Tra Buddha e Jimi Hendrix

In ricordo di Shane MacGowan, il santo bevitore dei Pogues

Notizia orribile. Saputo ora. Shane MacGowan ci ha lasciato. Avrebbe compiuto sessantasei anni il giorno di natale. A stroncarlo una rara forma di encefalite virale, un’infiammazione del cervello che ha avuto vita facile in un corpo distrutto dagli abusi e in sedia a rotelle da otto anni per una rovinosa caduta che gli ha fratturato il bacino.
Il frontman matto dei Pogues è uno di quei personaggi difficili da raccontare in poche righe. Parliamo di carne, sangue e whisky che si mescolano nella stessa tazza per la zuppa, un sogno alcolico vestito di poesia che incendia i cuori dei figli del pub da quasi quarant’anni.
Nasce il giorno di Natale del 1957 a Tunbridge Wells, in Inghilterra. I suoi genitori, fieramente Irish, sono lì in vacanza da alcuni parenti.
I Mac Gowan vivono in una fattoria della contea di Tipperary, in Irlanda, con Shane che cresce circondato da uno stuolo di parenti, come nella migliore tradizione contadina. Alcuni sono davvero bizzarri, come la zia Nora, la più religiosa della famiglia. La signora ha uno strano modo di insegnare il catechismo al nipote: gli fa bere birra e sigarette fino a stordirlo e poi lo indottrina con la religione. Per un periodo sarà quella la sacra triade del piccolo Shane: alcool, tabacco e fede, tant’è che valuta anche l’idea di farsi prete. Poi la fede verrà sostituita dalla musica.
Un altro personaggione da romanzo è il taciturno zio John, che dice solo “fuck” ed è solito portarsi quel nipotino al pub a bere con lui dopo il faticoso lavoro nei campi.
“Mi mettevano sul tavolo per cantare qualche canzone” ha ricordato Shane “avrò avuto tre, quattro anni. All’inizio ero intimidito ma poi cominciai a sentirmi a mio agio, e tutti mi dicevano che ero bravo. Si può dire che realizzai di essere un grande già in tenera età”.
Un grande tanto a cantare quanto a bere alcolici, visto che tracannare birra e poi whisky è un rito che inizia prima ancora di andare a scuola. E non è il solo fra i ragazzetti della zona. C’è un detto fra gli uomini di Tipperary che spiega meglio di mille discorsi come la si pensa sul dare alcolici ai bambini: “Beh, se gliene dai abbastanza quando sono giovani non esagereranno da grandi”.
Quando Shane compie sei anni, la famiglia si trasferisce a Londra e lui ne soffre tantissimo.
Nella capitale inglese cresce ribelle e confuso, come tutte le persone autentiche. E subisce episodi di bullismo, perché per certi beceri inglesotti gli irlandesi stanno una spanna sotto, sempre e comunque, soprattutto in quegli anni politicamente così tesi. Quell’odio, quasi razziale, ha un solo effetto sul giovane MacGowan: consolidare ancor più l’orgoglio di essere irlandese. Ma la vita è sempre complicata, i genitori a casa litigano, mamma soffre di depressione e lui fatica a ritagliarsi un proprio posto in quell’angolo di mondo bagnato dal Tamigi. Per consolarsi, oltre all’onnipresente alcool arrivano le pillole e i viaggi con gli acidi. Quando ci aggiunge anche gli psicofarmaci che rubacchia alla madre, Shane va fuori di testa e finisce in un centro di igiene mentale dove rimane quasi sei mesi.
Ripulito dalle psico-porcherie, ritorna in tempo per i Sex Pistols, che vede dal vivo nel 1976. Folgorato sulla via del punk, inizia a frequentare assiduamente la scena londinese. Piccolo particolare: ci ha dato un taglio con acidi e pillole ma continua a bere come una spugna.
Sempre in quell’anno, mentre assiste a un concerto dei Clash completamente ubriaco, cerca di baciare una ragazza che gli addenta l’orecchio con un morso. Il giovane MacGowan rotola a terra e inizia a perdere sangue. Un giornalista assiste all’accaduto e scatta una foto. Quell’immagine capeggerà sul giornale del giorno dopo sotto al titolo, inequivocabilmente punk: “Cannibalismo al concerto dei Clash”.
