Memos
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20 giugno 2017
Corruzione e cittadini monitoranti contro il malaffare

“Anticorruzione pop. E’ semplice combattere il malaffare se sai come farlo”. E’ il titolo di un libro appena uscito per le edizioni del Gruppo Abele. E’ un libro sulla corruzione. Non parla però solo di corrotti e corruttori, ma di ciò che ciascuno di noi può fare. Noi, potenziali “cittadini monitoranti”. Il volume, scritto da Leonardo Ferrante e Alberto Vannucci, mette insieme analisi, modelli, riflessioni e proposte sul tema della corruzione. Con un obiettivo: sconfiggere il sistema del malaffare in Italia. Un sistema così diffuso “da mettere in discussione non solo la nostra convivenza, ma il nostro stesso stare al mondo”, ha scritto don Luigi Ciotti nella presentazione. Anticorruzione pop è anche una miniera di riferimenti bibliografici, con una vasta letteratura sulla corruzione citata di volta in volta nelle note al testo. I due autori sono stati ospiti oggi a Memos. Leonardo Ferrante è referente nazionale del settore “Anticorruzione civica e cittadinanza monitorante” di Libera e Gruppo Abele. Alberto Vannucci, professore di scienza politica all’Università di Pisa. Dal 2010 coordina il Master universitario in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione”, costruito con Libera e Avviso pubblico.

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GLI ULTIMI PODCAST
16 febbraio 2015
 
Principi fondamentali, articolo 1. Conversazioni sulla Costituzione. Con Carlo Smuraglia e Paolo Caretti.

Inizia oggi un ciclo di trasmissioni dedicate alla Costituzione. “Principi fondamentali, conversazioni sulla Costituzione”: è il titolo di questa serie che tutti i lunedì, all’interno di Memos, ripercorrerà i primi 12 articoli della nostra Carta fondamentale. Ne parleremo mettendoli alla prova della loro attualità, confrontandone il significato che avevano voluto darne i costituenti con il significato che hanno assunto oggi. Si comincia con l’articolo 1. Ospiti Carlo Smuraglia, presidente dell’Anpi, partigiano, giurista; e Paolo Caretti, costituzionalista dell’università di Firenze (I diritti fondamentali. Libertà e diritti sociali, Giappichelli, 2011). Articolo 1 Cost.: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

12 febbraio 2015
 
Lampedusa, il dovere di aiutare. Perchè l’Europa non vuole permetterselo? Intervista con Cécile Kyenge.

Cécile Kyenge è una deputata europea. E’ stata ministra dell’Integrazione nel governo Letta dall’aprile 2013 al febbraio 2014. Era dunque una ministra del governo italiano quando fu decisa l’operazione Mare Nostrum, dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, in cui morirono 366 persone. Un’operazione che era mirata principalmente al soccorso in mare dei migranti e che poi è stata abbandonata e sostituita – dal primo gennaio di quest’anno – con la cosiddetta operazione Triton, limitata al solo pattugliamento di una zona ristretta di mare. Perchè Mare Nostrum è stata abbandonata? Perchè il governo italiano non l’ha fatta diventare un perno della sua politica sull’immigrazione? Perchè, poi, l’Europa non vuole permettersi il dovere del soccorso in mare dei migranti? «Perchè oggi – dice Cécile Kyenge, ospite di Memos – visto che non abbiamo una politica comune europea, prevalgono logiche ideologiche, economiche che portano ciascuno a voler proteggere il proprio territorio, a chiedere una chiusura delle frontiere». Kyenge difende la decisione del governo di cui faceva parte. «L’Italia, dopo la strage del 2013, aveva fatto vedere qual era la strada da percorrere. Mare Nostrum, come operazione italiana, doveva avere una vita breve, perchè doveva servire come passaggio verso un allargamento su scala europea dei suoi principi. Mare Nostrum era una sfida all’Europa: senza il primato della vita anche nelle politiche dell’immigrazione non esiste una soluzione». Perchè poi il governo italiano chiude Mare Nostrum? «Per logiche interne, politiche, visto che a gestire la questione c’era il ministro Alfano – dice Kyenge -. E anche per pressioni esterne, neanche velate, di commissari europei che si occupavano di immigrazione e che accusavano Mare Nostrum di aprire le porte dell’Europa ai migranti».

11 febbraio 2015
 
Un promemoria storico per Charlie Hebdo, ad un mese dagli attentati di Parigi. Intervista con Adriano Prosperi.

