Memos
liguori
27 giugno 2017
“C’era un’alternativa al regalo di stato per Banca Intesa”. Intervista a Stefano Fassina sul crack delle banche venete

C’era un’alternativa al regalo del governo a Banca Intesa? Le banche venete (Veneto Banca e Popolare di Vicenza) potevano essere “salvate” prima e in un altro modo? Il governo ha deciso domenica scorsa per decreto di aiutare con oltre 5 miliardi di euro l’unico soggetto che si è offerto per rilevare le banche venete. Si tratta del gruppo Intesa San Paolo che si prenderà la parte ripulita dai crediti spazzatura delle due banche (cioè sportelli, asset vari e parte del personale) pagando la cifra simbolica di un euro. ..Come si è arrivati al crack delle due banche? C’entra la crisi finanziaria internazionale oppure il dissesto dei conti dipende dalla malagestione dei due istituti di credito? A Memos ne abbiamo parlato con Stefano Fassina, deputato di Sinistra italiana e consigliere comunale a Roma, ex viceministro dell’economia nel governo Letta, economista. «Il governo – sostiene Fassina – poteva entrare con un suo fondo nel capitale delle due banche e prendersi non solo le parti della “bad bank” (i crediti inesigibili o incagliati), ma anche gli asset redditizi e fare un’operazione che sarebbe potuta diventare vantaggiosa per i contribuenti. Invece, il governo ha scelto una strada che regala la parte migliore di quelle banche a Banca Intesa, ha scelto una strada che ancora una volta privilegia gli interessi forti di questo paese».

Twitter Email
Conduttori

Raffaele Liguori

In onda

da martedì a venerdì dalle 20.00 alle 20.30

Twitter Email
Conduttori

Raffaele Liguori

In onda

da martedì a venerdì dalle 20.00 alle 20.30

 
 
1
2
3
>
>>
GLI ULTIMI PODCAST
17 maggio 2019
 
Europa, elezioni 2019 (4)

Come sta la democrazia in Europa? Quarta e ultima puntata del nostro ciclo in vista delle elezioni europee del prossimo 26 maggio. Qual è stata la missione della democrazia europea? Da un lato assicurare la pratica delle libere elezioni (dopo gli anni bui dei fascismi e dei totalitarismi) e dall’altro offrire le garanzie del welfare e dei diritti connessi al lavoro, come tentativo di compensare alcuni effetti negativi del capitalismo. Ma questa missione sembra essersi dimezzata. La crisi economica di questo ultimo decennio ha scavato solchi profondi nel tessuto sociale dell’Europa: le disuguaglianze sono cresciute, il welfare ha fatto passi indietro per i tagli ai bilanci pubblici, il lavoro ha perso per strada diversi diritti. E’ rimasta in piedi solo la pratica delle elezioni e per questa ragione la missione della democrazia europea ha perso pezzi importanti. Memos ne ha parlato con lo storico Marcello Flores e con il politologo Yves Mény (“Popolo, ma non troppo”, Il Mulino, 2019).

16 maggio 2019
 
Memos di gio 16/05

Fascismi e populismi. Federico Finchelstein, storico argentino che insegna alla New School for Social Research di New York, ha studiato per vent’anni il fascismo e il populismo. Li ha osservati in tutte le loro manifestazioni geografiche, dall’America Latina all’Europa agli Stati Uniti. E nel tempo: dal Novecento agli anni Duemila. Qual è la relazione tra fascismi e populismi? Il professor Finchelstein sostiene che nel ‘900 il populismo ha rifiutato di vedere il fascismo come un alleato, mentre i populisti di oggi sono più vicini alle idee del fascismo. Memos ha ospitato il professor Finchelstein autore del libro “Dai fascismi ai populismi” (Donzelli, 2019). Per lo storico argentino c’è una lunga storia di reazione alla democrazia costituzionale e parlamentare, di cui il fascismo e il populismo sono due capitoli. «Il fascismo – sostiene Finkelstein – è una forma di dittatura, razzista, dove la violenza è un elemento centrale della sua concezione del potere. Il populismo – che emerge dopo il 1945 – è invece un processo di riformulazione storica dell’esperienza fascista in chiave democratica». In questi ultimi anni, se pensiamo alle esperienze di Trump negli Stati Uniti di Salvini in Europa e di Bolsonaro in Brasile, il populismo ha assunto una nuova forma. Ad esempio, racconta Finkelstein, «è tornato alla concezione del popolo che aveva il fascismo, il popolo come etnos. Questi populismi ritornano a certi elementi che sono centrali non al populismo ma al fascismo».