Ma non esistono solo le birre e i concerti. L’inquieto Shane è un tipo sensibile e complesso che ama la poesia, il disegno, le vite complesse degli underdogs, il tratteggiare gli aspetti più nascosti dell’esistenza. In quegli anni giovanili così veloci e tormentati non sta fermo un momento. Infatti, quando non viene azzannato dalle ragazze, lavora al Rocks Off, un celebre negozio di dischi sulla Hanwey Street, proprio a due passi del Virgin Megastore, cura una fanzine di sua creazione chiamata Bondage e milita nei Nipple Erectors – che più o meno vuol dire “inturgiditori di capezzoli” – un gruppo punk che forma con la bassista Shanne Bradley.
“Gli feci un’audizione nel mio monolocale sulla Stavordale Road. Stavo cercando un frontman” racconterà Shane anni dopo “Non appena entrò nella stanza iniziò a tuffarsi e rotolarsi sulle lenzuola di lino da quattro soldi, urlando come un pazzo: stava facendo una sua personale rivisitazione degli Stooges. Mi è bastato questo per capire che era la persona giusta”
Dopo l’uscita del primo singolo, King Of The Bop (1976), il gruppo cambia nome nel più accettabile The Nips e registra altri tre singoli.
La formazione è tutto fuorché stabile, per un periodo alla batteria siede anche Jon Moss, prima di accasarsi con i Culture Club e vendere milioni di copie insieme a Boy George.
I Nips smettono di suonare sotto questo nome alla fine del 1980; della loro gloriosa storia resta un album dal vivo, Only The End Of The Beginning, e l’orgoglio di aver aperto gli show di gruppi mitici quali Jam e Clash.
Nello stesso periodo in cui milita nei The Nips, Shane suona la chitarra anche in un altro gruppo punk, The Millwall Chainsaws, in cui si alterna alla voce con Peter Stacy, un tipo tosto originario di Eastbourne che tutti chiamano Spider. Altri musicisti che gravitano intorno alle due band in cui è impegnato MacGowan sono Jem Finer – un amico di Shane che suona banjo, mandolino, sassofono e ghironda – e l’aspirante scrittore Jamer Fearnley, che invece se la cava discretamente con chitarra, fisarmonica, pianoforte e mandolino. Poi c’è il percussionista Andrew Ranken, che abita vicino a Shane e anni dopo, si dice, vivrà una turbolenta relazione con una giovane e inquieta Courtney Love. Il basso invece lo imbraccia Cait O’Riordan, bionda diciassettenne irlandese, che incontra Shane al negozio di dischi dove lavora. È più o meno questa la formazione embrionale dei Pogues, perlomeno dal 1982, perché prima la line up cambia spesso, esattamente come il loro nome. Saranno prima i The New Republicans, poi i Pogue Mahone e solo alla fine arriverà il nome della leggenda: The Pogues.
Il loro stile? Una mescola di musica tradizionale irlandese, poesia, folk e rock n’roll, il tutto benedetto da un’attitudine punk ubriaca.
La prima canzone dei Pogues – Streams of Whisky – MacGowan la scrive dopo essersi sgolato una bottiglia di sidro nel suo appartamento a King’s Cross. Ne seguiranno tante altre, ispirate e bellissime. Come incredibili sono i loro concerti: allegri ma anche brutali, sudati e fradici di birra, conditi tanto dai baci sulla bocca quanto da risse, denti che saltano, balli selvaggi e abbracci fraterni. D’altronde di questo parlano molte delle canzoni del gruppo: della vita, delle sue amarezze, delle difficoltà da annegare nell’alcool, ma anche e soprattutto della luce che filtra dalle cicatrici. Non sorprende che Joe Strummer abbia definito MacGowan come “un poeta visionario, probabilmente il più raffinato scrittore di questo secolo”.
Shane rimane con la band dal 1982 al 1991, realizzando cinque dischi e due EP che vendono tantissimo, rivoluzionano il modo di approcciarsi al folk e trasformano i Pogues in un gruppo di culto assoluto.
