Il bilancio delle vittime della strage del Constellation a Crans Montana, in Svizzera, si è fermato al momento a 40 vittime, alcune ancora senza nome; si sta procedendo al riconoscimento con il dna dei parenti. Tra i 119 feriti, 50 trasferiti o in via di trasferimento nei centri grandi ustionati di diversi Paesi europei, sono invece 6 quelli ancora non identificati. E su di loro si concentrano le speranze di molti genitori che non hanno più notizie dei loro figli che si trovavano nel locale La Constellation: tra cui 5 ragazzi e una ragazza italiani, tutti hanno 16 anni e sono studenti delle superiori di Milano, Bologna, Roma e Genova. Tra questi, c’è il compagno di scuola e amico di uno dei tre feriti arrivati finora all’ospedale Niguarda di Milano, che si chiama Manfredi Marcucci; è stato raccolto dal padre Umberto fuori dal locale verso le 2 di notte di Capodanno. Ecco il suo racconto.
Crans Montana è una località di villeggiatura esclusiva della Svizzera, tra sci d’inverso e golf d’estate, da oggi è anche il luogo di una delle più gravi tragedie della storia elvetica. Abbiamo raggiunto l’inviato di Fan Page sul posto, Simone Giancristofaro, che ci ha raccontato del cordoglio del giorno dopo.
Nel pomeriggio le autorità elvetiche hanno comunicato l’avvio di una inchiesta giudiziaria. La procuratrice generale del canton Vallese, Beatrice Pilloud, ha confermato che tutto lascia pensare che il fuoco sia effettivamente partito da bengala o candele scintillanti messe sulle bottiglie dei festeggiamenti, che hanno dato fuoco agli addobbi posti sul soffitto, come si vede dai video postati dai superstiti della tragedia. Le indagini si concentreranno sui lavori di ristrutturazione recenti del locale, compresi i dispositivi di sicurezza, materiali, le dotazioni e le uscite di sicurezza, oltre alla capienza del locale. I due titolari del locale, una coppia francese che possiede altri ristoranti nella zona e che era presente nel locale la notte di Capodanno, è già stata interrogata e ha dichiarato di aver avuto diverse ispezioni di controllo in questi anni. Resta l’evidenza della facilità con cui ha preso fuoco il soffitto e la impossibilità per molte delle vittime di trovare una via di fuga libera. Se il tutto fosse a norma o meno lo dirà l’inchiesta.