15 maggio 2019
 
Memos di mer 15/05

Riace, Domenico Lucano e il processo. Tra quattro settimane, l’11 giugno, a Locri si svolgerà la prima udienza del procedimento giudiziario contro l’ex sindaco di Riace, l’autore di una politica dell’accoglienza diventata un modello. Abuso d’ufficio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina sono i capi di imputazione. Lui, Lucano, da mesi gira l’Italia per perorare la sua causa – e quella di tantissimi altri – senza poter rimettere piede nella sua città. Memos oggi ha ospitato la giornalista Alessia Candito, per ripercorrere alcune tappe della vicenda giudiziaria; un sostenitore della causa di Lucano Maurizio Zavaglia; e il filosofo del diritto Mauro Barberis, per raccontare la posta in gioco nel processo in termini di principi e valori.

14 maggio 2019
 
Memos di mar 14/05

Torre Maura, Casal Bruciato. L’estrema destra neofascista dà voce al disagio delle periferie o le usa per le sue operazioni di propaganda “mediageniche? Ospite a Memos il sociologo Pietro Castelli Gattinara dell’università di Oslo che – insieme a due colleghi – ha scritto un documentato articolo sulla rivista online Il Mulino. Nel testo si decostruisce il luogo comune che descrive la destra neofascista come capace di interpretare il malessere sociale delle periferie. Ma non è così, dicono i tre ricercatori. Ospite di Memos anche David Bidussa, storico sociale delle idee, con cui – a partire da Casapound – abbiamo parlato del linguaggio del fascismo, del fascismo storico e di quanto ereditato fino ad oggi. Bidussa ha analizzato il linguaggio politico del fascismo e di Mussolini in un libro appena pubblicato “Benito Mussolini. Me ne frego” (Chiarelettere, 2019). Chiude la puntata il messaggio di Davide Mattiello, presidente della fondazione “Benvenuti in Italia” di Torino.

10 maggio 2019
 
Europa, elezioni 2019 (3)

Come sta la democrazia in Europa? Terza puntata del nostro ciclo in vista delle elezioni europee del prossimo 26 maggio. Se guardiamo all’Italia, ai fatti di questi giorni di Casal Bruciato, alla violenta aggressione dei rom, alla derisione delle vittime da parte di Salvini, se guardiamo a tutto questo dobbiamo concludere che la democrazia in Europa sta male. Occorrono riforme radicali. La sinistra è in grado di proporle? Memos ha ospitato Nadia Urbinati, docente di teoria politica alla Columbia University di New York. La professoressa Urbinati si occupa del pensiero democratico e liberale contemporaneo, delle teorie della sovranità e della rappresentanza politica. “Utopia Europa” è il titolo del suo ultimo libro (Castelvecchi, 2019). Ospite anche Colin Crouch, professore emerito all’Università di Warwick, in Gran Bretagna, ideatore all’inizio degli anni Duemila del concetto di post-democrazia. Ha pubblicato di recente “Identità perdute. Globalizzazione e nazionalismo” (Laterza, 2018).

