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Combo: l’arte che trasforma gli insulti ricevuti

Combo

Da sempre street-artista “impegnato”, anche se non ama molto questa parola, Combo mischia i codici della cultura pop all’attualità. Passato per le Belle Arti, si nutre delle sue esperienze in agenzia di pubblicità e comunicazione per cercare di offrire al pubblico degli spunti di riflessione su una realtà troppo spesso dipinta in bianco o nero dai media mainstream: “La strada è un museo che frequentiamo ogni giorno. E non ha barriere perché tutti escono per strada. Quindi, se si vuole far passare un messaggio, meglio esporre per strada che in un museo, in fondo. Ed è anche molto efficace perché se quello che facciamo non va bene, la gente son si fermerà a guardare, non farà foto. Quindi abbiamo subito un feedback, in un certo senso, tastiamo il polso della società.”

In questo momento si parla di nuovo molto di te, come mai? E cosa racconta, secondo te?

Da diversi anni dipingo a Parigi delle coppie di uomini che si baciano, si tengono per mano o si abbracciano. Lo fanno non in modo erotico o pornografico ma molto naturalmente, da innamorati. E nella maggior parte dei casi il bacio non si vede, perché li dipingo di schiena. Ed è importante dipingere queste persone, per renderle visibili. Io penso che mostrando qualcuno anziché nascondendolo, lo si integri nella società. E credo che con il tempo diventerà normale vedere degli uomini che si baciano. Ma per ora le mie opere vengono ogni volta vandalizzate e ricevo moltissimi  insulti sui social network. E ho visto che quest’odio che si esprime online prende sempre più corpo nella realtà. E siccome ne ho avuto abbastanza, ho preso questi insulti che ricevo pubblicamente, i commenti, non i messaggi privati, sia chiaro, e ho deciso di metterli nello spazio pubblico, per strada, per mostrare tutta questa violenza. Lo ho fatto sul murales più colpito, dove è come se qualcuno con un grosso pennarello nero avesse cancellato queste persone. All’improvviso ho pensato che era allucinante che si volesse cancellare l’esistenza di certe persone. I personaggi che dipingo esistono. Sono persone che ho fotografato a Bruxelles e che mi hanno autorizzato a dipingerle. Mi sono detto che nessuno ha diritto di fare una cosa simile. Cancellare così delle persone, negarne l’esistenza. Non si può.

E quali sono state le reazioni?

Ho ricevuto molto sostegno. Perché all’improvviso le persone si sono rese conto di ciò che si dice. Queste frasi atroci, questi insulti, questi appelli alla distruzione e alla violenza. I vicini, dove ho fatto il murales, hanno reagito e sono venuti a strappare i commenti mentre di solito lasciavano gli insulti. Allora, che la gente reagisca male, vandalizzando un murales, vuol dire che vedere due persone che si baciano è ancora una cosa problematica per alcuni, e fa riflettere. Ma anche il fatto che vedere dei commenti odiosi sia così irritante che la gente si mobilita per toglierli è interessante. Perché vuol dire che le persone non vogliono vederli o comunque che non sono d’accordo.

Su Twitter va bene ma su un muro no?

Ma è normale, perché su Twitter basta scrollare l’immagine. Ma vederli di colpo per strada, davanti a noi, la mattina al risveglio, cosi’ grossi… perché si parla di frasi di uno o due metri. È più fastidioso. E se le persone si sono mosse per venire a strapparli, vuol dire che urtavano parecchio.

Inoltre ho ricevuto dei messaggi delle persone che ho citato. La maggior parte mi ha bloccato, sia chiaro. Davanti ai tanti commenti contro di loro, si sono resi conto che ciò che facevano era sbagliato e se ne sono vergognati. Ed era uno dei miei obiettivi fargli capire che non è normale. Ma alcuni mi hanno scritto: non capivano. Non capivano perché, di colpo, li tirassi in ballo. Secondo loro non erano assolutamente omofobi ed ero io a non aver capito il commento. E parlo di commenti espliciti, tipo: “non mi piacciono i froci”. Siamo davanti allo stesso meccanismo che porta a dire “in Francia non ci sono razzisti”. Quando chiedi a qualcuno se è razzista ti risponderà di no. Per forza, non vuole considerarsi razzista  o omofobo. Ma ci sono le azioni razziste e le azioni omofobe. Farlo capire alla gente è complicato perché si tratta di educazione. E il mio lavoro non è di educare, per quello c’è la scuola, ci sono i genitori o la società. Io metto semplicemente in luce certi fatti e questi fatti esistono. Lo scopo è far cadere il velo, è questo quello che faccio.

