giustizia e politica

L’arresto dei genitori di Renzi (e il voto su Salvini)

lunedì 18 febbraio 2019 ore 22:45

Le prime reazioni di esponenti di governo all’arresto dei genitori di Renzi sono caute. Ma la vicenda è una occasione per il Movimento 5 Stelle (e per Salvini), per tentare di coprire mediaticamente e politicamente la gestione grillina dell’inchiesta sul ministro degli Interni, nel giorno in cui gli iscritti al Movimento hanno detto “No” al processo a Salvini con una spaccatura tra i militanti che mette i pentasellati ancora più in difficoltà di quanto già non lo fossero nei confronti della Lega, con un sostanziale diniego dei princìpi su cui il Movimento è nato che apre una ipoteca sul suo futuro politico.

Ed è un’occasione per tutti i nemici dell’ex Presidente del Consiglio per cercare di affossarlo definitivamente, mentre lui sta provando a rilanciarsi con il tour italiano di presentazione del suo nuovo libro.

Una coincidenza, la decisione dei magistrati di Firenze di porre ai domiciliari i genitori di Renzi nello stesso giorno del voto on line, tra mille difficoltà, sulla piattaforma Rousseau.

Il garantismo è un principio che vale per tutti. Vale per Salvini accusato di un reato gravissimo, sequestro di persona aggravato, e vale per i genitori di Renzi, accusati di false fatturazioni e bancarotta fraudolenta. Sono i tribunali, nei processi, a decidere dell’innocenza o della colpevolezza di un indagato. I genitori di Renzi, da questo punto di vista, avranno un processo, Salvini no.

E soprattutto, sul piano politico, la differenza tra le due vicende è evidente. Nel primo caso c’è un politico, Salvini, accusato di un reato, e una forza politica, il Movimento 5 Stelle, che nega l’autorizzazione a procedere. Nel secondo caso c’è un altro politico, Renzi, cui, stando all’inchiesta, non possono essere addebitate eventuali responsabilità altrui.

Renzi però è stato il primo ad attribuire un significato politico alla vicenda giudiziaria che coinvolge i genitori con un post su Facebook, a caldo, in cui è andato all’attacco. Ha affermato che se lui non avesse “cercato di cambiare il Paese” ora i suoi genitori “sarebbero tranquillamente in pensione”. Ha maliziosamente fatto notare che gli arresti arrivano “proprio oggi”, cioè nel giorno del voto on line che ha negato il processo a Salvini. Ha aggiunto di sentirsi “responsabile per il dolore dei miei genitori, dei miei fratelli, dei miei figli e dei miei nipoti” lasciando quindi implicitamente dubitare di un uso politico della giustizia.

Una reazione di attacco, accompagnata negli stessi minuti da parole contro i giudici di chi ha fatto della guerra ai magistrati un caposaldo della sua carriera politica: Berlusconi.

In casi come questo, un uomo politico, e un cittadino, dovrebbero limitarsi a dire: “fiducia nelle Istituzioni, fiducia nell’opera della Giustizia” e dovrebbe lottare con tutta l’energia del caso contro ogni speculazione

Aggiornato mercoledì 20 febbraio 2019 ore 12:39
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