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La promessa di una casa per gli occupanti della piscina Scarioni

piscina scarioni

All’esterno della piscina Scarioni gli striscioni dell’occupazione restano lì appesi. Dal cancello s’intravede l’addobbo natalizio di un “albero dei desideri e dei diritti”. Dentro qualche occupante c’è ancora e non è difficile immaginare che cosa possa desiderare: una casa a prezzi che a Milano sono introvabili e una casa che, per poterci entrare, non guardi all’accento o al colore della pelle.
Più di trenta migranti sostenuti dalla rete solidale “Ci Siamo” hanno passato settimane e mesi nella piscina Scarioni. Alle spalle hanno un incendio, notti trascorse in tenda davanti al Politecnico di Milano, due o tre sgomberi e giorni senza una doccia calda. Ora, dopo un paio di incontri con gli assessorati alla sicurezza e al welfare del Comune, hanno davanti a sé un percorso. Lungo e accidentato, ma un percorso. Casa Jannacci, il centro di accoglienza comunale che ospitava già le famiglie di occupanti almeno per la notte e per i pasti, darà una sistemazione temporanea anche agli adulti soli. Alcuni di loro lavorano nella ristorazione o nei magazzini della logistica, anche di notte. Avranno un posto dove riposare di giorno con una piccola deroga al regolamento.
Prima di avere un alloggio potrebbero ancora volerci più di sei mesi di attesa, ma i 120 appartamenti comunali sfitti da poco assegnati con il progetto “Case ai lavoratori” alla cooperativa sociale Il Melograno danno almeno la speranza di arrivarci. La strada resta in gran parte da tracciare, ma dopo le discriminazioni, le occupazioni e gli sgomberi una risposta che ha come punto d’arrivo una casa a prezzo calmierato è un primo passo.

  • Autore articolo
    Luca Parena
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    Fabio Giomi fa da 15 anni il cassiere di un supermercato Pam a Siena e, suo malgrado, è diventato protagonista della storia di fine anno che abbiamo scelto. Licenziato in tronco dall'azienda dopo che nel cosiddetto "test del carrello" non aveva identificato dei prodotti nascosti in altri prodotti da parte di un ispettore mentre passava la spesa (un controllo a sorpresa che aveva già subito qualche tempo fa) ha deciso di non piegare la testa e si è rivolto al suo sindacato, la Filcams Cgil, e ha fatto causa. Nonostante le proposte di riconciliazione dell'azienda, lui è andato in giudizio e alla prima udienza ha vinto: reintegro, danni e spese processuali pagati da Pam Panorama. Perché la dignità non deve essere mai mercificata né sottomessa. E lottare per i diritti paga sempre. Ricordiamolo. Intervista di Claudio Jampaglia

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