Foto | Facebook

  • Autore articolo
    Luisa Nannipieri
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    Pubblica di martedì 13/01/2026

    «Milano è un contesto mafioso, né più né meno di come può esserlo la Calabria». Sono le parole della procuratrice aggiunta di Milano, Alessandra Cerreti, pronunciate durante la requisitoria al processo Hydra. Ieri c'è stata la prima sentenza per una settantina di imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Tra i condannati (Mariano Rosi, Filippo Crea, Giuseppe Fidanzati e altri), stando all’inchiesta della Procura di Milano ci sono figure di primo piano del crimine organizzato in Lombardia. L’inchiesta Hydra - che ha portato al processo - ha messo in luce “un sistema mafioso lombardo”, un’alleanza tra esponenti di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra. Un sistema per compiere dalle rapine alle truffe, dal riciclaggio di denaro alle intestazioni fittizie di beni, fino alle false fatturazioni, alle estorsioni. Tra i reati contestati c'è anche il traffico di droga e di armi. Pubblica ha ospitato lo storico Enzo Ciconte e il ricercatore dell’università Statale di Milano, Andrea Carnì, autore di un importante libro per la conoscenza del fenomeno mafioso in Lombardia uscito in questi ultimi mesi dal titolo «Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia» (Futura 2025).

    Pubblica - 13-01-2026

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    A come America di martedì 13/01/2026

    A cura di Roberto Festa con Fabrizio Tonello

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    Donald Trump e la svolta conservatrice della democrazia USA. A cura di Roberto Festa e Fabrizio Tonello.

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    GIANNI BIONDILLO - MM MILANO'S MOVIES - presentato da Barbara Sorrentini

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    In tenda per difendere la sanità pubblica. La storia di Piero Castrataro, sindaco di Isernia

    Il sindaco di Isernia Piero Castrataro dorme dal 26 dicembre scorso in tenda, accampato davanti all’ospedale cittadino Ferdinando Veneziale. La protesta serve a chiedere risorse e iniziative alla regione Molise per rilanciare la struttura, visto che la desertificazione sanitaria avanza senza ostacoli. Secondo la pianta organica, al pronto soccorso dovrebbero esserci tredici medici. Invece ce ne sono solo quattro. In radiologia tre su dodici. L'ortopedia è al lumicino, altri reparti vanno a singhiozzo. Per mancanza di monitor funzionanti, solo cinque letti di cardiologia su dieci sono attivi. In queste condizioni, il ricorso ai gettonisti è quasi obbligatorio. Castracaro insiste e dice che finché non avrà risposte chiare non mollerà. La situazione in regione è peggiorata nel corso degli anni. La rete ospedaliera nel 2009 aveva quasi 1.800 posti letto e ora sono mille. Il peso della sanità privata invece si è moltiplicato: nel 2009 le imprese avevano il 10% dei posti letto, oggi circa il 40%. Mentre i cittadini vedevano sparire i reparti pubblici la sanità accreditata remunerata con soldi statali ha prosperato. Un piccolo (grande) esempio di come il servizio sanitario nazionale, introdotto in Italia nel 1978 dall’allora ministra della salute Tina Anselmi, si stia progressivamente sgretolando, a nord così come a sud. L'intervista di Cinzia Poli e Alessandro Braga al sindaco Piero Castrataro.

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    Lombardia: ‘Ndrangheta, Mafia e Camorra alleate per gli affari. 62 persone condannate

    Sono arrivate 62 condanne nel processo sull’alleanza mafiosa lombarda Hydra. Il gup di Milano Emanuele Mancini ha condannato con rito abbreviato 62 imputati dei 78 rinviati a giudizio a pene fino a 16 anni di reclusione, quasi cinque secoli totali di carcere. 24 le condanne per 416 bis, associazione mafiosa. Accolta la tesi dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane: in Lombardia c’è stata un'alleanza tra ‘ndrangheta, mafia e camorra in nome degli affari. Le tre organizzazioni criminali, come emerso dalle indagini, avevano capito che in Lombardia senza farsi la guerra c’è spazio per tutti. Il giudice, che ha letto la sentenza nell'aula bunker del carcere di Opera, ha riconosciuto la contestazione principale della Procura diretta da Marcello Viola, ovvero l'associazione mafiosa "costituita da appartenenti alle tre diverse organizzazioni" criminali. In Lombardia le tre mafie avevano deciso di mettersi insieme, ciascuna con la propria specificità, per fare business, “autorizzate dalle case madri a spendere il brand criminale di Cosa Nostra, della Camorra o della ‘Ndrangheta” ha detto la pm Cerreti durante la requisitoria. “So che può dare fastidio a qualcuno, ma Milano è un contesto mafioso né più né meno di come può esserlo la Calabria. Fin quando non avremo consapevolezza, non faremo passi avanti”. Dell’importanza di questa inchiesta, Hydra, Roberto Maggioni ne ha parlato con Andrea Carni, ricercatore, che insieme a Nando dalla Chiesa ha scritto il libro “Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia”.

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