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Lombardi abbandona il mini-direttorio 5stelle

Niente correnti come negli altri partiti, niente liti soprattutto se queste si rispecchiano nei ritardi quando si deve creare una giunta. Nel conflitto che si era aperto tra Virginia Raggi e Roberta Lombardi, a perdere è stata la seconda. La deputata, ma anche potente esponente del Movimento a Roma lascia l’incarico nel mini-direttorio, rendendo più libera Virginia Raggi nelle decisioni che dovrà prendere.

Lombardi nega liti o frizioni con la sindaca, ma l’abbandono avviene qualche giorno dopo l’incontro tra Raggi e Beppe Grillo. Una sorta di premiazione sul campo da parte del capo del Movimento per la sindaca, che subito dopo la sua vittoria, aveva fatto capire che le regole imposte dal direttorio le stavano strette e avrebbe voluto una maggiore autonomia nella scelta degli assessori, senza soccombere a quelle dinamiche di correnti, con candidati scelti e imposti da altri.

Il direttorio comunque rimane, anche se privo della rappresentante che in questi mesi ha avuto più occasioni di conflitti e con la sindaca. Le tensioni erano esplose nelle settimane in cui Virginia Raggi doveva completare la giunta, che a Torino, dove non esiste questo schema di controllo da parte dei parlamentari del territorio, era già stata completata.

Il caso è nato con la nomina di Daniele Frongia e poi di Daniela Morgante, due nomi sui quali le due donne non si sono trovate d’accordo per i ruoli a cui erano stati candidati. Quello scontro ha acuito le differenze, e l’insofferenza di Virginia Raggi. Nei giorni scorsi Grillo ha incontrato la sindaca e altri parlamentari, ma non Roberta Lombardi.

Per Grillo Roma è fondamentale, e vorrebbe evitare liti interne e conflitti, quando invece ci sarebbe per lui da giocare la carta del Movimento non solo nella Capitale, ma per il Governo, quando ci saranno le politiche. Poche tensioni, e una maggiore autonomia per la sindaca, il che non vuol dire che è libera di fare di testa sua. Dall’incontro con Grillo è più probabile che si sia rafforzato l’asse Roma-Milano, tra il Campidoglio e la Casaleggio associati.

  • Autore articolo
    Anna Bredice
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    Neil Young torna a prendere apertamente posizione contro Donald Trump. L’artista utilizza i suoi social e siti per commentare le recenti tensioni politiche e riaffermare la sua storica contrarietà nei confronti del presidente degli Stati Uniti. Young lancia un appello diretto al pubblico, invitandolo a prendere coscienza della situazione attuale. Secondo il musicista, il Paese starebbe attraversando una fase di profondo declino politico e sociale, che attribuisce alla leadership e all’influenza di Trump. Il grande cantautore canadese naturalizzato statunitense afferma che Trump sta causando danni progressivi al Paese e sta accentuando fratture interne sempre più profonde. “Rendiamo l’America di nuovo grande”, ha scritto Young. “Non sarà facile finché cercherà di trasformare le nostre città in campi di battaglia per poter annullare le nostre elezioni con la legge marziale e sottrarsi a ogni responsabilità”. Nel suo intervento, il cantautore richiama anche alla responsabilità collettiva, invitando la popolazione a non restare in silenzio e a rispondere attraverso forme di mobilitazione pacifica. “Qualcosa deve cambiare”, ha continuato Young. “Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente a milioni. Troppe persone innocenti stanno morendo”. Infine Young prende di mira l’ICE, utilizzando un’immagine simbolica per descrivere la situazione attuale del Paese: “Fa un freddo glaciale qui in America”. “Ogni sua mossa mira a creare instabilità per poter rimanere al potere”. In conclusione, Young invita i lettori a reagire guidati dall’empatia e non dal timore, richiamando valori come “l’amore per la vita” e “l’amore reciproco”.

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    «Milano è un contesto mafioso, né più né meno di come può esserlo la Calabria». Sono le parole della procuratrice aggiunta di Milano, Alessandra Cerreti, pronunciate durante la requisitoria al processo Hydra. Ieri c'è stata la prima sentenza per una settantina di imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Tra i condannati (Mariano Rosi, Filippo Crea, Giuseppe Fidanzati e altri), stando all’inchiesta della Procura di Milano ci sono figure di primo piano del crimine organizzato in Lombardia. L’inchiesta Hydra - che ha portato al processo - ha messo in luce “un sistema mafioso lombardo”, un’alleanza tra esponenti di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra. Un sistema per compiere dalle rapine alle truffe, dal riciclaggio di denaro alle intestazioni fittizie di beni, fino alle false fatturazioni, alle estorsioni. Tra i reati contestati c'è anche il traffico di droga e di armi. Pubblica ha ospitato lo storico Enzo Ciconte e il ricercatore dell’università Statale di Milano, Andrea Carnì, autore di un importante libro per la conoscenza del fenomeno mafioso in Lombardia uscito in questi ultimi mesi dal titolo «Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia» (Futura 2025).

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    Donald Trump e la svolta conservatrice della democrazia USA. A cura di Roberto Festa e Fabrizio Tonello.

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