Sono loro, per dire, insieme alla cantante Kristy Macall, a realizzare Fairytale in New York, una delle canzoni di natale più famose, amare e discusse della storia della musica. Il pezzo racconta la storia di un migrante irlandese chiuso in una cella di New York a seguito di una sbornia che inizia a sognare a occhi aperti la sua donna, con cui ha litigato proprio alla vigilia, per via dell’alcool e dei suoi problemi con la droga. Musicalmente la violenta lite dei due ex innamorati doveva essere un duetto tra Shane MacGowan e Cait O’Riordan ma la bassista lascia il gruppo nel 1986 per sposare Elvis Costello, che tra l’altro ha prodotto i due precedenti album della band prima di litigare con Shane ed essere allontanato. Steve Lillywhite, il produttore subentrato a Costello, chiede allora a sua moglie Kirsty MacColl di registrare una traccia vocale in modo da utilizzarla come linea guida per le prove. La voce della MacColl colpisce cosi tanto i Pogues che la vogliono in studio per cantare la versione definitiva della canzone. Il successo del tormentato brano è senza precedenti: Fairytale in New York diventa la canzone di maggior successo dei Pogues e trascina l’album “If I Should Fall from Grace with God” fino alla terza posizione della chart inglese e nella top ten in tanti altri paesi, inclusi gli Stati Uniti.
Il cuore, la passione, il raccontare la sofferenza e le difficoltà della vita senza piangersi addosso e risultando credibili sono sempre più la cifra stilistica dei Pogues, come quando reinterpretano a loro modo Dirty Old Town, il celebre brano datato 1949 del cantastorie inglese Ewan Macoll
“È una delle mia canzoni preferite da quando avevo 16 anni” mi racconta il musicista basco Tonino Carotone, uno che con Shane ha non poche cose in comune “si tratta di un pezzo triste, profondo e caldo che ti da forza, come sanno fare solo gli inni popolari”.
Il resto lo fa la leggenda di MacGowan, il poeta ubriaco che sul palco fa cose pazze, ha perso i denti davanti chissà come, vive una vita sull’orlo del baratro ma è capace di spremersi l’anima davanti al pubblico fino a far gocciolare l’ultima emozione.
Ironico, confuso, passionale e brutalmente onesto.
“Un’adorabile testa matta a cui si finisce per perdonare tutto, o quasi”. È così che lo descrive la giovane scrittrice Victoria Mary Clarke in una lunga serie di interviste che poi finiscono nel libro A Drink with Shane McGowan (edito in Italia dagli amici di Tsunami). Incontri attraversati dal dardo di Cupido, visto che i due si mettono insieme e, dopo molti anni di convivenza, convoleranno a nozze.
I giorni di Shane con i The Pogues terminano nel novembre 1991 durante un tour in Giappone. La motivazione? MacGowan è ingestibile: ogni notte si temono disastri, ritardi, la paura che non riesca a raggiungere il palco è una costante, senza scordare le rovinose cadute, le liti da ubriaco, i denti in bocca sempre di meno e i chili intorno alla vita sempre di più. La verità è che Shane sta male, soffre un esaurimento nervoso dietro l’altro, patisce nel passare oltre trecento giorni in tour per cavalcare l’onda lunga della fama e, soprattutto, mal digerisce il successo di Fairytale in New York, che ha trasformato i Pogues proprio in quello che la band all’inizio non voleva essere: il tipico gruppo rock commerciale.
Quel pomeriggio in Giappone i compagni lo convocano in una stanza del Pan Pacific Hotel di Yokohama, dove sono alloggiati. La sera stessa devono esibirsi al Womad, il festival itinerante organizzato da Peter Gabriel.
“Tutto bene?” esordisce Shane appena mette piede nella stanza. Nessuno risponde. I suoi capelli sono sporchi, la barba sfatta, il viso pallido, per nulla illuminato dal bavaglino di collane, perline e talismani appeso al collo. Anche il suo odore non è dei migliori, d’altronde indossa la stessa t-shirt nera da due settimane.
