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Nero vita. Una storia di moderna schiavitù, il graphic novel di Daria Bogdanska

Nero vita. Una storia di moderna schiavitù, il graphic novel di Daria Bogdanska

Daria è una ragazza polacca che negli anni ha vissuto e lavorato in diversi paesi europei. Nata a Varsavia nel 1988 da una madre che faceva la donna delle pulizie, ha iniziato la sua vita da girovaga molto giovane, facendo sempre dei lavori non specializzati per riuscire a mantenersi da sola. Quando nel 2013 arriva in Svezia per seguire un corso di fumetto a Malmö, però, le cose si complicano. Alcuni anni prima, per inasprire le condizioni di accesso agli stranieri, il paese ha cambiato le regole con cui ottenere il personnummer, l’equivalente del nostro codice fiscale, senza il quale non si può lavorare né beneficiare del welfare e dei servizi locali. Per averlo bisogna dimostrare di avere dei soldi da parte, che Daria non ha, o di studiare in un’università svedese, ma il suo corso dura troppo poco, o ancora avere un lavoro. Che senza personnummer non si può avere.

In questo circolo burocratico vizioso, Daria trova delle scappatoie arrabattandosi con amici della scena alternativa di Malmö, spacciandosi per una di loro per andare a contare manualmente i ciclisti per il comune e soprattutto facendosi assumere in nero in un ristorante bengalese di uno dei quartieri in via di gentrificazione della città. Le condizioni in cui lei e i suoi colleghi sono costretti a lavorare però la rivoltano, al punto che finirà per iscriversi a un sindacato e a collaborare con una giornalista per denunciare lo schiavismo moderno a cui sono sottoposti per 50 corone l’ora (circa 5 euro).

Intitolato Wage Slaves, schiavi del salario, nella versione originale, pubblicato in Italia da Mesogea e recentemente presentato anche alla terza edizione del Festival di letteratura working class a Campi Bisenzio, Nero vita è il graphic novel in cui l’autrice, Daria Bogdanska, racconta la sua lotta e tutte le difficoltà, il sentimento di alienazione e le angosce che ha dovuto affrontare in quegli anni. Dai problemi personali e sentimentali a quelli lavorativi appunto, tratteggiati sulla pagina con uno stile personale, nato proprio tra un servizio e l’altro al ristorante, che aggiunge un tocco di graphic journalism e di critica sociopolitica al memoir schietto e autoironico. Al tempo stesso semplice, rapido e dinamico ma preciso e particolarmente dettagliato quando si tratta di rappresentare le espressioni e i sentimenti dei protagonisti, oltre che le atmosfere della Malmö underground, il suo tratto può evocare quello di Marjane Satrapi in Persepolis, anche se è decisamente più punk.

È un romanzo a fumetti che si iscrive nel filone dei libri che svelano il lato oscuro dell’emigrazione, anche nella ricca Europa e anche per i giovani europei, nonostante siano quelli che poi hanno più strumenti e possibilità di uscirne meglio. E, nel caso, di Daria, persino di cambiare le cose. Certo, la lotta non è facile e questo fumetto non la idealizza per nulla, anzi. A volte è già tanto se si può rivendicare una piccola vittoria, anche se non era quella a cui si puntava. Ma anche quella può ispirare chi verrà dopo di noi e nutrire la speranza di un futuro più giusto, in cui chi lavora lo fa degnamente.

Nero vita – una storia di moderna schiavitù. Di Daria Bogdanska. Traduzione di Caterina Pastura. 200 pagine in bianco e nero. Mesogea, 22 euro.

  • Autore articolo
    Luisa Nannipieri
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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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