una via d’uscita che non apre il voto on line a tutti, ma nello stesso tempo lo introduce nel regolamento per le primarie e questa è una grande novità, perché se alcuni ritengono che varrà solo per questo voto, in ogni caso diventa un precedente. Rimane da stabilire come fare per chi vuole votare dall’estero, se consentire anche a loro il voto digitale oppure il solo abituale gazebo. La questione non è solo pratica, è anche politica, perché un voto esteso anche da remoto apre la consultazione a molti più militanti ed elettori, simpatizzanti che potrebbero sostenere Elly Schlein, la quale punta di più al voto che arriva fuori dal semplice numero degli iscritti al partito, che in ogni caso dovranno nelle ultime settimane prima del 26 febbraio nei congressi dei circoli scegliere tra i 4 candidati chi sono i primi due che andranno alle primarie aperte. Se Schlein ha sempre sostenuto il voto on line, Bonaccini e De Micheli l’hanno un po’ subito, se non respinto, e ora hanno cercato di contenerlo solo per alcuni casi specifici, ma tra studenti e persone all’estero la platea potrebbe anche allargarsi. L’accordo ci sarebbe e dovrebbe essere approvato senza arrivare ad una conta.

Meloni prova a giustificarsi sul caro benzina

(di Luigi Ambrosio)

C’è un passaggio nel video di oggi di Giorgia Meloni in cui la Presidente del Consiglio se la prende con chi nei giorni scorsi ha denunciato le presunte speculazioni sul prezzo dei carburanti.
Facendo finta di dimenticare che è stata la sua parte politica. Quando, di fronte agli aumenti determinati dalla reintroduzione delle accise tagliate da Draghi, la destra ha puntato il dito contro i benzinai, ha evocato l’invio della Guardia di Finanza, ha promesso battaglia contro gli approfittatori.
Poi si è scontrata con la realtà dei fatti: gli aumenti sono il frutto della decisione di rimettere le accise.
E allora? Allora, cambio di strategia.
“Il prezzo medio della benzina la scorsa settimana è stato di 1.812 al litro” ha detto Meloni aggiungendo: “ci piacerebbe fosse più basso ma quanto cambia rispetto al passato?”
Beh, cambia. Quei 30 centesimi di tasse al litro in più, ad esempio. Quelle che Meloni e Salvini avevano giurato di togliere. E qui per la Premier si è aperta una nuova falla: lei ha provato a negare di avere mai promesso il taglio delle accise ma è stato un attimo andare a vedere che nel programma di Fratelli d’Italia il taglio c’era. Allora, ulteriore cambio di comunicazione: “si è vero ma lo avevamo promesso solo se avessimo avuto più entrate”.
E come le potevi immaginare più entrate visto che si è votato a ridosso della finanziaria e che i conti da portare a Bruxelles erano quelli del governo Draghi? Insomma non regge.
“E allora con quei soldi faremo politiche sociali!” è stato l’ennesimo tentativo di Meloni di coprire la figuraccia.
Ecco. Forse nella prossima finanziaria intendeva, perché in questa se ne sono viste pochine, di politiche sociali.
Se ne riparla tra un anno, dai.

Addio a Marco Tropea

(di Ira Rubini)

La scomparsa di Marco Tropea, editore, traduttore, autore e molto altro ancora, ci priva di una figura di riferimento per la cultura italiana. Fondatore di una importante e innovativa casa editrice, attiva dal 1996 al 2014, prima di allora era stato militante del Movimento Studentesco e aveva lavorato come editor per Mondadori e Longanesi. Il suo esordio fu contraddistinto dalla traduzione del thriller Il giorno dello sciacallo di Frederick Forsyth, nel 1972, complice il ruolo di direttore della collana dei Gialli Mondadori di suo zio, Alberto Tedeschi. Nel 1989, creò con Laura Grimaldi la casa editrice Interno Giallo, poi rilevata da Mondadori. Tropea si sposta allora nel gruppo Longanesi, dove lavora come coordinatore delle case editrici.
La Marco Tropea Editore nasce nel 1996, all’interno del gruppo Il Saggiatore, e si distingue subito per il suo connotato di internazionalità. Fra gli autori pubblicati: Arturo Pérez-Reverte, Jonathan Lethem, Noam Chomsky, Giorgio Galli, Paco Ignacio Taibo II. Proprio quest’ultimo lo ha ricordato così sul suo profilo Twitter: „…‘il migliore degli editori italiani, vecchio amico e fedele compagno degli autori della mia generazione. Per quelli di noi che hanno collaborato con lui, indimenticabile. Devo a lui quasi tutto quello che so sull’editoria».

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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

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    Strage di Lampedusa: identificata la vittima 186

    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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    Presto Presto - Interviste e Analisi di giovedì 15/01/2026

    Giuseppe Acconcia, Docente di Storia Delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano analizza la ripercussione della violentissima repressione sulle manifestazioni iraniane e prova a delineare quale potrebbe essere la via d'uscita del regime e la tenuta delle proteste. Riccardo Noury, portavoce Amnesty Italia, presenta l’iniziativa di venerdì con Women Life Freedom for Peace and Justice sulla scalinata del Campidoglio per esprimere solidarietà alla popolazione iraniana. Il Ministro degli Interni ieri in Parlamento ha definito Hannoun, il presidente dell'Associazione di solidarietà con la Palestina in carcere con l'accusa di aver finanziato Hamas, capo di una cellula di Hamas in Italia, ma cosa dicono le carte della Procura di Genova? Ce lo spiega  Mario Di Vito, giornalista de il manifesto, che racconta come le accuse contro Hannoun arrivino da un'agenzia dell'intelligence israeliana senza possibilità di verifica e soprattutto senza prove (come dice la stessa agenzia). Tareke Brhan presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 in cui 368 persone persero la vita, ci racconta l'identificazione della vittima 186 del maxi naufragio,  un uomo, originario dell'Eritrea, sepolto al cimitero di Bompensiere nel Nisseno, che grazie all'equipe di Labanof dell'Università di Milano ha finalmente un nome.

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