Non si scompone quando gli viene comunicato che lo vogliono tutti fuori dalla band.
“’Siete stati tutti molto pazienti con me’” ci disse. Poi esplose a ridere, lasciando che l’aria passasse nei buchi dove una volta c’erano i suoi denti, e concluse: ‘Come mai ci avete messo così tanto?’” racconta James Fearnley nel suo libro “Here Comes Everybody”.
Dopo l’uscita dal gruppo, seppur intraprendendo un percorso professionale frammentario e accidentato, MacGowan realizza cose pregevoli, spendendosi in duetti e featuring vari – memorabile la versione di What A Wonderful World realizzata insieme a Nick Cave – ma faticando a portare avanti progetti più lunghi e articolati. Tra visioni abbozzate e collaborazioni, arriva un disco solista nel 1994 – The Snake, dove appare crocifisso in copertina – e una nuova band per accompagnarlo, che ironicamente chiama The Popes. Disco ispirato e sottovaluto, tra l’altro, con l’amico Johnny Depp a suonare la chitarra in That Woman’s Got Me Drinking, secondo singolo estratto dalla raccolta.
Tre anni dopo arriva un nuovo album con i The Popes, The Crock of Gold, poi basta. All’alcol si è aggiunta l’eroina a inibire vita e creatività di Shane: impensabile realizzare nuove canzoni o, ancor peggio, cantarle su un palco.
Nel 2001, l’amica di una vita Sinead O’ Connor arriva a denunciarlo alla polizia inglese per possesso di eroina nella speranza che l’arresto possa salvarlo dal baratro in cui è precipitato. Qualche anno dopo, passata tanto la scimmia quanto l’incazzatura, Shane la ringrazierà pubblicamente.
Disintossicato dall’eroina ma non dall’alcol, eccolo tornare sul palco con i Pogues nel 2001 per una serie di concerti, che si ripeteranno abbastanza fedelmente negli anni fino al 2014, regalando, ai tanti che se l’erano persa, l’esperienza di vedere il gruppo dal vivo.
Anche alla voce “dentatura” le cose sono migliorate. Dopo anni da sdentato – l’ultimo dei suoi denti naturali era caduto nel 2008, stroncato dalla solitudine – nel 2015 Shane si è finalmente fatto rimettere in sesto la bocca, sottoponendosi a una procedura di nove ore, con otto impianti in titanio incastonati nelle mascelle più un dente d’oro, quest’ultimo inserito per puro sfizio. La procedura è stata oggetto di un programma televisivo intitolato Shane MacGowan: A Wreck Reborn.
Ma la notizia più ghiotta, dal mondo del figlio ubriaco d’Irlanda, è arrivata qualche mese dopo, proprio all’inizio della pandemia da Coronavirus, un annuncio che quasi nessuno si aspettava: Shane si sarebbe messo al lavoro su un nuovo disco d’inediti con la band dei Cronin, dei fratelli Mick e Johnny Cronin.
E intanto è uscito Crock of Gold: a Few Rounds with Shane MacGowan, il tanto atteso documentario prodotto da Johnny Depp. Uscito nel dicembre 2020 per la regia di Julian Temple, il film è un commovente quanto esilarante ritratto dove il leader dei Pogues emerge in tutta la sua autentica quanto imperfetta bellezza.
È quasi come se ci fosse qualcosa di profetico nella carriera di MacGowan. All’inizio di “Crock of Gold”, infatti, Shane candidamente racconta di essere assolutamente certo che il Padreterno l’abbia scelto da bambino per salvare il folk irlandese. E quando una voce fuori campo gli chiede perché mai l’avrebbe fatto, eccolo confezionare una risposta che sono certo diventerà una maglietta assai venduta nei tanti shop per turisti da Dublino a Galway: “Perché Dio è irlandese”.
E invece non arriverà più alcun disco, libro o show. Shane è salpato per il paradiso dei poeti, dei figli di Dio nati senza pelle, dei peccatori dal cuore grande.
Caro Shane, ti onoreremo col vino. Con la poesia.
Emozioni crude e vita.
Bicchieri rotti e risa.
Imperfezioni incoronate nella terra dei giusti,
Ciao meraviglioso pazzo scatenato irlandese…

