Jazz in un giorno d’estate
Marcello Lorrai
12 luglio 2017
Montreux 1971: Gato Barbieri (prima parte)

Alla quinta edizione, Montreux, partita nel ’67 su tre giorni e passata poi a cinque, arriva a nove: ma esplode anche come numero di dischi ricavati dalle esibizioni al festival, ben una decina, usciti per la maggior parte nello stesso 1971, altri negli anni immediatamente successivi. L’album più famoso e popolare – sia all’epoca che oggi – della messe di album registrata a Montreux ’71 è El Pampero di Gato Barbieri. (prima parte)….A cura di Marcello Lorrai

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GLI ULTIMI PODCAST
10 agosto 2017
 
Montreux 1975: Dizzy Gillespie (seconda parte)

Nel ’73 il grande impresario Norman Granz, che nella prima metà degli anni sessanta aveva venduto la Verve, fonda una nuova etichetta, la Pablo. A Montreux nel ’75, nell’ambito di una serie di “Pablo Nights”, Granz schiera una impressionante quantità di personaggi di assoluto rilievo, fra cui Gillespie, che in una delle serate si esibisce alla testa di una formazione a cui verrà intestato uno degli album che la Pablo ricaverà da questa edizione del festival: The Dizzy Gillespie Big 7 at the Montreux Jazz Festival. Oltre a Gillespie i Big 7 allineano Milt Jackson al vibrafono, Eddie Lockjaw Davis e Johnny Griffin ai sax tenori, Tommy Flanagan al piano, Niels Henning Orsted Pedersen al contrabbasso e Mickey Roker alla batteria: tutti musicisti di primissimo ordine quando non dei veri pezzi da novanta della vicenda del jazz. A cura di Marcello Lorrai

09 agosto 2017
 
Montreuz 1975: Dizzy Gillespie (prima parte)

Dizzy Gillespie è stato un musicista a cui la dimensione dei festival del jazz andava molto a genio. Il festival capostipite dei grandi festival del jazz, Newport, nasce nel ’54, e lo straordinario successo di Ellington at Newport, l’album pubblicato sull’onda della memorabile esibizione al festival del grande bandleader nel luglio del ’56, dà la stura a tutta una serie di At Newport, e già numerosi sono quelli ricavati dall’edizione del ’57: fra questi, Dizzy Gillespie at Newport. L’anno successivo, nell’ottobre del ’58, Gillespie, suonando con la sua tromba l’inno nazionale, tiene a battesimo la prima edizione di quello che sarebbe diventato l’altro grande festival americano, Monterey, e diventa da subito un beniamino del pubblico di Monterey e un habitué del festival, dove tornerà spessissimo, tante volte in cartellone, ma di frequente suonando anche senza essere ufficialmente in programma, “autoinvitandosi”. A Montreux Gillespie arriva tardi, nel ’75, alla nona edizione del festival, ma torna poi altre sette volte, fino al ’90 (Gillespie viene poi a mancare nel ’93). A cura di Marcello Lorrai

08 agosto 2017
 
Montreux 1980: Mongo Santamaria (terza parte)

L’incontro fra il percussionista cubano Chano Pozo e Dizzy Gillespie, che avrà decisive conseguenze sul rapporto del jazz con i ritmi afrocubani e sullo sviluppo di quello che sarà poi chiamato latin jazz, era avvenuto nel 47, l’anno precedente l arrivo di Santamaria negli Stati Uniti: lo scarto con cui Santamaria si inserisce nella stessa scena è minimo, ma in quello scarto l’evento “fondativo”, mitico, per tutto un filone di musica, c’è già stato, e per Santamaria come per gli altri percussionisti cubani che si fanno onore negli Stati Uniti Pozo (assassinato nel 48) rimane un nume tutelare, e Gillespie un battistrada, una grande figura di riferimento per il suo pionieristico interesse per i ritmi afrocubani. Quindi si può ben immedesimarsi nello stato d’animo di Santamaria a dividere nell 80 il palco di Montreux con Gillespie, e nel sentirsi per una sera al posto di Chano Pozo. Con ulteriore materiale dall esibizione dell 80, in anni molto più recenti è stato pubblicato un secondo capitolo discografico live di questo concerto, intitolato Montreux Heat! (terza parte) A cura di Marcello Lorrai

07 agosto 2017
 
Montreux 1971 e 1980: Mongo Santamaria (seconda parte)

Nell esibizione di Santamaria non può mancare – anche se solo con un breve richiamo – Watermelon Man, il brano di Herbie Hancock del 62 che nel 63 si era trasformato in un hit nella versione che ne aveva inciso Santamaria, che è stata considerata un capostipite del genere boogaloo, che fece epoca con un mix di musica latina di matrice afrocubana e di rhythm n blues: indice del successo del Watermelon Man di Santamaria, al termine l ovazione del pubblico di Montreux è più lunga della breve evocazione che ne ha offerto Mongo. Nell 80 Santamaria è di nuovo a Montreux e dalla sua esibizione, impreziosita dalla partecipazione di due ospiti di riguardo, il trombettista Dizzy Gillespie e l’amonicista belga Toots Thielemans, viene tratto un altro live, intitolato Summertime. Gillespie entra in scena per Afro Blue, cavallo di battaglia di Santamaria che era stato adottato anche da John Coltrane. (seconda parte) A cura di Marcello Lorrai

04 agosto 2017
 
Montreux 1971: Mongo Santamaria (prima parte)

