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“Sei chi frequenti”. La cantante statunitense Sheryl Crow vende la sua Tesla in polemica con Elon Musk

Sheryl Crow

“I miei genitori mi hanno sempre detto sei ciò con cui vai in giro. Arriva un momento in cui bisogna decidere con chi si è disposti ad allinearsi”. Recita cosi il post su Instagram di Sheryl Crow, che lo scorso sabato ha annunciato di aver venduto la sua Tesla pubblicando un video, nel quale saluta sorridente il carro attrezzi che la porta via, accompagnata dalla voce di Andrea Bocelli. Tutto questo in aperta polemica con le ultime decisioni del Department of Government Efficiency, e soprattutto con il suo capo: Elon Musk. Sheryl Crow ha annunciato, per di più, che i ricavi della vendita dell’automobile saranno interamente donati a NPR, l’organizzazione no-profit che contiene e gestisce più di 1000 stazioni radio negli Stati Uniti, e in quanto emittente pubblica riceve anche alcuni fondi federali. Proprio per quest’ultimo motivo, la National Public Radio, in coppia con la PBS, che si occupa di trasmissioni televisive, è finita nel mirino del dipartimento di Musk, e in particolare della House Oversight Committee, una sottocommissione dedicata a trovare quei fondi federali che possono essere tagliati per ridurre la spesa pubblica, organizzando udienze dedicate ad analizzare possibili sprechi in diversi settori che ricevono sussidi pubblici, tra cui la salute, l’immigrazione e la protezione ambientale.

Marjorie Taylor Greene, la repubblicana a capo della commissione, ha dichiarato che NPR e PBS hanno riportato le notizie su Hunter Biden e sul saluto romano di Elon Musk in un modo che ha definito “sistematicamente prevenuto”, e ha mandato una lettera ai CEOs delle due emittenti pubbliche, chiamandoli a testimoniare ad un’udienza della commissione a marzo. L’iniziativa, lodata da Musk con un tweet sul suo X, è stata indetta per capire se i giornalisti offrono agli americani informazioni precise, che rappresentino l’intera opinione pubblica a differenza di quelle attuali che, a detta dei repubblicani, sarebbero fatte per accontentare una fetta specifica di pubblico ed escludere tutti coloro che non sono d’accordo. Il democratico Robert Garcia, che fa anche lui parte della commissione e in questi giorni sta criticando pubblicamente e duramente il lavoro dei colleghi repubblicani, ha ricordato che la sopravvivenza delle due emittenti pubbliche dipende per la maggior parte dalle donazioni spontanee del pubblico e si basa solo in piccola parte sui soldi dei contribuenti americani. Nell’ambito di questo botta e risposta, fra tagli e dichiarazioni, Sheryl Crow ha scelto un gesto simbolico ben lontano dall’essere scontato, con il quale ci ha ricordato, tra le altre cose, di un suo singolo del 2012 in cui, in tempi non sospetti, la cantante da Nashville ritrovava le sue radici country, e cantava su quelle note storicamente repubblicane un messaggio che repubblicano non era per niente: “ma non pensate che sia arrivato il momento di mettere una donna alla Casa Bianca?”.

di Luca Santoro

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    1) Tutti gli uomini del presidente Zelensky. Il braccio destro del presidente ucraino, Andriy Yermak, si dimette dopo lo scandalo corruzione. (Chawki Senouci) 2) Impunità e silenzio internazionale. Dalla Cisgiordania a Gaza, il governo israeliano uccide con le armi e con la burocrazia. (Giulio Cocchini - CESVI) 3) Intercettare i migranti ad ogni costo. La Francia, su pressione del Regno Unito, sperimenta nuovi pericolosi metodi per fermare l’immigrazione della manica. (Veronica Gennari) 4) I figli dello stato. Il sistema di protezione dei minori in Francia è in crisi e la proposta di un nuovo disegno di legge apre lo spazio per un dibattito più ampio. (Francesco Giorigni) 5) Spagna, per la prima volta un presidente tedesco rende omaggio alle vittime del bombardamento di Guernica. (Giulio Maria Piantedosi) 6) Ogni secondo si perde un albero. Mentre l’unione europea rinvia la norma per salvaguardare le foreste, centinaia di specie di alberi sono a rischio estinzione. (Alice Franchi, Martina Borghi - Greenpeace Italia) 7) Mondialità. Il secondo tempo per le guerre commerciali. (Alfredo Somoza)

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