Operai indiani sfruttati e minacciati per costruire il nuovo consolato degli Stati Uniti a Milano

Operai edili sfruttati, reclutati nel paese d’origine per lavorare in condizioni di semi-schiavitù nel cantiere del nuovo consolato statunitense di piazzale Accursio. La procura di Milano ha messo sotto indagine la divisione italiana dell’azienda Caddel Construction e il caposquadra riferimento del distaccamento milanese per caporalato.
Il fascicolo è in mano ai pm Paolo Storari e Mauro Clerici che hanno chiesto anche il controllo giudiziario dell’azienda. A denunciare il sistema di sfruttamento sono stati gli stessi operai, tutti di origine indiana. Nelle 103 pagine di ordinanza c’è qualcosa di già visto e sentito: un mediatore indiano che reclutava i lavoratori, li portava sul posto sottoponendoli a turni inumani, tratteneva una parte dello stipendio per vitto e alloggio e li minacciava di licenziamento per tenerli buoni. Non siamo nelle campagne dell’Agro Pontino, ma quasi in pieno centro a Milano, in uno dei cantieri principali della città.
La dinamica ricorda proprio quella cui sono sottoposti i braccianti. L’impresa edile statunitense reclutava i lavoratori attraverso una società con sede a Nuova Delhi che chiedeva loro un pizzo per lavorare di circa 6mila euro, costringendoli a firmare documenti in inglese, lingua che loro non comprendevano. Tutto andava sulla fiducia, poi la sorpresa arrivati a Milano. Qui venivano sfruttati approfittando del loro stato di necessità e minacciando il rimpatrio. In 35 hanno denunciato di lavorare 6 giorni su sette, fino a 10 ore, per stipendi tra gli 800 e i 1500 euro, dove però circa la metà venivano restituiti per pasti e alloggio, che venivano pagati in contanti a un referente indiano. Le paghe reali erano tra 1,50 e due euro l’ora.
Per ristrutturare, Caddel ha incassato oltre 200 milioni di dollari, impiegando fino a 500 lavoratori, il termine previsto nel 2025 posticipato di 3 anni. L’area, del Demanio, era stata acquisita nel 2008 dagli Usa per il nuovo consolato. Quando i carabinieri sono andati in cantiere per raccogliere le testimonianze, i responsabili della ditta hanno provato a fare resistenza. Lo sfruttamento di lavoratori in stato di bisogno rappresenta la manifestazione patologica più grave delle moderne condizioni di lavoro, conclude la procura. Tutto alla luce del sole della città più ricca d’Italia.
L’inchiesta conferma quanto sia diffuso nei cantieri edili di Milano lo sfruttamento dei lavoratori, in maggioranza stranieri. “Milano è diventata la capitale del caporalato”, ci ha detto Riccardo Piacentini, segretario generale della Fillea Cgil di Milano.
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