09 maggio 2019
 
Memos di gio 09/05

Disinformazione elettorale. Quanto è diffusa la pratica delle fake news in campagna elettorale? Il leader del Pd Nicola Zingaretti ha denunciato una balla che sta circolando in rete da settimane: “il Pd, se vince le elezioni, chiederà una direttiva per ospitare 800 mila profughi libici”. Zingaretti si dice preoccupato: “la pratica delle fake news uccide la qualità della nostra democrazia”. Il leader del Pd esagera o le fake news sono un problema grave? Memos ha ospitato due studiosi: Sara Bentivegna, docente di sociologia della comunicazione all’Università La Sapienza di Roma, e Massimo Mantellini, pioniere dei blogger in Italia, studia e scrive di cultura digitale dalla metà degli anni ‘90. Di social network e politica ha parlato anche Giovanni Ziccardi, giurista informatico. Chiude la trasmissione con il suo messaggio Bruno Simili, vice-direttore della rivista Il Mulino.

08 maggio 2019
 
Memos di mer 08/05

Il modello Lombardia. Un’imprenditoria criminale che manovra la politica, a sua volta disposta a mettersi a libro paga delle aziende. Diverse decine di arresti, quasi un centinaio gli indagati. Mezza Forzitalia lombarda è finita sotto accusa, anche il presidente leghista Fontana raggiunto dallo schizzo di fango dell’abuso di ufficio. L’inchiesta della procura antimafia di Milano è iniziata da due imprenditori, vicini ad alcune famiglie della ‘ndrangheta al Nord. Memos ha analizzato l’inchiesta milanese con l’aiuto di Alberto Vannucci, docente di scienza politica all’Università di Pisa e uno dei principali studiosi italiani dei sistemi di corruzione e dell’anti-corruzione. «C’è una continuità di fondo, uno spaccato già visto chiamato corruzione sistemica, ma con un diverso equilibrio di poteri», dice il professor Vannucci dell’ultima inchiesta della procura di Milano. «I veri motori del sistema in questa vicenda – aggiunge Vannucci – sono gli imprenditori. Sono loro a mettere a libro paga l’esponente politico che a sua volta deve mettere a disposizione la sua rete relazionale. Il politico – conclude il professore dell’Università di Pisa – si fa faccendiere, riceve una sorta di retribuzione fissa, fornendo relazioni, contatti, informazioni». Chiude la puntata di oggi il messaggio di Dino Amenduni, docente di comunicazione politica.

07 maggio 2019
 
Memos di mar 07/05

Napoli, all’attacco della camorra. Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ha chiesto un cambio di strategia nella lotta contro la camorra: «è necessario passare da una strategia di contenimento ad una di vero e proprio attacco alla camorra. Bisogna entrare nei quartieri dove si verificano agguati, stese, tentativi di omicidi in forze, con perquisizioni a blocchi, negli edifici». Le parole del procuratore antimafia arrivano dopo l’ultimo agguato di camorra avvenuto a Napoli in pieno giorno e in mezzo ai passanti. Il killer, la vittima designata, la bimba di 4 anni ferita e tuttora in coma. La scena di un delitto drammaticamente già visto su cui oggi bisogna intervenire con “la scuola, il lavoro, contro le disuguaglianze incancrenite”, dice Andrea Morniroli ospite oggi a Memos. Morniroli si occupa di politiche di welfare locale, è socio della cooperativa sociale Dedalus, fa parte del Forum Disuguaglianze&Diversità. Con lui a Memos anche la professoressa Gabriella Gribaudi, storica all’Università Federico II di Napoli, studiosa della camorra. La puntata di oggi si chiude con il messaggio di Debora Migliucci, storica, direttrice dell’Archivio Lavoro della Cgil di Milano.

