Tra Buddha e Jimi Hendrix

Lsd, misticismo ed elevati stati di coscienza: La storia di Ram Dass, il professore di Harvard che divenne l’eroe illuminato della controcultura americana

Anche in Italia è finalmente uscito un libro che è un piccolo miracolo, uno di quei testi potenti che quando arrivano diventano testimonianze imprescindibili per capire epoche e pezzi di storia altrimenti insondabili. È il caso di “Essere Ram Dass” (qui da noi pubblicato da Edizioni Il Punto d’Incontro), l’autobiografia postuma – l’autore ci ha lasciato un paio d’anni fa – di una delle voci spirituali più autentiche e significative degli ultimi 50 anni.
Iniziamo col dire che Ram Dass – nato nel 1931 in un agitatissima famiglia ebreo-americana col nome di Richard Alpert- nella vita è stato molte cose: un professore di psicologia a Harvard che faceva esperimenti psichedelici insieme al celebre Dr Timothy Leary e ai suoi studenti per capire i segreti della coscienza; il vice-direttore della compagnia ferroviaria gestita dal padre, che era un manager così influente da invitare a cena gente tipo Albert Einstein e altre celebrità dell’epoca. Ma Richard è stato anche un omosessuale in anni in cui questa scelta equivaleva ad avere tatuata una lettera scarlatta sulla fonte; il seguace di uno stranissimo mistico indiano; un autore di best seller spirituali; un vecchio costretto sulla sedia a rotelle dalla malattia; e infine un’icona di quell’amore che non conosce sponde né confini.
Tutta questa vita viene raccontata nelle oltre 500 pagine del libro, che non è solo la biografia di un essere illuminato ma anche un fiume narrativo che scorre attraverso la controcultura americana dei sessanta e dei settanta, per poi toccare l’esplosione della New Age e tutto ciò che questo ha portato, fino ai giorni nostri.
La cosa miracolosa è che Ram Dass – coadiuvato nella scrittura da Rameshwar Dass, amico e stretto collaboratore di una vita – riesce a farlo con uno stile narrativo che odora di beat, spontaneo, serrato e brutalmente onesto anche nel raccontare miserie, conflitti interiori e cadute dell’autore stesso nella sua lunga e tortuosa strada verso la piena consapevolezza. Nel testo via via si susseguono presenze iconiche – amici come Allen Ginsberg, Alan Watts, i Gratefull Dead, Bob Thurman, George Harrison e molti altri – e racconti epici come nella migliore tradizione delle grandi storie dei mistici indiani, a partire da “Autobiografia di uno Yogi di Yogananda, ma raccontate col piglio dei grandi narratori americani.
Un libro speciale. Una storia speciale. Segreti, illuminazioni e magie di un’epoca in cui alcuni suoi figli hanno davvero provato a brillare di luce propria, seguendo i bizzarri insegnamenti di uno strano guru indiano perennemente avvolto in una coperta a quadri: Neem Karoli Baba, per tutti Maharaji. Sarà questo goffo e attempato signore, dagli occhi profondi come una fossa oceanica e una shanti capace di stordire, a trasformare Richard Alpert – professore di Harvard in eterno conflitto interiore che attraverso gli acidi e una vita a mille all’ora sta cercando un proprio posto nel mondo – in Ram Dass, il maestro spirituale che nei successivi 40 anni illuminerà la vita di molti, diventando una figura di riferimento per chi ricerca nuovi livelli di consapevolezza e un amore per tutto e tutti che vada oltre ogni umana comprensione.

  • Federico Traversa

    Genova 1975, si occupa da anni di musica e questioni spirituali. Ha scritto libri e collaborato con molti volti noti della controcultura – Tonino Carotone, Africa Unite, Manu Chao, Ky-Many Marley – senza mai tralasciare le tematiche di quelli che stanno laggiù in fondo alla fila. La sua svolta come uomo e come scrittore è avvenuta grazie all'incontro con il noto prete genovese Don Andrea Gallo, con cui ha firmato due libri di successo. È autore inoltre autore di “Intervista col Buddha”, un manuale (semi) serio sul raggiungimento della serenità mentale grazie all’applicazione psicologica del messaggio primitivo del Buddha. Saltuariamente collabora con la rivista Classic Rock Italia e dal 2017 conduce, sulle frequenze di Radio Popolare Network (insieme a Episch Porzioni), la fortunata trasmissione “Rock is Dead”, da cui è stato tratto l’omonimo libro.

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    Le premiazioni della 83ª edizione dei Golden Globe hanno avuto luogo ieri a Hollywood  dando come ogni anno il via ufficiale alla stagione dei premi. Oggi, a Volume, abbiamo commentato i vincitori e i momenti più rilevanti della cerimonia insieme ad Alice Cucchetti. "Una battaglia dopo l’altra" di Paul Thomas Anderson ha portato a casa quattro statuette, Timothée Chalamet ha vinto per la prima volta con “Marty Supreme”, mentre sul fronte televisivo a trionfare è stata la miniserie “Adolescense”. Tuttavia, dopo lo scandalo di corruzione che incriminò l’organizzazione cinque anni fa, spiega Alice Cucchetti, "ci sono ancora dei meccanismi loschi, perchè la società che ha acquistato i Golden Globe è adesso la stessa che gestisce i principali giornali di cinema americano“. L’intervista di Elisa Graci e Dario Grande ad Alice Cucchetti.

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    Un percorso attraverso la stratificazione sociale italiana, un viaggio nell’ascensore sociale del Belpaese, spesso rotto da anni e in attesa di manutenzione, che parte dal sottoscala con l’ambizione di arrivare al roof top con l’obiettivo dichiarato di trovare scorciatoie per entrare nelle stanze del lusso più sfrenato e dell’abbienza. Ma anche uno spazio per arricchirsi culturalmente e sfondare le porte dei salotti buoni, per sdraiarci sui loro divani e mettere i piedi sul tavolo. A cura di Alessandro Diegoli e Disma Pestalozza

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