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Per gli assessori, Sala è la continuità

Un racconto di quanto è stato fatto con Giuliano Pisapia come sindaco, per ribadire che la continuità è Giuseppe Sala, commissario unico a Expo, appoggiato da gran parte della giunta Pisapia.

E’ quanto successo in una affollata serata al Teatro Elfo Puccini, segnata da una folla di supporter e simpatizzanti, molti dei quali rimasti fuori dal teatro. Era la prima uscita di Giuseppe Sala come candidato alle primarie del centrosinistra di Milano. Lo stesso manager, a un certo punto, è uscito a scusarsi con le persone in fila per il poco spazio.

L’effetto “pieno” è stato ottenuto grazie anche a uno spazio non troppo grande, sia in sala che nel foyer, e questo ha dato molto calore alla serata, durata alla fine poco meno di due ore, con molte persone nei corridoi ad ascoltare dai televisori predisposti per l’atteso tutto esaurito.

La serata ha avuto come protagonisti gli assessori Daniela Benelli, Chiara Bisconti, Franco D’Alfonso, Marco Granelli, Pierfrancesco Maran, Cristina Tajani e l’ex vicesindaco Lucia De Cesaris, la più applaudita, commossa e polemica, sia con la sinistra radicale per le vicende del cambio di affitti in Galleria, sia per la proposta della vicesindaco, e candidata alle primarie, Francesca Balzani di istituire il sindaco di notte: “eravamo io e Granelli per le esondazioni del Seveso”.

Il ruolo del traghettatore è spettato a D’Alfonso, tra gli animatori della candidatura di Giuliano Pisapia, e ideatore del documento che ha portato gran parte dell’attuale giunta a sostenere Sala.

All’Elfo Puccini c’erano anche gli ex assessori Bruno Tabacci e Maria Grazia Guida, e al manager di Expo non manca il sostegno dell’assessore Carmela Rozza.

Nel suo discorso Sala ha ribadito che “va bene indossare le sacre vesti della politica, ma non dimenticherò il mio mestiere”. Non a caso ha pure sottolineato la necessità di attirare investimenti privati grazie a progetti credibili. Il manager di Expo si è pure soffermato sulla necessità del “rinnovamento della macchina comunale, che è un argomento su cui cittadini e imprese hanno attese elevate e dove il digitale ci dà tante possibilità”.

Quasi a sorpresa tra i suoi pilastri ha citato “la cultura come occasione per Milano, che non ha la capacità di vendere e promuovere per due o tre giorni la città della Basilica di Sant’Ambrogio e del Cenacolo”.

Oggi la campagna elettorale farà tappa al cinema Anteo, per il dibattito tra Sala e l’assessore ai servizi sociali Pierfrancesco Majorino, che ha caratterizzato a sinistra la sua campagna, mentre sabato all’Elfo Puccini ci sarà la vicesindaco Francesca Balzani, la più vicina a Giuliano Pisapia, che sta ancora raccogliendo le firme per la presentazione.

  • Autore articolo
    Fabio Fimiani
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    «Milano è un contesto mafioso, né più né meno di come può esserlo la Calabria». Sono le parole della procuratrice aggiunta di Milano, Alessandra Cerreti, pronunciate durante la requisitoria al processo Hydra. Ieri c'è stata la prima sentenza per una settantina di imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Tra i condannati (Mariano Rosi, Filippo Crea, Giuseppe Fidanzati e altri), stando all’inchiesta della Procura di Milano ci sono figure di primo piano del crimine organizzato in Lombardia. L’inchiesta Hydra - che ha portato al processo - ha messo in luce “un sistema mafioso lombardo”, un’alleanza tra esponenti di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra. Un sistema per compiere dalle rapine alle truffe, dal riciclaggio di denaro alle intestazioni fittizie di beni, fino alle false fatturazioni, alle estorsioni. Tra i reati contestati c'è anche il traffico di droga e di armi. Pubblica ha ospitato lo storico Enzo Ciconte e il ricercatore dell’università Statale di Milano, Andrea Carnì, autore di un importante libro per la conoscenza del fenomeno mafioso in Lombardia uscito in questi ultimi mesi dal titolo «Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia» (Futura 2025).

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    Il sindaco di Isernia Piero Castrataro dorme dal 26 dicembre scorso in tenda, accampato davanti all’ospedale cittadino Ferdinando Veneziale. La protesta serve a chiedere risorse e iniziative alla regione Molise per rilanciare la struttura, visto che la desertificazione sanitaria avanza senza ostacoli. Secondo la pianta organica, al pronto soccorso dovrebbero esserci tredici medici. Invece ce ne sono solo quattro. In radiologia tre su dodici. L'ortopedia è al lumicino, altri reparti vanno a singhiozzo. Per mancanza di monitor funzionanti, solo cinque letti di cardiologia su dieci sono attivi. In queste condizioni, il ricorso ai gettonisti è quasi obbligatorio. Castracaro insiste e dice che finché non avrà risposte chiare non mollerà. La situazione in regione è peggiorata nel corso degli anni. La rete ospedaliera nel 2009 aveva quasi 1.800 posti letto e ora sono mille. Il peso della sanità privata invece si è moltiplicato: nel 2009 le imprese avevano il 10% dei posti letto, oggi circa il 40%. Mentre i cittadini vedevano sparire i reparti pubblici la sanità accreditata remunerata con soldi statali ha prosperato. Un piccolo (grande) esempio di come il servizio sanitario nazionale, introdotto in Italia nel 1978 dall’allora ministra della salute Tina Anselmi, si stia progressivamente sgretolando, a nord così come a sud. L'intervista di Cinzia Poli e Alessandro Braga al sindaco Piero Castrataro.

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