Toni aspri al Nazareno

Direzione Pd: nessuna scissione. Per ora

lunedì 10 ottobre 2016 ore 20:04

Un sentiero dice la minoranza presente, una proposta di metodo importante dicono invece i renziani. La Direzione del Pd non è stata quella della rottura, o dell’annuncio della scissione, ma nemmeno quella della pace. Del resto nessuno lo ipotizzava, viste le distanze ormai siderali tra le due aree del partito.

Renzi e la minoranza continuano a sfidarsi, cercando di far ricadere il cerino nelle mani dell’altro, per non avere la responsabilità di essere colui che ha fatto fallire il dialogo e portato alla vittoria o alla sconfitta. In gioco c’è il Partito Democratico intero, unito, il rischio è la scissione, eventualità che lo stesso Renzi mette sul tavolo e ci arriva alla fine del suo discorso, dopo aver tratteggiato la minoranza come una sorta di zavorra, non interessata ai veri problemi del paese, e li elenca, l’economia, l’immigrazione, l’Europa, ma solo a temi poco importanti per la gente, ovvero la legge elettorale.

Un invito ad andarsene, se non si coglie l’ultimo appello, che è in sostanza quello di rivedere l’Italicum, attraverso un gruppo ad hoc in una commissione parlamentare, ma solo dopo il 4 dicembre. Il Paese non può attendere dice Renzi, che sembra considerare quest’ultima Direzione come un’incombenza necessaria, ma un po’ fastidiosa, nella corsa verso il referendum.

C’è una proposta di metodo rispetto al passato, una commissione con esponenti della maggioranza e della minoranza per discutere sia di ballottaggio che di premio di coalizione, che parli con tutti, anche con il Movimento Cinque stelle, ma rinviarla al 5 dicembre sembra quasi annullare tutto. Il dopo referendum apre un’altra fase, sia se Renzi vinca che se perda, e certo potrà esserci anche una nuova legge elettorale, ma con equilibri diversi rispetto ad ora.

Per questo la minoranza non può far altro che accogliere per ora, senza sbattere la porta, ma chiedendo, anche inutilmente forse, di vedere fatti concreti prima. Hanno parlato Cuperlo e Speranza, non i due big Bersani e D’Alema. Cuperlo parla di un sentiero aperto, di necessità di evitare scontri, ma annuncia il no se non ci sono  cambiamenti e le sue dimissioni di deputato un minuto dopo.

Aggiornato martedì 11 ottobre 2016 ore 19:57
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