03 maggio 2019
 
Europa, elezioni 2019 (2)

Come sta la democrazia in Europa? Quarant’anni dopo le prime elezioni del 1979, finirà l’era del compromesso storico popolari-socialisti? Dieci anni di austerità, una crisi lacerante e una società sempre più diseguale, hanno fatto crescere le destre e i nazional-populismi. E’ in arrivo la riscossa delle sinistre? E i verdi, capitalizzeranno le piazze piene di questi mesi contro il cambiamento climatico? Sono alcune delle domande che Memos ha girato e girerà ai suoi ospiti in questo ciclo di trasmissioni che tutti i venerdì verranno dedicate all’Europa alla vigilia del voto del 26 maggio. Gli ospiti di stasera: Rosa Fioravante, studiosa delle ideologie della globalizzazione, filosofa, autrice di “La sinistra necessaria – Un dialogo fra generazioni” (Castelvecchi, 2017); e Alessandro Somma, giurista, insegna all’Università di Ferrara. L’ultimo suo libro “Sovranismi. Stato popolo e conflitto sociale” (Derive e Approdi, 2018).

02 maggio 2019
 
Memos di gio 02/05

Recinti rossi, crescono. Il governo Salvini-Di Maio, e i loro adepti a livello locale, scommettono sulla funzione pedagogica delle zone rosse. Delimitare, recintare, rinchiudere. La direttiva di Salvini ai prefetti del 17 aprile scorso è un insegnamento: “il buon vivere cittadino” – scrive il ministro nella direttiva – è possibile, basta alzare recinti attorno ai sospetti (siano essi balordi, migranti, etc.). La propaganda giallo-nera punta così a generare la speranza (ma è solo un’illusione) che una risposta ai “problemi della gente sulla sicurezza” sia sempre possibile. Una strada aperta, purtroppo, dai decreti Minniti-Orlando del governo Gentiloni. Memos ha ospitato il costituzionalista Andrea Pertici e lo storico Marcello Pezzetti. A loro Memos ha chiesto anche un’opinione sull’appello a difesa dell’insegnamento della storia nelle scuole lanciato nei giorni scorsi dalla senatrice a vita Liliana Segre, dallo storico Andrea Giardina e dallo scrittore Andrea Camilleri.

30 aprile 2019
 
Memos di mar 30/04

Il futuro del lavoro. Innovazione tecnologica e automazione: cosa succederà al lavoro? Una ricerca dell’Ocse sostiene che il 14%% dei lavori di oggi potrebbe essere completamente automatizzato, mentre il 32% potrebbe subire cambiamenti significativi. Memos ha ospitato Stefano Scarpetta, economista, direttore all’Ocse per l’occupazione e le politiche sociali; e Daniela Palma, economista e ricercatrice all’Enea. Chiude la puntata di oggi il messaggio di Davide Mattiello, presidente della Fondazione “Benvenuti in Italia”.

26 aprile 2019
 
Europa, elezioni 2019 (1)

Manca un mese alle elezioni europee del 26 maggio. Come sta la democrazia in Europa? Quarant’anni dopo le prime elezioni del 1979, finirà l’era del compromesso storico popolari-socialisti? Dieci anni di austerità, una crisi lacerante e una società sempre più diseguale, hanno fatto crescere le destre e i nazional-populismi. E’ in arrivo la riscossa delle sinistre? Non sembrerebbe, stando ai sondaggi. E i verdi, capitalizzeranno le piazze piene di questi mesi contro il cambiamento climatico? Ci sarà un “effetto Greta”? Sono alcune delle domande che Memos girerà ai suoi ospiti, tutti i venerdì da oggi e fino al 17 maggio. Si comincia stasera con Monica Frassoni, co-presidente del Partito Verde Europeo, è stata deputata al parlamento di Strasburgo per due legislature; e con Lorenzo Marsili, co-fondatore del movimento per la democrazia in Europa, DiEM 25, insieme a Yanis Varoufakis (l’ex ministro dell’economia greco). Nelle prossime settimane Memos ospiterà la filosofa Rosa Fioravante e il giurista Alessandro Somma, gli storici Adriana Castagnoli e Marcello Flores, i politologi Nadia Urbinati e Colin Crouch.

 
 
1
2
3
>
>>
podcast
Clicca sull’icona per sottoscrivere il servizio podcast Memos