E’ passato un mese dalla manifestazione di Parigi dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo e nel supermercato ebraico di Porte de Vincennes. Sono state centinaia di migliaia le persone che sono scese in piazza contro la violenza terroristica, per ricordare le 17 vittime e per affermare i valori repubblicani di libertà. Nessun bavaglio alla satira, la libertà di critica non può essere limitata. Memos oggi ha ospitato Adriano Prosperi, storico alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Prosperi – che ha appena pubblicato un articolo sul magazine online Eutopia – ha raccontato le radici storiche di quella che definisce “la pratica dell’irrisione deliberata concentrata sull’immagine di Maometto”. Ripercorre gli anni della propaganda religiosa di matrice cristiana, nel XVI secolo, con lo scontro a colpi di immagini dissacranti tra la chiesa romana e quella riformata. E prima ancora la propaganda della chiesa medievale contro gli ebrei con “l’odio antigiudaico che si diffuse in Spagna fino all’espulsione degli ebrei del 1492”. Contemporaneamente la Costantinopoli islamica del sultano era terra di cultura e di tolleranza religiosa, dove si rifugiavano cristiani ed ebrei perseguitati. Una situazione che cambia radicalmente – secondo il ragionamento di Prosperi – col passare dei secoli, fino all’apparizione sulla scena di quel volto violento dell’islamismo. “Chi cerca i responsabili della versione violenta e terroristica del Jihad – scrive Prosperi – deve guardare non al testo del Corano, ma all’imperialismo francese e inglese del Settecento e dell’Ottocento e a quello americano del Novecento”.

10 febbraio 2015
 
Doppio appello: firme contro il TTIP e 300 economisti per la Grecia. Con Alberto Zoratti e Mario Pianta.

Una raccolta di firme contro i negoziati per il Trattato Transatlantico tra Unione Europea e Stati (TTIP). E’ stata lanciata da “stop-ttip.org”: in Italia aderiscono, tra gli altri, Attac, Fairwatch, Movimento Consumatori, Legambiente, Cgil Funzione pubblica. A Memos Alberto Zoratti, presidente di Fairwatch. “Per il rispetto delle decisioni del popolo greco” è, invece, il titolo di un documento scritto da 300 economisti internazionali ed inviato ai governi europei e alle istituzioni internazionali. Ospite di Memos oggi uno dei firmatari: Mario Pianta, economista all’Università di Urbino, animatore del sito sbilanciamoci.info.

09 febbraio 2015
 
Renzi e le modifiche alla Costituzione: a sua immagine e somiglianza? Intervista con Enzo Balboni.

Enzo Balboni è ordinario di istituzioni di diritto pubblico all’Università Cattolica di Milano. E’ un costituzionalista e appartiene a quel filone cattolico-democratico della dottrina giuridica italiana. Delle modifiche alla Costituzione proposte dal governo Renzi, e in discussione alla Camera, ha un giudizio critico anche se non vede il rischio di una “deriva autoritaria”. In quel testo, però, ravvisa l’impronta decisiva del progetto politico di Renzi di voler rafforzare i poteri del governo, anche sul Parlamento. «Certamente i poteri del governo nel processo legislativo aumentano – sostiene Baldoni – Tutta la vicenda della riforma costituzionale è sotto un segno “politico”: Renzi chiede il consenso sulle modifiche alla Costituzione nello stesso modo in cui chiede i voti su tutti gli altri provvedimenti del suo governo. Renzi si sente sicuro di vincere la partita e per questo ha annunciato, attraverso il ministro Boschi, che ci sarà comunque il referendum confermativo. Un fatto inedito, una sfida alla maggioranza». Il peso del governo negli equilibri istituzionali potrebbe aumentare ancora di più. Infatti, oltre alle modifiche costituzionali, vanno considerati anche gli effetti fortemente maggioritari che avrà la futura legge elettorale, se sarà approvata nella forma in discussione oggi alla Camera, il cosiddetto Italicum. Quel progetto di legge elettorale dà una maggioranza assoluta ampia alla lista che vince le elezioni e quindi al governo che viene sostenuto da quella maggioranza. Ma su questo punto Balboni non se la sente di parlare di rischio di “svolte autoritarie o – dice il professore – cose di questo tipo”.

05 febbraio 2015
 
In Italia la questione criminale è una questione nazionale? Intervista con Anna Canepa e Marcello Ravveduto.

