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“Perché lo Stato ci ignora?”

A pochi passi dal Senato, nella piazza del Pantheon, si ritrovano i cittadini stranieri in attesa dell’approvazione della legge sullo ius soli. Perlopiù ragazzi, studenti delle superiori o universitari, nati in Italia. Un sit-in di qualche ora per ricordare alla politica le promesse fatte e per ora disattese.

Bersani nel 2013 aveva annunciato che il primo provvedimento che avrebbe presentato sarebbe stato proprio lo ius soli. Di proposte negli anni ne sono state fatte molte, anche Gianfranco Fini ne aveva presentata una, accolta con un certo fastidio e imbarazzo dagli alleati di centrodestra.

Il governo Renzi aveva accelerato e nel 2015 alla Camera era stato approvato un testo, considerato un po’ di mediazione, che ha raccolto varie proposte e ha trovato poi una maggioranza in aula. Si tratta dello “ius soli temperato”, ovvero viene riconosciuta la cittadinanza a chi è nato in Italia, ma condizionata anche da altri fattori: potrà averla chi è nato in Italia da genitori stranieri e almeno uno di loro in possesso del permesso di soggiorno permanente o di lungo periodo; un minore straniero che è arrivato in italia nei primi 12 anni di vita e vi ha frequentato la scuola per almeno cinque anni; un minore entro i 18 anni, che risieda in Italia da almeno sei e abbia frequentato un ciclo scolastico.

Il provvedimento però, una volta arrivato in Senato, è rimasto incagliato alla Commissione Affari Costituzionali, una commissione importantissima dove arrivano provvedimenti altrettanto importanti per i quali un accordo è spesso difficile, si pensi alle Unioni civili.

Il 21 febbraio doveva arrivare in aula, invece ci sono ancora da discutere migliaia di emendamenti, una tecnica ostruzionistica svolta principalmente dalla Lega.

Matteo Orfini, presidente del Pd, ha promesso che si farà di tutto per l’approvazione, compreso il voto di fiducia, se necessario. Ma il dubbio è se una legge così, attesa da quasi un milione di ragazzi stranieri nati in Italia, potrà essere approvata in un momento così complicato della vita politica: il governo Gentiloni, che sembra avere pochi obiettivi, ma fondamentali, come far quadrare i conti pubblici, e non sembra volerne aggiungere altri, un Pd diviso in due, all’ultimo sit infatti c’erano sia Orfini, che Laforgia, nuovo capogruppo di Democratici e Progressisti e poi, non ultimo, le elezioni amministrative alle porte, spesso vinte da chi parla solo di sicurezza legata all’immigrazione.

Eppure ad attendere la legge sono tanti, ragazzi nati e ormai radicati in Italia, già universitari, ma che ogni anno sono costretti a fare la fila in Questura per il permesso di soggiorno. E’ la storia, tra le tante, di Manel, una ragazza di origine tunisine, che oltre che per sé deve trovare parole per spiegare al fratello di pochi anni perché non è ancora italiano, visto che frequenta la scuola e gioca ogni giorno con i suoi compagni.

Manel 27 anni frosinone

Secondo il ministero dell’Istruzione a fine 2015 gli alunni stranieri nell’anno scolastico in corso erano quasi 806mila tra scuole dell’infanzia, primarie, e superiori. Di questi 360mila non erano nati in Italia, ma frequentavano da anni le scuole pubbliche. Complessivamente i ragazzi che potrebbero ottenere la cittadinanza grazie allo ius soli sono più di un milione.

Al sit-in c’era anche un regista dello Sri Lanka, Suranga Katugampala, che ha realizzato un film che uscirà tra poche settimane in Italia incentrato sui rapporti tra prima e seconda generazione, ciò che accade nelle famiglie tra genitori e figli. Il film si chiama Per un figlio e il regista racconta che è nato anche dalle storie e esperienze di chi gli sta vicino.
registra Katugampala

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    Anna Bredice
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    «Milano è un contesto mafioso, né più né meno di come può esserlo la Calabria». Sono le parole della procuratrice aggiunta di Milano, Alessandra Cerreti, pronunciate durante la requisitoria al processo Hydra. Ieri c'è stata la prima sentenza per una settantina di imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Tra i condannati (Mariano Rosi, Filippo Crea, Giuseppe Fidanzati e altri), stando all’inchiesta della Procura di Milano ci sono figure di primo piano del crimine organizzato in Lombardia. L’inchiesta Hydra - che ha portato al processo - ha messo in luce “un sistema mafioso lombardo”, un’alleanza tra esponenti di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra. Un sistema per compiere dalle rapine alle truffe, dal riciclaggio di denaro alle intestazioni fittizie di beni, fino alle false fatturazioni, alle estorsioni. Tra i reati contestati c'è anche il traffico di droga e di armi. Pubblica ha ospitato lo storico Enzo Ciconte e il ricercatore dell’università Statale di Milano, Andrea Carnì, autore di un importante libro per la conoscenza del fenomeno mafioso in Lombardia uscito in questi ultimi mesi dal titolo «Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia» (Futura 2025).

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