Nato all Avana nel 22, arrivato in America del nord nel 48, il conguero Mongo Santamaria è uno dei grandi percussionisti cubani che si sono coperti di gloria nel jazz e nella musica latina negli Stati Uniti. Dalla sua prima esibizione al festival viene tratto Mongo at Montreux. Nella sua band anche un altro eminente percussionista cubano, Armando Peraza (arrivato negli Stati Uniti assieme a Santamaria), il newyorkese Steve Berrios, un altro dei grandi specialisti di percussioni latine, inizialmente influenzato proprio da Mongo Santamaria, e Eddy Martinez, pianista, arrangiatore e compositore colombiano inseritosi nel jazz e nel latin jazz negli Stati Uniti, dove è stato attivissimo ai livelli più alti, spaziando dal jazz alla salsa. (prima parte) A cura di Marcello Lorrai

03 agosto 2017
 
Montreux 1974: Randy Weston (seconda parte), Jay McShann, Cecil Taylor, Earl Hines

Nella sua edizione 74 il festival sfoggia sei eminenti pianisti: mettendoli in ordine di data di nascita sono Earl Fatha Hines (1903), Jay McShann (1916), Randy Weston (1926), Cecil Taylor (1929), Muhal Richard Abrams (1930), Roland Hanna (1932). Dalle esibizioni di tutti loro tranne Abrams vengono ricavati degli album che escono nello stesso 74 o qualche tempo dopo (ma Abrams figura come guest nell’album dal vivo che viene realizzato dell’esibizione dell’Art Ensemble of Chicago). Complessivamente gli album live che vengono tratti da Montreux 74 sono più di dieci. Oltre al brano che ha dato il titolo all’album Carnival di Weston, un’idea dell’incredibile carrellata di pianisti di Montreux 74 ce la offre qualche momento delle esibizioni di McShann, Taylor, Hines. A cura di Marcello Lorrai

02 agosto 2017
 
Montreux 1974: Randy Weston

Un altro pianista di grande temperamento dalla cui esibizione a Montreux viene tratto un album live, Carnival, è Randy Weston, che nel ’74 è alla sua prima apparizione al festival. Classe 1926, negli anni cinquanta Weston aveva cominciato a sviluppare un profondo interesse, che non lo ha poi più abbandonato, per l’Africa, continente che a partire dagli anni sessanta ha poi abbondantemente frequentato. Weston è non solo una personalità fra le più originali della vicenda del jazz, ma anche uno dei suoi più longevi protagonisti: a Montreux è tornato ad esibirsi diverse volte, e, festeggiando i suoi novant’anni e le cinquanta edizioni di Montreux, di nuovo nel 2016. (prima parte) A cura di Marcello Lorrai

01 agosto 2017
 
Montreux 1972: Stan Getz (terza parte)

Sulle scene già dagli anni quaranta, Getz si presenta al pubblico di Montreux circondato da musicisti della nuova generazione e appassionati ai nuovi suoni elettrici, ad una nuova dimensione del suono: col risultato a volte di una stimolante tensione fra il sublime sound del sax tenore di Getz e certo più grezzo sound anni settanta dei suoi accompagnatori. Ma Getz non è solo soave, e quando occorre sa darci dentro con grande vigore… (terza parte) A cura di Marcello Lorrai

31 luglio 2017
 
Montreux 1972: Stan Getz (seconda parte)

Con Corea alle tastiere, Stanley Clarke al basso, Airto Moreira alle percussioni e alla batteria Tony Williams, l’enfant prodige che negli anni sessanta è stato nel quintetto di Miles Davis, nel marzo del 72 Getz incide Captain Marvel, il migliore album dei suoi primi anni settanta (uscirà nel ’74). A Montreux non c’è Moreira, ma è con questi giovani musicisti che qualche mese dopo Getz si presenta al festival svizzero. (seconda parte) A cura di Marcello Lorrai

28 luglio 2017
 
Montreux 1972: Stan Getz (prima parte)

Per il suo status di star sulla scena del jazz, Stan Getz, che nel 72 si esibisce per la prima volta al festival, è uno dei nomi più grossi proposti da Montreux nelle sue prime edizioni. Nel 66-67 il sassofonista – un leader che è sempre stato di grande fiuto nella valorizzazione di nuovi talenti – ha utilizzato un giovane piansta, brillante anche come compositore, Chick Corea. Dopo Getz, Corea accompagna Sarah Vaughan, poi viene chiamato da Miles Davis, accanto al trombettista sperimenta il Fender Rhodes e le sonorità elettriche, e partecipa all’insione dell’epocale Bitches Brew. All’inizio degli anni settanta Corea forma un gruppo proprio, Return to Forever, con Stanley Clarke al basso e Airto Moreira alla batteria; la formazione ad un certo punto rimane a secco di concerti: Corea sente che Getz ha un tour già fissato e si propone… (prima parte) A cura di Marcello Lorrai

27 luglio 2017
 
Montreux 1973: McCoy Tyner (seconda parte)

Enlightenment, l’album che riproduce integralmente e senza soluzione di continuità l’esibizione di McCoy Tyner a Montreux nel ’73, è uno dei più grandi album che sono venuti fuori dal festival svizzero, ed è stato considerato uno dei migliori di tutta la carriera di McCoy Tyner, e uno dei più significativi album di jazz dell’epoca: epoca rispecchiata da una musica spumeggiante e colma di energia. (seconda parte) A cura di Marcello Lorrai

26 luglio 2017
 
Montreux 1973: McCoy Tyner (prima parte)

Anche dall’edizione ’73 del festival nascono album significativi. Fra questi risalta in particolare Enlightenment di McCoy Tyner, il pianista che era stato accanto a John Coltrane fra il ’60 e il ’65. Il set di Tyner, che si esibisce in quartetto con il sassofonista Azar Lawrence, con il bassista Joony Booth e con il batterista Alphonse Mouzon, si apre con l’ampia suite da cui l’album prende il titolo. (prima parte) A cura di Marcello Lorrai

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