“La corruzione ha raggiunto livelli inaccettabili. La lotta alla mafia e alla corruzione sono priorità assolute.” Sono le parole del presidente della Repubblica Mattarella nel suo discorso di insediamento davanti alla Camere. Provate ad affiancarle a queste altre parole, pronunciate dal presidente della Corte d’Appello di Milano Giovanni Canzio all’inaugurazione dell’anno giudiziario, una decina di giorni fa. «A seguito della pratica neutralizzazione del diritto penale delle societa` e dei mercati finanziari ad opera soprattutto della controriforma del 2002, manca tuttora un adeguato controllo di legalita` della governance dell’economia e della finanza». Canzio ci ricorda che da oltre dieci anni manca un “adeguato controllo di legalità” (altro che priorità!) su economia e finanza, cioè sui principali strumenti che le mafie utilizzano per espandere il loro potere criminale. Eppure coesistono queste parole, le prime con le seconde. Memos ne ha parlato oggi con Anna Canepa, sostituta procuratrice nazionale antimafia, segretaria generale di Magistratura Democratica.e con Marcello Ravveduto, storico dell’Università di Salerno.

04 febbraio 2015
 
La montagna del debito greco può partorire un’Europa diversa da quella dell’austerità? Intervista con Luca Fantacci.

Il nuovo governo di Atene sta chiedendo ai leader europei di considerare il caso greco non un caso nazionale, ma di tutto il continente. Il viaggio nelle capitali d’Europa di Tsipras e del suo ministro Varoufakis ha un obiettivo: aprire un negoziato a livello europeo sul debito di Atene, un debito da considerare politicamente come un obbligo, una responsabilità di tutta l’Europa visto il fallimento delle politiche di austerità. Operazione molto difficile. Ma le prime reazioni non sembrano negative. Da Roma a Parigi, da Londra a Francoforte, nessuno ha sbattuto la porta in faccia a Tsipras. Se alla disponibilità di ascolto seguirà anche un cambio nelle politiche, molto dipenderà dalle posizioni del governo tedesco. Ma per ora il viaggio di Tsipras non prevede una tappa a Berlino. A Memos ne abbiamo parlato oggi con Luca Fantacci, economista, storico dell’economia all’Università Bocconi. «L’egemonia tedesca in Europa si è sfaldata – sostiene Fantacci -. Gran parte dei paesi europei, non solo la Grecia, non crede più che la politica attuata finora sia stata benefica. Quindi Berlino ha già perso la sua capacità di persuasione. Il governo tedesco può continuare a mantenere una propria leadership in Europa se sarà capace di rimodulare le sue proprietà in modo tale da essere veramente credibili come priorità condivisibili a livello europeo tra paesi debitori e paesi creditori».

03 febbraio 2015
 
Mattarella, l’inclusivo. In bianco e nero. Intervista con Stefano Ceccanti e Andrea Pertici.

Il giuramento e l’insediamento al Quirinale del nuovo presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Con un discorso di 31 minuti, pronunciato alla Camera davanti al parlamento riunito in seduta comune, il nuovo presidente ha iniziato oggi il suo settennato. Mattarella, l’inclusivo. Potremmo definirlo così, sentito il suo discorso di oggi. Un presidente che ha l’obiettivo di tenere dentro tutti nel patto repubblicano: “un’unità nazionale che serve a ridare speranza al paese” per superare le “ferite sociali” provocate dalla crisi. Mattarella non remerà contro le modifiche costituzionali (le riforme di Renzi) in discussione in Parlamento: “desidero esprimere l’auspicio che questo percorso sia portato a compimento”. Il nuovo presidente della Repubblica si è definito “arbitro imparziale” e, come garante della Costituzione, ha spiegato cosa significa applicarla. “Significa – ha detto Mattarella – garantire il diritto allo studio, al lavoro, ripudiare la guerra e promuovere la pace, garantire il diritto al pluralismo dell’informazione, ricordare la Resistenza al nazifascismo, garantire le sfere sociali, economiche, personali ed affettive dei diritti civili, lottare per la legalità e contro la corruzione e le mafie”. Nel lessico presidenziale di Mattarella non compare mai la parola laicità, in 31 minuti di intervento. Nel suo discorso cita il Papa, una sola volta, ed è il Bergoglio che lancia accuse contro i corrotti. Alla fine del suo discorso Mattarella è stata salutato da tre minuti di applausi durante i quali è rimasto immobile, anche nell’espressione del volto, con le braccia allungate lungo il corpo e le dita puntate sul banco davanti a lui. Un’immagine in bianco e nero del nuovo presidente. Gli ospiti di Memos oggi sono due costituzionalisti: Stefano Ceccanti, della Sapienza di Roma, e Andrea Pertici, dell’Università di Siena.

