Con Vannacci, la destra è sempre più filo russa

La dichiarazione di Roberto Vannacci a commento del drone russo finito contro un palazzo in Romania è la fotocopia di quanto dichiarato dal presidente russo Putin.
Come Putin, Vannacci ha messo in dubbio che il drone fosse russo e ha ipotizzato che si possa essere trattato invece di un drone ucraino. Non sorprende la coincidenza. Casomai la cosa interessante è che Vannacci abbia parlato prima di Putin. La guerra ibrida è fatta anche di questi contenuti. Gettare fumo, far leva sull’assenza di prove certe, avvelenare i pozzi con ipotesi che non possono essere verificate per nascondere le proprie responsabilità. Negazione plausibile, in termini tecnici. Vannacci sta agendo per terremotare il quadro politico italiano, a cominciare dalla destra ma non solo. E’ l’uomo che spinge i limiti sempre un po’ più in là. Politica estera compresa naturalmente. Uno stress test continuo in un quadro politico già fragile di suo, già diviso, già preda di molte ambiguità. Salvini fino a ieri è stato l’alfiere del partito filo russo, a destra. Lo è ancora ma adesso ha un concorrente più determinato, perché ha le mani libere. E ieri Salvini ha taciuto. Non ha aperto bocca.
Una posizione che accomuna Salvini e Vannacci è il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. Il drone russo è finito su un palazzo in Romania nel momento in cui a Bruxelles hanno rilanciato il dossier dell’adesione di Kiev nell’Unione. E nel momento in cui Putin ha minacciato un altro Paese ex sovietico, l’Armenia, di guardarsi bene dal portare avanti il progetto di avvicinamento all’Unione Europea.
Meloni ha espresso immediata vicinanza alla Romania e condanna nei confronti di Mosca. Ma queste posizioni diverse a destra inevitabilmente la mettono in difficoltà.
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