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L’uccisione di Ali Larijani: quali sono gli obiettivi di Netanyahu

17 marzo 2026|Michele Migone
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Ali Larijani
L’uccisione di Ali Larijani, l’uomo forte di Teheran, e di Gholamreza Soleimani, il capo della milizia paramilitare Basij, è un duro doppio colpo per il regime iraniano. Benjiamin Netanyhau ha spiegato con chiarezza il senso dell’operazione condotta questa notte dagli aerei israeliani: ”Stiamo aiutando i nostri amici americani nel Golfo e stiamo indebolendo questo regime nella speranza di dare al popolo iraniano la possibilità di rovesciarlo.” In questa frase possiamo individuare due obiettivi espliciti e uno più difficile da decifrare. Il primo è l’eliminazione della figura di maggior peso politico a Teheran. Larijani era stato indicato da Ali Khamanei come l’uomo che avrebbe dovuto prendere in mano le redini del regime se lui fosse stato ucciso. Da sempre nelle stanze del potere della Repubblica islamica, un pragmatico, Larijani era l’uomo in grado di mantenere gli equilibri tra l’ala militare, i riformisti e i clerici. Ci sarà un suo successore, ma la sua scomparsa porterà, comunque, una fase di assestamento dentro il regime. Il secondo obiettivo è legato a una possibile rivolta della popolazione. Ali Larijani, insieme a Soleimani, era stato anche uno degli artefici della brutale repressione contro i manifestanti dello scorso gennaio. La loro uccisione è un invito alla sollevazione che Netanyahu ha rivolto agli iraniani. Difficile, però, che venga raccolto con manifestazioni nelle prossime notti. L’apparato repressivo è sempre molto forte. Il terzo obiettivo di Netanyahu riguarda la durata e la natura della guerra. Hatef Salehi, analista politico iraniano conservatore vicino al governo, ha scritto sui social media che l’uccisione di Larijani “ridurrà le possibilità di trovare una soluzione politica a basso costo per porre fine alla guerra”. Secondo altri analisti, gli equilibri a Teheran, si spostano più verso i militari, che vogliono continuare con il conflitto. Trump, impantanato nel Golfo e a Washington sottoposto a sempre maggiori pressioni del partito dei contrari alla guerra, ora, sempre di più, non ha molte scelte se non continuarla.
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