  • Federico Traversa

    Genova 1975, si occupa da anni di musica e questioni spirituali. Ha scritto libri e collaborato con molti volti noti della controcultura – Tonino Carotone, Africa Unite, Manu Chao, Ky-Many Marley – senza mai tralasciare le tematiche di quelli che stanno laggiù in fondo alla fila. La sua svolta come uomo e come scrittore è avvenuta grazie all'incontro con il noto prete genovese Don Andrea Gallo, con cui ha firmato due libri di successo. È autore inoltre autore di “Intervista col Buddha”, un manuale (semi) serio sul raggiungimento della serenità mentale grazie all’applicazione psicologica del messaggio primitivo del Buddha. Saltuariamente collabora con la rivista Classic Rock Italia e dal 2017 conduce, sulle frequenze di Radio Popolare Network (insieme a Episch Porzioni), la fortunata trasmissione “Rock is Dead”, da cui è stato tratto l’omonimo libro.

ALTRO DAL BLOGVedi tutti
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli

Adesso in diretta

  • Ascolta la diretta

Ultimo giornale Radio

  • PlayStop

    Giornale Radio sabato 29/11 19:30

    Le notizie. I protagonisti. Le opinioni. Le analisi. Tutto questo nelle tre edizioni principali del notiziario di Radio Popolare, al mattino, a metà giornata e alla sera.

    Giornale Radio - 29-11-2025

Ultimo giornale Radio in breve

  • PlayStop

    Gr in breve sabato 29/11 17:29

    Edizione breve del notiziario di Radio Popolare. Le notizie. I protagonisti. Le opinioni. Le analisi.

    Giornale Radio in breve - 29-11-2025

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di venerdì 28/11/2025

    La rassegna stampa di Popolare Network non si limita ad una carrellata sulle prime pagine dei principali quotidiani italiani: entra in profondità, scova notizie curiose, evidenzia punti di vista differenti e scopre strane analogie tra giornali che dovrebbero pensarla diversamente.

    Rassegna stampa - 28-11-2025

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di venerdì 28/11/2025 delle 19:49

    Metroregione è il notiziario regionale di Radio Popolare. Racconta le notizie che arrivano dal territorio della Lombardia, con particolare attenzione ai fatti che riguardano la politica locale, le lotte sindacali e le questioni che riguardano i nuovi cittadini. Da Milano agli altri capoluoghi di provincia lombardi, senza dimenticare i comuni più piccoli, da dove possono arrivare storie esemplificative dei cambiamenti della nostra società.

    Metroregione - 28-11-2025

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Senti un po’ di sabato 29/11/2025

    Senti un po’ è un programma della redazione musicale di Radio Popolare, curata e condotta da Niccolò Vecchia, che da vent’anni si occupa di novità musicali su queste frequenze. Ospiti, interviste, minilive, ma anche tanta tanta musica nuova. 50 minuti (circa…) con cui orientarsi tra le ultime uscite italiane e internazionali. Da ascoltare anche in Podcast (e su Spotify con le playlist della settimana). Senti un po’. Una trasmissione di Niccolò Vecchia In onda il sabato dalle 18.30 alle 19.30.

    Senti un po’ - 29-11-2025

  • PlayStop

    Stay human di sabato 29/11/2025

    Ogni sabato, dalle 17.35 alle 18.30, musica, libri e spettacoli che ci aiutano a 'restare umani'. Guida spirituale della trasmissione: Fela.

    Stay human - 29-11-2025

  • PlayStop

    Gli speciali di sabato 29/11/2025 - ore 17:00

    I reportage e le inchieste di Radio Popolare Il lavoro degli inviati, corrispondenti e redattori di Radio Popolare e Popolare Network sulla società, la politica, gli avvenimenti internazionali, la cultura, la musica.

    Gli speciali - 29-11-2025

  • PlayStop

    Radiografia Nera di sabato 29/11/2025

    Radiografia Nera è il programma che racconta le storie di cronaca e banditi che, dal dopoguerra in poi, hanno reso Milano la Chicago d'Italia. Condotto da Matteo Liuzzi e Tommaso Bertelli per la regia di Francesco Tragni.

    Radiografia Nera - 29-11-2025

  • PlayStop

    Psicoradio di sabato 29/11/2025

    Psicoradio, avviata nel 2006 dalla collaborazione tra il Dipartimento di Salute Mentale di Bologna e Arte e Salute Onlus, è una testata radiofonica dedicata alla salute mentale. Include un corso triennale per utenti psichiatrici, guidato dalla prof. Cristina Lasagni, e una programmazione che esplora temi psicologici attraverso vari registri: poetico, informativo, ironico e autobiografico. Psicoradio ha realizzato oltre 220 trasmissioni nazionali, campagne di sensibilizzazione e convegni su temi di salute mentale.

    Psicoradio - 29-11-2025

  • PlayStop

    Highlights di sabato 29/11/2025

    L'età dell'oro del tennis italiano dopo la vittoria della terza Coppa Davis di fila, un'impresa che mancava da più di 50 anni. Ospite della puntata Emanuele Atturo, caporedattore della rivista online di sport L'Ultimo uomo e voce del podcast sul tennis Quiet please.

