Bad Input

Informarsi su Internet è facile? Mica tanto…

Il web è veloce, ricco di fonti, facilmente accessibile. Basta per garantire una buona informazione? No. Di seguito un piccolo caso pratico che lo spiega bene.

Questa mattina mi trovo sotto il naso questo articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2021/05/07/gerusalemme-violenti-scontri-su-spianata-moschee-feriti_648efe02-105e-4030-aba8-bdf72820d2a0.html

Lo leggo. Lo rileggo. Non capisco. Non sono un esperto di Palestina, ma c’è qualcosa che non mi torna. Davvero sulla spianata delle moschee c’erano dei palestinesi che hanno “usato armi da fuoco” contro la polizia israeliana? E davvero la polizia ha risposto solo con proiettili di gomma e granate assordanti?

Mi spiego meglio: si è trattato di un riot spontaneo o di un attacco pianificato contro la polizia israeliana? Non è proprio la stessa cosa…

Passo a fonti estere. Il Jerusalem Post non parla di armi da fuoco e nemmeno Associated Press. Dalle loro cronache sembra che i fedeli in preghiera abbiano solo lanciato sassi, sedie e oggetti vari. L’unico elemento che può far venire qualche dubbio è che alcune testate estere parlano di un lancio di fuochi d’artificio. Possibile che qualcuno abbia tradotto “fireworks” con “armi da fuoco”?

Cerco un’altra fonte. E trovo questo: https://www.repubblica.it/esteri/2021/05/08/news/gerusalemme_oltre_180_feriti_negli_scontri_sulla_spianata_delle_moschee_tra_palestinesi_e_polizia_israeliana-299904510/

È una conferma? No. È solo la stessa agenzia (il testo è identico) su una testata diversa. Sul web capita spesso. Troppo spesso. Al punto che mi viene un dubbio.

Copio la porzione di testo incriminata e la uso come chiave di ricerca in Google. Trovo lo stesso testo, oltre che su ANSA e Repubblica, su Avvenire; SkyTG24; La Stampa e Il Secolo XIX. In tutti gli articoli il paragrafo è identico.

Chiamo in radio per chiedere se ci sono agenzie che riportino la notizia parlando dell’uso di “armi da fuoco” alla spianata delle moschee. Nulla.

A questo punto diventa una questione di principio. Nemmeno Deutsche Welle dice nulla del genere. Ma riporta episodi dei giorni precedenti.  Allargo la ricerca e finalmente trovo una notizia su Al Jazeera. Sì, c’è stato uno scontro a fuoco tra palestinesi e israeliani. Il giorno prima. A Jenin, 100 km a nord di Gerusalemme.

È passata un’ora. Mi arrendo. Non saprò mai se la notizia sia vera, se si tratti di un errore di traduzione o di una distorsione dovuta a un mix tra più notizie relative a episodi differenti.

Una cosa è certa: informarsi (davvero) su Internet non è poi così facile.

  • Marco Schiaffino

    Dopo una (breve) esperienza come avvocato, nel lontano 2000 mi sono trovato quasi per caso a scrivere di Internet e nuove tecnologie, quando il Web e il digitale erano una specie di hobby per smanettoni e appassionati di fantascienza. Mentre continuavo a scrivere per la mia banda di nerd, mi dannavo per trovare il modo di passare a quello che pensavo fosse un giornalismo “più serio”. Qualche volta ce l’ho anche fatta. Poi è successa una cosa strana: quello di cui mi occupavo da anni, ha cominciato a interessare tutti. Ho smesso di dannarmi.

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    Michelangelo Canzi e Federica Cottini sono giovani e non hanno conosciuto la guerra sanguinosa che si è consumata nei Balcani, ma hanno condotto approfondite ricerche e fatto sopralluoghi per saperne di più. Ne è nato un testo, firmato da Federica Cottini che ne ha curato anche la regia e interpretato da Michelangelo Canzi, che si cala nei panni di una guida turistica che accompagna gli italiani nei luoghi della guerra in Bosnia. Un personaggio complesso, che restituisce i ricordi della sua gioventù trascorsa fra i combattimenti e i massacri con un lessico di grande attualità. Lo spettacolo è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano e i due giovani artisti sono stati ospiti a Radio Popolare, di Il Suggeritore Night Live e di Cult, dialogando con Ira Rubini.

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