02 febbraio 2015
 
Mattarella al Quirinale. L’arbitro senza fischietto? Intervista con Nicola Fratoianni e Davide Zoggia.

Sergio Mattarella è il dodicesimo Presidente della Repubblica. Domani si insedierà al Quirinale. Mattarella l’ha voluto Renzi, l’ha accettato la minoranza del Pd, l’ha votato anche Sel. A destra l’hanno subìto Alfano e Casini, mentre Berlusconi ne è rimasto travolto. L’arbitro, l’ex democristiano-popolare-ulivista-pd, rischia però di non avere il fischietto, almeno in questa prima fase del suo mandato. Mattarella ha ricevuto un’investitura diretta dal capo del governo Renzi, quasi personale. Troppo, per un presidente che sarà presto chiamato a dire la sua senza condizionamenti sui progetti di riforme costituzionali presentati dal governo Renzi e in discussione in Parlamento. Memos ne ha parlato oggi con Nicola Fratoianni, coordinatore e deputato di Sel, e con Davide Zoggia, deputato Pd, ex responsabile organizzativo del partito democratico durante la segreteria di Guglielmo Epifani.

29 gennaio 2015
 
Memos, speciale Quirinale

La puntata di oggi di Memos è una puntata speciale sull’elezione del Presidente della Repubblica. Oggi è il giorno delle prime votazioni per il Quirinale. In questa puntata: le ultime da Roma nel racconto degli inviati di Radio Popolare e un commento del costituzionalista, ex parlamentare del pd, Roberto Zaccaria.

28 gennaio 2015
 
La svolta Tsipras alla prova dell’ossessione europea sul debito. Intervista con Marcello Messori.

Il governo greco guidato da Alexis Tsipras è da oggi nel pieno delle sue funzioni. «La rinegoziazione del debito greco con gli alleati è una nostra priorità. Siamo – ha detto Tsipras – per una soluzione percorribile, equa e a vantaggio di tutti». Una nuova gestione del debito, l’uscita dall’ossesione dell’austerità di questi anni, è la svolta politica che il nuovo governo greco chiede all’Europa. Ospite di Memos oggi è Marcello Messori, economista, con un’esperienza teorica e operativa nel campo dell’economia monetaria. Ha lavorato, una decina d’anni fa, alla Fondazione Di Vittorio. Da nove mesi è presidente delle Ferrovie dello Stato. Messori fa parte di un gruppo di lavoro che si è appena insediato a Palazzo Chigi, e presieduto dal sottosegretario Sandro Gozi, che si chiama “Gruppo di riflessione strategica sulle politiche e gli affari europei”. Il suo è un punto di vista destinato ad avere un’influenza sulle scelte del governo italiano. «Credo che la situazione greca – sostiene Messori – sia la cartina di tornasole dell’Europa. E’ evidente che l’economia greca non sarà in grado di restituire a condizioni date il proprio debito pubblico, perchè questo richiederebbe per circa una generazione il mantenimento di avanzi di bilancio consistenti. Non dobbiamo neanche drammatizzare la possibilità di una ristrutturazione del debito pubblico greco. Si tratterebbe della quarta volta. Ci sono già stati allungamenti delle scadenze e riduzione dei tassi sul debito pubblico greco negli ultimi. A mio avviso la ristrutturazione è necessaria».

27 gennaio 2015
 
27 gennaio, Giorno della Memoria. Le vittime, i carnefici. Intervista con Michele Battini e Simon Levis Sullman.

Settant’anni fa, il 27 gennaio, le truppe sovietiche entrano nel campo di sterminio di Auschwitz: è la fine della Shoah, lo sterminio nazista degli ebrei. Memos oggi ha ospitato Michele Battini, storico all’Università di Pisa, ex presidente tra il 2009 e il 2012 del Centro Interdipartimentale di Studi Ebraici nell’Università di Pisa. Battini ha fatto parte del Comitato Scientifico dell’Istituto Nazionale per la Storia della Resistenza “Ferruccio Parri” di Milano. «Parlare di memoria condivisa della Shoah in Italia – dice – mi sembra un concetto problematico. Esistono invece tante memorie, stratificate, che si riferiscono ad aree sociali, geografiche, generazionali». L’altro ospite di Memos è Simon Levis Sullman, storico all’Università Ca’ Foscari di Venezia. E’ il tema delle responsabilità nella Shoah quello che Levis Sullman racconta, in particolare la responsabilità degli italiani. “I carnefici italiani. Scene dal genocidio degli ebrei” (Feltrinelli, 2015) è il titolo di un suo ultimo libro in cui smonta il falso mito degli “italiani, brava gente”.

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