Dentro al “sistema Cinturrino”. Quali sono le 43 accuse ai poliziotti di Rogoredo

Delle nuove carte della Procura di Milano sull’omicidio di Abderrahim Mansouri emerge un contesto fatto di pestaggi, racket, falsi verbali, ricatti. Un sistema che i pm per il momento retrodatano al 2024, ma potrebbe essere solo l’inizio di una storia più grande. I pubblici ministeri descrivono una sorta di guerra tra clan per il controllo del territorio, dove uno dei clan rivali ha cercato con la violenza di eliminare l’altro. Con un particolare: il clan che voleva fare fuori l’altro era composto da un gruppo di poliziotti del commissariato Mecenate capeggiati dall’assistente capo Carmelo Cinturrino.
“Qua comando io, non i Mansouri”, urlava Cinturrino in faccia a uno degli spacciatori di Rogoredo a settembre 2025 dopo averlo spruzzato con dello spray urticante. Minaccia che serviva a farsi dire dove fossero nascosti i soldi e la droga gestita dai Mansouri. Il sistema funzionava così: pestaggi per farsi dare soldi e droga dei Mansouri, verbali falsi per ricattare i piccoli spacciatori, violenza contro i tossicodipendenti e per tenerli buoni la cessione di eroina e cocaina. Tutte circostanze raccontate da otto testimoni che gli investigatori ritengono attendibili. Cinturrino voleva i soldi dei Mansouri e forse qualcosa di più.
Gli investigatori hanno diverse piste da seguire che portano al commissariato Mecenate ma anche ad alcuni spacciatori italiani del quartiere Corvetto che secondi alcuni testimoni avrebbero goduto della protezione “di un poliziotto, Carmelo”. Gli abusi di potere sarebbero stati perpetrati insieme ad altri poliziotti già identificati (sono sei gli altri agenti indagati), ma anche non ancora identificati: significa che potrebbe allargarsi ad altri poliziotti l’inchiesta. I metodi spicci – violenza e minacce – non sarebbero serviti solo per fare arresti e indagini, ma per entrare in modo illegale nella gestione dello spaccio tra Rogoredo e Corvetto.
Gli episodi fin qui accertati sono diversi: percosse con martello sulla schiena, sul capo e su una gamba di due piccoli spacciatori del boschetto tra ottobre 2025 e gennaio 2026; cessione di cocaina da Cinturrino a tossicodipendenti identificati come vicini ai Mansouri, sempre tra ottobre 2025 e gennaio 2026; dicembre 2025, scrivono i pm, dopo una perquisizione Cinturrino in concorso con un altro agente non identificato costringevano il perquisito a dargli la somma di 135 euro. Giugno 2024: 130 euro. Gennaio 2026: 800 euro. E ancora: 10 giugno 2025, compilazione di un falso verbale, primo luglio 2025 sequestro illegale di un telefono cellulare, e poi innumerevoli casi di pestaggi, fin dentro al commissariato Mecenate. Qui l’accusa è di sequestro di persona, oltre che di violenza e percosse ai danni di uno spacciatore: 8 dicembre 2025.
Gli altri poliziotti al momento coinvolti sono indagati anche per fatti commessi non insieme a Cinturrino. A dicembre 2025 L.R. e G.R. minacciavano uno spacciatore di colpirlo con “mazzate” per mandarlo all’ospedale se non avesse rivelato dove fossero imboscati soldi e droga di Mansouri. “Si procuravano così un ingiusto profitto” scrivono i pm. Non un caso singolo, come si legge dalle carte. Le indagini stanno allargando il cerchio delle complicità attorno a Cinturrino. “Non è finita qui” dice l’avvocata della famiglia Mansouri, Debora Piazza.
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