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Decreti Sicurezza, l’accordo è vicino. Intervista al viceministro Mauri

migranti OIM - Decreti Salvini

L’accordo sulle modifiche da apportare ai decreti Sicurezza voluti da Matteo Salvini durante la precedente legislatura è quasi chiuso. Restano alcuni nodi da sciogliere e abbiamo chiesto oggi al Viceministro dell’Interno Matteo Mauri di fare il punto della situazione.

L’intervista di Lorenza Ghidini e Claudio Jampaglia a Prisma.

Cosa conterrà il testo della ministra Lamorgese con le modifiche ai decreti Sicurezza?

Il punto di partenza di tutte le discussioni registrava delle posizioni molto distanti tra i gruppi e soprattutto tra le posizioni del Movimento 5 Stelle e gli altri che compongono la maggioranza. Nel corso di pochi incontri tutte queste distanze si sono molto ridotte e in alcuni casi si sono annullate perché sulle questioni più importanti – la reintroduzione della protezione umanitaria, la ricostruzione del sistema SPRAR e anche la questione dell’anagrafe e quella della convertibilità dei permessi di soggiorno in permessi di soggiorno per lavoro – si è riusciti a trovare una sostanziale intesa di massima che dovrebbe permettere la costruzione di un documento sottoscritto da tutti nella riunione di giovedì prossimo. Non è detto che quella sarà quella definitiva, ma sicuramente rappresenterà un passaggio molto importante.
Ci sono ancora alcune differenze. Ieri si è discusso della questione delle multe alle ONG, che anche per il Movimento 5 Stelle devono essere ridotte al minimo, come da indicazione del Capo dello Stato, mentre nella proposta di due settimane fa del Ministro queste venivano annullate a fronte di alcune richieste minime rivolte alle ONG, come la comunicazione dello Stato di bandiera alle autorità competenti italiane.
La soddisfazione è quella di aver portato la discussione su un terreno di grandissima condivisione, che non era assolutamente scontato fino a qualche settimana fa.

Si torna verso il sistema SPRAR e ad una gestione dei rifugiati e dell’accoglienza sul territorio?

Sì, credo che ci sia l’assoluta necessità di invertire le proporzioni tra il sistema legato ai Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) e quel sistema virtuoso, perché diffuso sul territorio, rappresentato dal vecchio SPRAR. La differenza è che coi decreti Sicurezza di Salvini i richiedenti asilo non possono più far e sono tutti nel CAS, che sono a gestione statale, mentre l’altro sistema è a gestione comunale. Noi siamo convinti che si debba andare verso il vecchio sistema SPRAR, con l’inclusione anche dei richiedenti asilo, e che lo si debba fare organizzandolo in piccoli gruppi sia per garantire la qualità del servizio sia per renderlo più compatibile col contesto sociale in cui si trova, anche rispetto alle comunità residenti, oltre al fatto che è necessario aumentare i livelli di integrazione perché gran parte della scommessa di gioca anche sull’integrazione e di conseguenza anche su chi ha la prima accoglienza – i richiedenti asilo, quelli che non hanno ancora diritto a stare sul territorio in maniera costante – si dovrà fare un lavoro di integrazione. Su questo c’è un orientamento assolutamente condiviso.

Le multe rimarranno e saranno diminuite o voi puntate a toglierle?

In questo momento c’è la regola voluta da Salvini per cui ad una ONG che fa salvataggi in mare e che non rispetta le indicazioni che le vengono date si può comminare una pena che arriva fino a 1 milione di euro. Il Presidente della Repubblica è intervenuto con una delle osservazioni dicendo che c’è una sproporzione rispetto all’eventuale infrazione e di conseguenza suggerisce di diminuire la pena. E questo è quello che ieri al tavolo il Movimento 5 Stelle ha sostenuto. Noi, invece, sosteniamo che quelle multe debbano essere azzerate ed è questa la proposta contenuta nel testo proposto dal Ministro. Stiamo parlando di sanzioni amministrative che sarebbero nell’ordine dei 10mila euro contro il milione attuale, ma noi siamo per azzerare queste sanzioni amministrative.

Perché secondo lei il Movimento 5 Stelle chiede di rinviare tutto a settembre?

In realtà il Movimento 5 Stelle ha posto un tema non politico sull’eventuale rinvio dell’approvazione, ma un tema tecnico che è quello dell’ingorgo istituzionale. In questo momento ci sono molti decreti in fase di conversione e quando si fa un decreto legge questo deve essere convertito in legge entro 60 giorni, altrimenti decade ed è come se il decreto non fosse stato fatto. Siccome ci sono tanti decreti e in mezzo ci sarà anche una pausa estiva, bisogna fare attenzione a scegliere il decreto perché poi c’è il rischio di non convertirlo. Noi siamo per farlo il prima possibile, ma siamo anche del parere che si debba guardare con attenzione a questa valutazione perché ci possiamo permettere tutto ma non di fare un decreto e poi di non riuscire a convertirlo. Nessuno ha posto questioni politiche.

(Potete ascoltare l’intervista dal minuto 17)

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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

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    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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    Giuseppe Acconcia, Docente di Storia Delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano analizza la ripercussione della violentissima repressione sulle manifestazioni iraniane e prova a delineare quale potrebbe essere la via d'uscita del regime e la tenuta delle proteste. Riccardo Noury, portavoce Amnesty Italia, presenta l’iniziativa di venerdì con Women Life Freedom for Peace and Justice sulla scalinata del Campidoglio per esprimere solidarietà alla popolazione iraniana. Il Ministro degli Interni ieri in Parlamento ha definito Hannoun, il presidente dell'Associazione di solidarietà con la Palestina in carcere con l'accusa di aver finanziato Hamas, capo di una cellula di Hamas in Italia, ma cosa dicono le carte della Procura di Genova? Ce lo spiega  Mario Di Vito, giornalista de il manifesto, che racconta come le accuse contro Hannoun arrivino da un'agenzia dell'intelligence israeliana senza possibilità di verifica e soprattutto senza prove (come dice la stessa agenzia). Tareke Brhan presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 in cui 368 persone persero la vita, ci racconta l'identificazione della vittima 186 del maxi naufragio,  un uomo, originario dell'Eritrea, sepolto al cimitero di Bompensiere nel Nisseno, che grazie all'equipe di Labanof dell'Università di Milano ha finalmente un nome.

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