    Highlights - 29-11-2025

  • PlayStop

    Rotoclassica di sabato 29/11/2025

    Benvenuti a Rotoclassica, programma di attualità e di informazione dedicato alla musica classica, che nasce nel 1983 alla fine di una storia della musica iniziata nel lontano 1976, subito dopo la nascita della Radio. Notizie, personaggi, concerti, anniversari, eventi, dischi, libri, film ed altro ancora che danno vita all’universo musicale classico e contemporaneo, dal centro della galassia sino alle sue estreme periferie, con una rinnovata attenzione anche per il dietro le quinte. Ideata da Claudio Ricordi, impaginata e condotta dallo stesso Ricordi e da Carlo Centemeri, si avvale del prezioso contributo di Carlo Lanfossi, Francesca Mulas, Luca Chierici, Margherita Colombo e Emanuele Ferrari che formano attualmente la redazione di musica classica di Radio Popolare. Della storica redazione hanno fatto parte anche Ettore Napoli, Marco Ravasini, Pierfranco Vitale, Luca Gorla, Giulia Calenda, Sebastiano Cognolato, Vittorio Bianchi, Giovanni Chiodi, Michele Coralli, Roberto Festa, Francesco Rossi, Antonio Polignano. Siamo da sempre felici di accogliere qualsiasi tipo di critica, contributo o suggerimento dagli ascoltatori della radio, incluse segnalazioni di notizie, concerti e iniziative.

    Rotoclassica - 29-11-2025

  • PlayStop

    Chassis di sabato 29/11/2025

    "Chassis - Il contenitore di pellicole di Radio Popolare" è un programma radiofonico in onda dal 2002, dedicato al cinema. Ogni sabato offre un'ora di interviste con registi, attori, autori, e critici, alternando parole e musica per evocare emozioni e riflessioni cinematografiche. Include notizie sulle uscite settimanali, cronache dai festival e novità editoriali. La puntata si conclude con una canzone tratta da colonne sonore. In onda ogni sabato dalle 14:00 alle 15:00.

    Chassis - 29-11-2025

  • PlayStop

    I girasoli di sabato 29/11/2025

    “I Girasoli” è la trasmissione di Radio Popolare dedicata all'arte e alla fotografia, condotta da Tiziana Ricci. Ogni sabato alle 13.15, il programma esplora eventi culturali, offre interviste ai protagonisti dell'arte, e fornisce approfondimenti sui critici e sui giovani talenti. L’obiettivo è rendere accessibile il significato delle opere e valutare la qualità culturale degli eventi, contrastando il proliferare di iniziative di scarso valore e valutando le polemiche sulla politica culturale.

    I girasoli - 29-11-2025

  • PlayStop

    Il Verziere di Leonardo di sabato 29/11/2025

    Il Verziere di Leonardo è un racconto del cibo a partire dal territorio fino alle situazioni globali, va in onda tutti i sabati dalle 12 alle 13. Parliamo di agricoltura e surriscaldamento della Terra, di coltivazioni di prossimità, e tendenze globali. Raccontiamo il paesaggio rurale con le sue opere idrauliche, l’agricoltura sociale e la cooperazione internazionale. Ci soffermiamo anche sulla storia delle produzioni agroalimentari. A cura di Fabio Fimiani

    Il Verziere di Leonardo - 29-11-2025

  • PlayStop

    Good Times di sabato 29/11/2025

    Good Times è il trampolino per tuffarsi in bello stile nel weekend. Visioni, letture, palchi, percorsi, incontri, esperienze, attività. Gli appuntamenti fissati dal calendario, ma anche le occasioni offerte dall’ozio. Un dispenser di proposte e suggestioni per vivere al meglio il proprio tempo libero. Tutti i sabati, dalle 11.30 alle 12, Good Times è il nostro viaggio nelle proposte del fine settimana. E insieme il nostro augurio per trascorrere giorni belli e momenti felici. Elena Mordiglia e Matteo Villaci si alternano nella conduzione.

    Good Times - 29-11-2025

  • PlayStop

    Terzo tempo di sabato 29/11/2025

    Nel rugby il terzo tempo è il dopo partita, quando gli animi si rilassano, si beve e si mangia insieme: questo è lo spirito con cui nasce questa trasmissione, che potrebbe essere definita una sorta di “spin off” di Esteri – in onda tutte le sere dal lunedì al venerdì dalle 19 alle 19:30 – oppure, prendendo in prestito la metafora sportiva, un “terzo tempo” di Esteri. Sarà una mezz’ora più rilassata rispetto all’appuntamento quotidiano, ricca di storie e racconti, ma anche di musica. A cura di Martina Stefanoni

    Terzo tempo – il settimanale di Esteri - 29-11-2025

Adesso in diretta