
Incassato il via libera alla candidatura del figlio al congresso del Pd campano, Vincenzo De Luca riprende come sempre le sue dirette Facebook settimanali, e il tono è quello di sempre: il capo che non si fa dettare la linea da nessuno. Anzi, da governatore uscente ritiene che da lui debbano passare i temi del programma per le prossime regionali: “Sono impegnato a fare in modo – dice – che il programma, al di là dei candidati, risponda agli interessi della Campania.”
Non cita Roberto Fico, ma parla di “qualità, esperienza e competenza dei candidati”, come quando, con le stesse parole, esprimeva i suoi dubbi sull’ex presidente della Camera. Eppure, l’accordo su Roberto Fico è fatto: ai primi di settembre si attende l’arrivo di Giuseppe Conte a Napoli per l’annuncio ufficiale.
Il via libera è arrivato con la concessione al governatore uscente che il candidato al congresso del Pd regionale sarà il figlio, il deputato Piero De Luca. Una decisione che ha lasciato molta amarezza anche in alcuni esponenti della segreteria nazionale. Sandro Ruotolo, che ambiva a candidarsi al congresso, parla di una ferita subita, ma che consente – dice – di chiudere con la stagione di De Luca.
Ci sarà bisogno di settimane perché questa scelta venga accettata anche a livello locale dai militanti più vicini a Elly Schlein: un boccone amaro da digerire, in cambio di un’alleanza di coalizione forte e in grado di vincere una regione che la destra vorrebbe portare come bottino in vista delle prossime elezioni.
Nel frattempo, De Luca continua con il suo stile: attacca Decaro in Puglia perché si sarebbe permesso di porre veti a chi ha governato in precedenza; parla di Puglia per non parlare direttamente di sé. Poi attacca a muso duro il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, vicino a Elly Schlein, che contesta la scelta di Regione e Ministero della Cultura di imporre il nome del sovrintendente al Teatro San Carlo.
E siamo solo all’inizio: tra poco si passerà alla composizione delle liste, a cominciare da quella dello stesso De Luca, a sostegno di Roberto Fico.