Migliaia di giovani a Milano contro le guerre e contro il lavoro precario e sottopagato

Avevano promesso un’utopia collettiva, e a suon di tecno, dalla più hard a quella più trance, la parola è stata mantenuta. 18 camion di collettivi e centri sociali più uno spezzone iniziale dei sindacati di base. La May Day Street Parade quest’anno ha messo sugli striscioni le facce di chi scatena la guerra. Trump e Netanyahu che stringono un pianeta che va a fuoco, o sempre loro due che lo incatenano. Oltre al lavoro: precario e sottopagato. A Milano migliaia di giovani nel giorno della festa di lavoratrici e lavoratori hanno deciso di ballare anche quest’anno. Perché Milano, la città dove uno stipendio non sempre basta per vivere, è anche la loro. Una festa partita da piazzale Loreto e arrivata fino alla periferia sud di Milano, senza entrare nel centro, dove secondo le persone che hanno ballato tutto il giorno altri potenti stanno rendendo Milano sempre più esclusiva. Qualcuno balla perché il lavoro non c’è, o se c’è è pagato troppo poco, oppure ancora perché spesso è pericoloso, se non mortale. E chi non era in strada a ballare, agitava le braccia dalle finestre. Oppure passando per caso, diceva di essere rimasto stupito per un corteo così bello.
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