Il capo dello Stato ha firmato il decreto che indice il referendum sulla giustizia il 22 e il 23 marzo, un atto dovuto previsto, considerato che si tratta di una delibera amministrativa del Governo sulla quale non compete nessun giudizio di costituzionalità. Ma nelle stesse ore Sergio Mattarella ha anche ricevuto poche righe, lo spiega lo stesso Guglielmi, di una lettera nella quale il comitato dei cittadini che sta svolgendo la raccolta di firme gli spiega i motivi del ricorso. Al TAR, infatti, è arrivato un ricorso urgente da parte del comitato per chiedere una sospensiva della data decisa dal Consiglio dei Ministri. Cosa succederà ora? Se lo chiede lo stesso portavoce del comitato Guglielmi. “Non lo so – risponde – perché non è mai accaduta una cosa simile. Tutte le volte che c’è stata la raccolta di firme dei cittadini si sono attesi 3 mesi affinché si concludesse la raccolta”. Questa volta, invece, il Governo ha agito in fretta senza rispettare una prassi finora seguita. Bastava attendere ancora una settimana per decidere la data, spiegano dal comitato, ma il timore era che si arrivasse ad aprile. Il Governo ha fretta, teme di perdere terreno e consensi su una riforma che tocca la divisione dei poteri dello Stato, limitando l’indipendenza della magistratura, andando a modificare l’organo di autocontrollo dei magistrati. I comitati per il no sono avviati già nella campagna referendaria, lo stesso stanno facendo i partiti: da oggi anche i 5 Stelle. Nei sì, in prima linea, lo stesso ministro Nordio che oggi presenterà il suo libro, lo ha sponsorizzato lui stesso, dicendo che, tra quelle pagine, spiega le ragioni della riforma, ciò che non ha fatto con il tempo necessario in Parlamento.


